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16 giugno 2011
Tre soci della società
Audiradio (Finelco, RDS e RTL 102,5) non approvano motivatamente
il controverso bilancio 2010 e imputano alla RAI la causa
del congelamento dei dati che sta compromettendo la raccolta
pubblicitaria nazionale ed areale.
Il responsabile dello stallo in cui si dibatte da un anno
la società di rilevazione dell’audience radiofonica,
bloccata a causa delle persistenti e ostili indecisioni a
riguardo dei metodi di rilevazione degli ascolti e dell'elaborazione
dei dati, sarebbe, secondo i tre importanti gruppi radiofonici
italiani, la RAI.
Le ragioni di tale considerazione, palesate dai presidenti
delle rispettive emittenti sul quotidiano Italia Oggi del
2 giugno, sembrano indirizzarsi verso un unico perché:
RAI insiste nel non aderire alla proposta salvifica dell'Utenti
Pubblicità associati (UPA) e di Assocomunicazione di
consegnare le ricerche Cati e Panel Diari ai soci che, utilizzandole,
potrebbero approvare con fondamento il bilancio 2010 della
società giustificando i milioni di euro spesi (che
diversamente non troverebbero ragione).
Il blocco all'impiego dei costosi risultati dell'indagine
condotta sarebbe da ricondurre all'esercizio del diritto di
veto da parte della RAI, che, in qualità di maggior
azionista di Audiradio, eserciterebbe tale facoltà
da mesi, impedendo - secondo la prospettazione dei citati
soci - qualsiasi iniziativa volta a riavviare l’attività
della società per la misurazione dell'ascolto radio.
La consegna e la pubblicazione dell’indagine Cati 2010
è, quindi, ostacolata dalla posizione negativa di RAI,
che soffrirebbe solo in parte dei disagi commerciali ed economici
delle emittenti private, godendo del sovvenzionamento garantito
dal canone. “E’ chiaro, quindi, che Rai sta danneggiando
i suoi concorrenti, sfruttando la posizione di chi non assume
il rischio di mercato”, afferma Alberto Hazan, presidente
di Finelco, nell’intervista di Italia Oggi.
Una sorta di concorrenza sleale giustificata dalla posizione
di maggioranza all’interno della società. Ma
l’incidenza e il peso dell’ente pubblico su Audiradio
può inficiare la volontà degli altri soci e,
soprattutto, pregiudicare un possibile recupero della situazione?
La questione è già sotto gli occhi di Agcom
e Antitrust, che sarebbero dell’avviso della necessità
di una corporate governance pulita dai cosiddetti "diritti
speciali" che comprimono il naturale esprimersi della
volontà maggioritaria e l’interesse della società
a riattivarsi nel mercato. Il rischio della liquidazione e
quindi della chiusura della società è pressoché
tangibile: “Ovvio che se dovesse chiudere Audiradio,
tutto andrebbe a vantaggio della carta stampata”, afferma
il presidente di Rtl 102,5 Lorenzo Suraci, nel medesimo articolo.
“Certo, se Audiradio dovesse andare in liquidazione
sarebbe un disastro. Nessuna radio, da sola, potrebbe commissionare
una ricerca di milioni di euro”, gli fa eco Alessandro
Buda, direttore generale di Rds advertising e presidente di
Fcp-Assoradio. Ergo, atteggiamento pilatesco della Rai; catastrofe
per Audiradio; effetti negativi per i soci e per le radio
nazionali, nonché per le centinaia di emittenti locali
che necessitano di un’attiva indagine sugli ascolti.
I dati di ascolto sono una risorsa preziosa, quale strumento
di relazione con i clienti e con il mercato, frutto di un
metodo di rilevazione condiviso e solido: Audiradio deve ripartire
e lo deve fare attraverso una volontà comune e condivisa.
Ora la parola fine dell'inquietante vicenda potrebbe essere
spesa nel c.d.a. di metà giugno, consesso nel quale
sono riposte le speranze di tutti gli operatori di una composizione
che possa far ripartire la radiofonia italiana.
(newslinet.it)
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