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9 febbraio 2011
Sta perarrivare in
Italia un sistema automatico e diretto per sequestrare siti
esteri, di qualsiasi tipo: da Wikileaks a giornali online
stranieri; da blog a video amatoriali. E' quanto sostiene
una campagna che partirà oggi pomeriggio, firmata da
numerose associazioni e inviata in forma di lettera aperta
indirizzata al Parlamento. Nel mirino c'è una delibera
Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) sul diritto
d'autore e ora in consultazione pubblica. Prende forma quindi
un allarme che già era nell'aria 1: cioè che
quella delibera potrebbe trasformarsi in uno strumento di
censura di siti stranieri.
Ne sono convinti gli aderenti alla campagna, che con iniziative
e spot su vari media: Adiconsum, Agorà Digitale di
Marco Cappato (Radicali), Altroconsumo, Assonet-Confesercenti,
Assoprovider-Confcommercio. Un sito web 2 consentirà
chiunque di aderire alla campagna e di seguirne gli sviluppi.
La lettera parla di rischio che nasca un "un sistema
di controllo e censura pervasivo". E denuncia come "anticostituzionale"
la delibera. Che adesso è in consultazione pubblica
e sulla quale in meno di un mese la stessa Agcom - sentiti
i pareri - dovrà prendere una decisione.
"Il motivo di questo allarme si
scopre tra le righe della delibera Agcom", spiega Fulvio
Sarzana, avvocato esperto di internet e tra i promotori della
campagna. "Si legge che Agcom si riserva il diritto di
sequestrare (cioè di impedirvi l'accesso agli utenti
italiani) siti prevalentemente adibiti alla violazione del
copyright o i cui server sono posti all'estero. Come si vede,
con quella congiunzione "o" si apre un mondo".
"Qualunque cosa connessa al diritto d'autore e posta
all'estero può finire nel mirino dell'Authority, che
deciderebbe il sequestro in autonomia, senza passare dall'autorità
giudiziaria. E' una cosa inaudita nei Paesi democratici. Ed
è incostituzionale", aggiunge Sarzana. "Addirittura
si legge in delibera che nelle intenzioni dell'Authority questo
sistema di sequestro dovrebbe diventare automatico".
Che cosa potrebbe succedere? "YouTube,
che ha server in Irlanda, diventa irraggiungibile dall'Italia
per un singolo video pirata", dice per esempio Sarzana,
secondo cui inoltre la tutela del copyright potrebbe essere
il pretesto per sequestrare siti o blog con contenuti sgraditi
a qualcuno. "Nella trappola potrebbe capitare anche Wikileaks.
Basta che qualcuno affermi che uno di quei documenti riservati
viola il diritto d'autore e verrebbe sequestrato l'intero
sito. Quando il server è all'estero, infatti, non si
possono colpire i singoli file o pagine incriminate".
Certo, i membri dell'Authority hanno ribadito che quella delibera
serve solo a tutelare il diritto d'autore. "ma non conta
quello che dicono a voce, bensì ciò che c'è
scritto. E quello che c'è scritto dà gli strumenti
per censurare siti e contenuti posti all'estero", continua
Sarzana.
"Per scongiurare che tutto ciò
avvenga in modo silenzioso, ci appelliamo all'Autorità
per le Garanzie nelle Comunicazioni affinché effettui
una moratoria sulla nuova regolamentazione sul diritto d'autore",
si legge nella lettera. "Temiamo che i compiti che la
regolamentazione affiderebbe all'Autorità Garante assumeranno
dimensioni difficilmente gestibili dalla stessa Autorità
e porteranno presto ad una congestione a cui seguirà
probabilmente approssimazione o mera discrezionalità".
I firmatari chiedono infine che sia il Parlamento, e non l'Authority,
a partorire una nuova legge sul diritto d'autore.
"In questo modo si otterrà
il risultato di ridare al Parlamento il ruolo di interlocutore
privilegiato con la società civile, e di rispettare
il principio di separazione dei poteri dello Stato".
A chiedere all'Authority l'inedito compito di fare una legge
sul diritto d'autore è stato il decreto Romani (di
Paolo Romani, attuale ministro dello Sviluppo Economico).
Che sia stata una forzatura lo sa bene però anche l'Agcom,
che infatti in questo stesso contesto ha chiesto appunto al
Parlamento 3 e al Governo di occuparsi di una revisione delle
leggi sul diritto d'autore. Come a dire: noi lo facciamo perché
ce l'ha imposto un decreto; ma anche noi sappiamo bene che
questo dovrebbe essere compito di altre istituzioni.
(la repubblica.it)
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