Clicca
qui per stampare questo articolo
|
13 giugno 2011
Il primo trimestre 2011 del mercato
pubblicitario radiofonico (84,5 mln di euro) è in calo
del 5% rispetto allo stesso periodo 2010. I primi quattro
mesi dell'anno (114,4 mln di euro) determinano una maggiore
contrazione: meno 7%. Il 2010 era stato un anno di ripresa
rispetto al 2009, anzi la radio si distingueva rispetto agli
altri mezzi tradizionali per un aumento degli investimenti
pubblicitari, a fronte di crolli come quelli della carta stampata.
"La contrazione mi era stata confermata da Roberta Lai,
AD di Radio 24, che avevo brevemente incontrato alla Fiera
del libro di Torino", osserva l'amico Andrea Lawendel,
giornalista e blogger che in un interessante post ha affrontato
l'argomento rilevandone la connessione con le arcinote problematiche
della società Audiradio, da troppo tempo in una condizione
di sostanziale impasse che impedisce la raccolta e la pubblicazione
di dati indispensabili per chi la pubblicità la deve
pianificare.
"E' un mercato piccolo quello che sostiene in Italia
il mondo della radio commerciale, in termini relativi e anche
assoluti se si pensa che altrove gli spot radiofonici tendono
ad avere un pricing unitario molto maggiore. C'è quindi
un insieme di cause strutturali alla base di questa preoccupante
contrazione. Perché preoccupante? Perché un
settore radiofonico più povero non investirà
in qualità dei programmi e non affronterà il
discorso dell'evoluzione tecnologica, della radiofonia digitale
e via Internet", osserva Lawendel. "Ma c'è
anche una causa contingente e dal mio punto di vista inspiegabile:
da un paio d'anni la radiofonia italiana non offre agli investitori
pubblicitari una misurazione attendibile dell'ascolto dei
vari network e stazioni regionali/locali. Chi vuole fare pubblicità
sul mezzo radiofonico deve farlo perché ci crede, o
affidandosi a dati "ufficiali" vecchi e contraddittori,
o a misurazioni parziali che non tutti gli editori riconoscono.
Tutto è dovuto alla situazione di stallo all'interno
di Audiradio, che con tutti i suoi difetti in termini metodologici
aveva almeno il vantaggio di una certa collegialità.
Il consenso è andato a scatafascio quando Audiradio
ha cercato lo scorso anno di introdurre nuove modalità
di rilevamento dell'audience. Metodi e risultati non sono
piaciuti a una parte dei soci e si sono create due fazioni
contrapposte che tengono in scacco la situazione.
Come scriveva a marzo il Corriere della Sera, citato in questo
articolo de Il Post: «[sono] due i blocchi che si fronteggiano
e che non consentono di trovare una maggioranza all’interno
del Cda: da una parte i canali di Stato, le radio del gruppo
Espresso (Deejay, Capital, M2O), Radio 24 del Sole 24 Ore
e R101 che fa capo a Mondadori. Dall’altra gli altri
grandi network come Rtl, Rds, il gruppo Finelco (105, Monte
Carlo, Virgin) e Kiss Kiss e Radio Italia che, per superare
l’impasse, hanno chiesto di tornare alle interviste
telefoniche.»
Come dimostra il caso dell'americana Arbitron, che ha rivoluzionato
il suo sistema di rilevamento dell'audience negli USA con
l'adozione di strumenti di misura ad alta tecnologia (o comunque
più alta dei tradizionali diari o delle telefonate
a campione), un percorso alternativo è possibile, anche
se inizialmente può avere effetti devastanti su quelle
che sono le percezioni convenzionali, le rendite di posizione
dell'ascolto. In molti mercati metropolitani USA, il Personal
meter di Arbitron ha stravolto completamente classifiche date
per scontate da anni".
"Con Audiradio bloccata - continua il giornalista - anche
in Italia c'è chi cerca una soluzione tecnologica per
uscire dallo stallo. Il caso più discusso in questi
mesi è stato quello di EMM di GFK Eurisko, un meter
personale in grado di analizzare le tracce audio delle emittenti
ascoltate e classificare le stazioni ascoltate. Ma non tutti
concordano sull'efficacia di questo strumento, che a differenza
del Personal meter effettua il riconoscimento dei flussi audio
normali, senza che su questi flussi (come invece accade nella
tecnologia Arbitron) siano sovrapposti dei marcatori non udibili
che facilitano l'identificazione. Ovviamente le stazioni radio
devono dare il loro consenso per trasmettere questi marcatori
e il sistema di rilevamento diventa più complicato
perché prima bisogna mettere tutti d'accordo. Tra i
protagonisti del settore, Finelco controlla un istituto, NCP
Ricerche, che viene utilizzato per rilevamenti interni, ma
viene ovviamente considerato di parte.
A quanto è dato di sapere, anche Audiradio punta a
un grande ritorno nel 2012, con l'adozione di un sistema di
rilevamento tecnologico di cui però non si conoscono
dettagli (con segnali di marcatura? senza?). L'unica via d'uscita
praticabile sembra passare per Audiradio, la sola istituzione
che può puntare a un ampio riconoscimento da parte
degli operatori del mercato, siano essi editori o investitori
pubblicitari. Ma bisogna fare presto.
Nel frattempo, proprio dal fronte Arbitron arrivano i primi
dettagli del progetto "Leapfrog", che dovrebbe potenziare
ulteriormente la capacità di rilevamento dell'audience
radiofonica USA attraverso un approccio ibrido che mescola
strumenti tradizionali come i diari e le nuove tecnologie,
non necessariamente limitate ai meter. Qualche settimana fa
Brad Feldhaus di Arbitron ha tenuto un seminario Web per parlare
di Leapfrog, un sistema che dovrebbe andare a coprire le necessità
di rilevamento nei mercati attualmente non serviti dal Personal
People Meter". "E' un progetto molto interessante
- commenta Lawendel - che forse varrebbe la pena studiare
anche qui in Italia perché riprende il concetto del
diario dell'ascoltatore immergendolo in un contesto in cui
i formulari cartacei sono sostituiti da applicazioni Web e
per smartphone.
La registrazione elettronica dei dati garantirebbe vantaggi
come una maggiore ampiezza dei campioni (per un rilevamento
più fine) e una maggiore precisione e ricchezza delle
informazioni raccolte, ma Arbitron sta ancora studiando come
calcolare le differenze che emergono, vuoi rispetto ai dati
generati dai diari tradizionali, vuoi a sistemi passivi e
di lungo termine come il meter. Si tratta in ogni caso di
esperimenti che dimostrano come la misurazione dell'audience
non deve cambiare in modo radicale, senza per questo rinunciare
all'uso di tecnologie più moderne. Se anche noi abbiamo
a cuore l'economia della radio dovremmo smetterla con i litigi
tra galletti (sempre più magri) del pollaio e metterci
piuttosto a ragionare su come farli ingrassare".
(newslinet.it)
|