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7 marzo 2011
I Modà ed Emma sul palco del
Festival di Sanremo È ancora scontro tra Radio Rai
e i network privati. Mentre non si riesce a raggiungere un
accordo per la ripartenza dell'Audiradio (la rilevazione dell'ascolto
radiofonico) con le parti e gli interessi ancora molto lontani
(le nuove rilevazioni hanno subito ancora un rimando, si parla
della fine dell'anno), ora la polemica si sposta su Sanremo.
Radio Rai non trasmette Emma e i Modà, secondi classificati
al recente Festival e di fatto vincitori morali. Il motivo
ufficiale è che il brano non è in linea con
la corrente programmazione, ma non del tutto estranei dovrebbero
essere i motivi concorrenziali.
I Modà incidono per la Ultrasuoni, la nuova casa discografica
fondata da Rds, Rtl e Radio Italia, tre potenti network radiofonici
ora attivi anche nella discografia.
Associazioni discografiche, altre etichette e la stessa Agm,
l'agenzia della libera concorrenza e del mercato, si sono
già schierate a favore della Rai, visto che le tre
emittenti diffonderebbero in maniera esagerata la band da
loro prodotta. In effetti siamo in pieno conflitto di interessi,
addirittura con una distorsione nei confronti del mercato,
che nulla ha a che vedere con la censura o con la considerazione
del prodotto.
È un fatto che i network radiofonici giocano sempre
più un ruolo da padroni nella musica, anche piuttosto
arrogantemente, prima con la Siae, poi con la Rai, ora anche
con gli artisti. È curioso notare come in tv, che in
teoria dovrebbe avere un peso maggiore, l'accordo aziendale
si raggiunge con una certa facilità. Non ultima la
partecipazione di Luca e Paolo, targati Mediaset, al Festival
che ne ha fatto dei divi poi restituiti al Biscione.
In radio invece tutto ciò sembra impossibile. La Rai
ha avuto per un buon quarantennio la Fonit Cetra come consociata
e soprattutto come braccio discografico, con un risvolto di
polemiche a non finire. La rilevanza della Fonit Cetra nel
mondo discografico era veramente irrisoria, come pure la sua
influenza: qualche sigla, sottofondi e rari artisti nelle
principali manifestazioni musicali televisive.
Gli artisti della consociata erano spesso visti come raccomandati,
in virtù di agevolazioni realmente trascurabili. Stupisce
che, a distanza di anni, lo stesso meccanismo tanto contestato,
venga riproposto, con differente peso, da quell'emittenza
privata che si dichiarava danneggiata da un simile metodo.
I network continuano a trascurare non solo il repertorio legato
al Festival di Sanremo, ma in generale tutto il catalogo italiano.
A ciò si aggiunga che non si tratta di valutazioni
artistiche (i conduttori non scelgono più da anni i
brani che trasmettono) bensì unicamente commerciali.
Comprensibili le ragioni legate al marketing, molto meno quelle
di certi artisti, i quali da una parte sbandierano l'autonomia
e l'indipendenza creativa, dall'altra non esitano a firmare
lucrosi contratti con chi offre maggiori garanzie di illuminazione
promozionale.
Stupisce ancor di più che simili scelte provengano
da artisti frutto del vivaio della discografia indipendente,
che in questo modo vede vanificati i suoi sforzi nella continua
lotta per ritagliarsi spazi. Un altro duro colpo alla credibilità
e alla trasparenza degli artisti italiani. Il settore radiofonico
- nel 2010 una raccolta pubblicitaria di 400 milioni di euro
con una crescita del 7,7% - deve essere difeso e valorizzato
valorizzato e non affossato da continue e inutile beghe.
(iltempo)
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