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10 aprile 2010
Il
panorama radiofonico statunitense sta cambiando molto velocemente.
Secondo le più recenti rilevazioni di Bridge Ratings,
l’utenza delle tradizionali radio via etere sta progressivamente
diminuendo, sostituendo l’FM con l’alternativa,
per certi versi, più versatile, del web.
Infatti, stando a quanto riscontrato dalla società
statunitense, teenager e giovani fino a 24 anni preferiscono
le stazioni web radio sia in streaming, sia Internet only
(le stazioni che non hanno simulcasting via etere).
Si parla di circa 60 milioni di utenti, 38 dei quali sarebbero
concentrati su stazioni radio nate e sviluppatesi esclusivamente
su Internet.
Quanto all’ascolto rimane molto consistente –
circa 18 ore alla settimana – e fa presumere che entro
i prossimi 5 anni lo scenario radiofonico made in Usa potrebbe
subire enormi cambiamenti, sempre e comunque web-oriented.
I maggiori responsabili della diminuzione di appeal delle
radio via etere sono sempre cellulari e smartphone, la cui
incontrastabile diffusione, soprattutto tra i più giovani,
ha permesso di aumentare vertiginosamente la popolarità
dei prodotti editoriali di qualità sul web (tra questi
non solo web radio, ma anche web tv).
Dal punto di vista degli editori, però, continua a
crescere la possibilità di raggiungere anche quell’utenza
lontana dai bacini di servizio dei propri diffusori (Internet,
infatti, ti raggiunge più o meno ovunque tu sia, a
condizione di avere un accesso alla rete), che va quindi ad
integrare il numero complessivo di ascoltatori, aumentando
il potenziale sul quale diffondere i propri messaggi.
E non si tratta più semplicemente di un’opportunità,
ma di una strategia imprenditoriale indispensabile, senza
la quale non è possibile affrontare l’avvento
delle nuove tecnologie non in FM; senza la quale non si farà
altro che ridurre progressivamente il numero dei propri ascoltatori,
perché incapaci di offrire l’alternativa più
diffusa su smartphone e cellulari di nuova generazione.
Ma, del resto, l’ascoltatore rimane tale sia che intercetti
la stazione da una piattaforma tradizionale, piuttosto che
da quella eventualmente più evoluta (un iPhone, per
esempio).
È possibile che qualcuno stia sottovalutando l’ascoltatore
“ più evoluto”? Forse sì, ma i dati
made in USA parlano chiaro e, prima o poi, riguarderanno anche
il nostro panorama nazionale.
(newslinet.it)
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