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12 aprile 2011
Hanno scardinato le
regole della radio, rivitalizzandola e dando voce al cazzeggio
e alla totale improvvisazione: negli ultimi 40 anni in molti
hanno cercato di imitare la follia e le trovate di Renzo Arbore
e Gianni Boncompagni, inventori e mattatori di Alto Gradimento.
Ma forse finora nessuno è riuscito nella difficile
impresa. E forse pochi sanno che a ispirare Alto Gradimento
fu un film americano del 1941: Hellzapoppin’, che faceva
largo uso di non-sense e situazioni assurde, tanto da rendere
l’espressione Hellzapoppin’ proverbiale.
A rivelarlo all’ANSA è Arbore: “In Alto
gradimento c’era un tipo di avanguardia e di ‘umorismo
crazy’ mutuati in realtà da Helzapoppin, un film
che prendeva in giro il cinema. Siamo partiti da lì,
anche se non abbiamo copiato. E’ stato però di
ispirazione”, dice Renzo, che aggiunge: “Sotto
sotto c’era anche la protesta contro l’impegno
degli anni Settanta, che ci ossessionava. Erano gli anni della
sinistra più a sinistra della sinistra. Non si rideva
più, la risata era criminalizzata. Proponemmo un programma
intitolato Musica e puttanate. Naturalmente fu bocciato”.
Nacque così Alto Gradimento. “Oggi manca una
trasmissione di vero cazzeggio - dice Arbore, noi abbiamo
inventato un prototipo, quello di due personaggi che con l’aiuto
di bravissimi collaboratori, da Bracardi a Marenco, si divertivano
a fare un programma di scatenata fantasia”.
Negli oltre 10 anni di vita del programma, hanno inventato
“un centinaio di personaggi, voci registrate da altri
programmi, intromissioni, effetti sonori, tormentoni e jingle.
Tutto ciò - spiega Arbore - che potesse esprimere la
radio, che era ingessata, un sottoprodotto della tv, sembrava
fosse superata dai tempi, così ancorata al copione,
alle voci educate di annunciatori e annunciatrici, a regole,
che abbiamo scardinato”.
Per Arbore, Alto Gradimento “oggi è un prototipo
che esiste in tutte le radio. Abbiamo inventato la ‘radio
improvvisata’. Boncompagni diceva ‘gli americani
improvvisano’, io mi sono fidato di lui. Abbiamo travasato
in radio e nella tv l’improvvisazione jazzistica. Non
scrivevamo una riga, affidandoci all’umore, alla fantasia,
senza filo, a ruota libera. Abbiamo inventato il jazz della
parola, avendo un background di cultura, goliardia, umorismo
d’avanguardia”.
“Eravamo gli autori di noi stessi - aggiunge Boncompagni
- così come Bracardi e Marenco”. Ma il programma
(di cui sono rimasti solo “alcuni reperti perché
non sono stati conservati i nastri, che noi consegnavamo alla
Siae invece del copione”, dice Arbore) si potrebbe replicare
oggi? “Bisognerebbe avere energia, incoscienza, entusiasmo.
E non rifarlo com’era, ma attualizzarlo”, risponde
Arbore.
I loro eredi? Forse Piero Chiambretti, come dice il direttore
di Radio2 Flavio Mucciante? “Un po’ sì,
lui discende da quella scuola lì”, risponde Arbore,
che pensa anche a Elio delle Storie Tese. Anche se a suo avviso
“i più vicini sono Lillo e Greg. Anche loro sono
appassionati di musica e hanno i tormentoni, il gusto dei
personaggi falliti, dei collegamenti fasulli, tutta la tematica
di Alto gradimento, che agiva nei sotterranei della radio,
ribaltando l’ufficialità”.
Boncompagni invece fa il nome di Fiorello, “anche se
ha un altro tipo di cifra umoristica, ma è molto bravo,
anche lui improvvisa”. Su Lillo e Greg invece non concorda
con il collega. E aggiunge: “La radio non ha più
lo smalto che aveva una volta”. “Ora quasi tutti,
anche i grossi talenti, dicono di discendere da Alto Gradimento
- afferma Arbore - ma non lo dicono pubblicamente. L’importante
è che lo dicano a me.
I più generosi sono quelli della Gialappàs”.
“Abbiamo razzolato in tutti i tipi di umorismo - continua
Arbore -, da quello iperreale a quello istintivo di Bracardi,
con Patroclo, le urla, le pernacchie, fino ai versi di Scarpantibus,
gli interventi del fascista Catenacci, del maestro Torvajanica,
studioso di musica folclorica, del dottor Marsala, funzionario
Rai abbrutito dalla routine. O Li Pecuri, un contadino che
voleva indietro le sue pecore fuggite per fare l’Intervallo,
e la Sgarrambona: follia pura”.
E chi non ricorda le voci manipolate da Tribuna elettorale
per commentare notizie fasulle?. “Il massimo della volgarità
era la pernacchia - precisa Arbore - Abbiamo sempre voluto
salvaguardare il gusto. E’ meglio il non detto che il
detto, è la mia teoria”. “Abbiamo dato
alla radio una bella bottarella”, aggiunge Boncompagni,
che non vede la tv e non ascolta la radio: “E’
tutto omologato, standardizzato, noiosissimo”.
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