Clicca
qui per stampare questo articolo
|
25 novembre 2010
Dovrebbe essere sfoltito,
rispetto all’ipotesi iniziale, il testo del regolamento
per le web tv e le web radio all’esame dell’Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni.
Secondo quanto si apprende, la nuova disciplina attuativa
del decreto Romani sui servizi media audiovisivi, che ha suscitato
proteste sul web e in Parlamento, non dovrebbe riguardare
le piccole realtà di Internet, ma solo le emittenti
che svolgono un’attività in qualche modo paragonabile
con quella delle altre piattaforme.
l’AgCom ha aggiornato al 25 novembre la discussione
sulle regole e gli obblighi “per ulteriori approfondimenti
e riflessioni, anche alla luce della delicatezza della questione”.
I nuovi relatori, a seguito della scelta del consigliere Nicola
D’Angelo di dimettersi da relatore per protesta, sono
Stefano Mannoni e Sebastiano Sortino. In discussione, oltre
al regolamento per le web tv e radio lineari, cioé
con palinsesto, sul quale sarebbe già stato trovato
un accordo, c’é il regolamento per le web tv
e radio non lineari, cioé basate sull’on demand.
Su queste ultime sarebbe apparso necessario un ulteriore approfondimento
per individuare criteri in grado di distinguere le attività
di puro hosting dalle altre. All’esame anche il lancio
di una consultazione pubblica per il presidio del diritto
d’autore, al fine di individuare i meccanismi che consentano
di intervenire in via amministrativa contro le violazioni.
Tra le norme allo studio dell’AgCom, che la prossima
settimana dovrebbe prendere una decisione, l’obbligo
di una dichiarazione di inizio attività con un costo
di autorizzazione pari a 750 euro per web radio e pari a 1.500
euro per le web tv lineari.
Il regolamento contiene anche misure a tutela dei minori e
del diritto d’autore, come previsto dalla normativa
europea. Le indiscrezioni hanno scatenato una protesta sul
web, ma anche in Parlamento, con Antonio Di Pietro che ha
parlato di bavaglio alle emittenti del web. “Non c’é
nessuna intenzione repressiva della libertà del web
- afferma il relatore Stefano Mannoni -, ma semplicemente
la volontà di stabilire regole chiare e di proteggere
il diritto d’autore. Nessuno può pensare che
anarchia sia libertà, soprattutto quando passa attraverso
lo sfruttamento dei diritti altrui”.
(ANSA)
|