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In questi giorni gironzolando per Via Asiago (sede di RadioRai), ci si inbatte in gruppi di impiegati che diligentemente, in mandria, si muovono verso stanze misteriose. E’ impossibile non notarli ed è altrettanto impossibile non chiedersi che cosa vadano a fare.
Dopo qualche timidezza, ho chiesto, e la risposta che mi è stata data mi ha lasciato perplesso e con più dubbi di prima: “Andiamo a sentire la musica…”
Che cosa voleva dire?
Quali nuove risorse si era inventata la Rai, in uno dei suoi periodi più bui e anticulturali?
Quali strane vicende si nascondevano dietro a questo epico migrare?
Naturalmente non sono riuscito a dimenticare l’avvenimento e sono partito alla ricerca di una spiegazione plausibile o almeno qualcosa che giustificasse questo esodo biblico.
Ho scoperto dopo poco tempo che quello che le voci che avevo raccolto aveva un fondamento di realtà, in effetti i sagaci dirigenti che si occupano della playlist di Radio 2, hanno deciso di fare un sondaggio tra i dipendenti della radio per stabilire l’indirizzo della musica d’ascolto da direzionare sulla rete (radio 2).
Chiunque sappia che cosa è la statistica, sa che una delle caratteristiche fondamentali perché i risultati siano affidabili e che il campione a cui ci si rivolge sia studiato con efficienza ed attenzione, ora mi chiedo che sorta di campione sia il gruppo dei dipendenti della radiofonia e su quale criterio sia stato scelto.
Domande troppo difficili per quelli che hanno deciso di uniformare i brani che vanno in onda su Radio 2 a quelli di qualunque radio commerciale non troppo giovanilistica, con il risultato evidente di far perdere carattere e peculiarità a Radio Rai e al suo sound.
Non può essere un caso che i programmi che vanno meglio nell’intera programmazione della rete, sono quelli che della Playlist se ne fregano o la usano come pretesto comico (vedi “il ruggito del coniglio”, che non perde occasione per ridicolizzare i brani che è costretto a trasmettere).
Credo che presto sarà necessario fare un discorso approfondito, sull’uso e l’abuso della playlist e mi riservo di affrontare presto l’argomento, ma intanto mi sento di dare un consiglio ai responsabili: Ricordate il senso storico-culturale delle reti che rappresentate e dimenticate le vostre antiche aspirazioni da DJ, magari riuscirete a fare una radio migliore e capace di rappresentare meglio quel servizio pubblico che è nelle sue caratteristiche potenziali (servizio pubblico significa sevizio per il pubblico non contro il pubblico).
P.S. Cari dirigenti e direttori editoriali, non sarebbe il caso di valutare con maggiore attenzione quello che siete riusciti a fare di Radio 2, con un’analisi realistica e meno arrogante del solito, visto che qualunque rilevazione vi da in un clamoroso calo d’ascolto e di gradimento (i discorsi su Fiorello li lasciamo a parte visto che sono stati ampiamente trattati), e poi che senso ha pensare che la musica debba essere trasmessa secondo un “gusto di Stato” che per altro nessuno vi ha autorizzato ad esercitare? Mi aspetto delle risposte, magari aggressive (si può scrivere al sito e qualunque replica verrà pubblicata) , ma il silenzio colpevole, non credo che porti a nulla.
Francesco Anzalone
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