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21 aprile 2010
Switch-off radiofonico
in Gran Bretagna nel 2015, con obbligo per network e radio
regionali di lasciare l'FM alle radio "ultra-locali",
adottando una controversa tecnologia monoformato (DAB "europeo",
operante in VHF III, come in Italia del resto).
Una decisione che agli osservatori qualificati ed agli esperti
del settore è parsa avventata e che, con ogni probabilità,
non troverà adesione in nessun'altra parte d'Europa.
Sebbene la volontà britannica vada adeguatamente contestualizzata,
per esempio considerando che il governo locale si era esposto
verso l'obsoleto formato Eureka 147 in maniera così
massiccia da rendere impensabile una retromarcia (ancorché
davanti ai disastrosi rendiconti degli operatori), sono ancora
troppi i nodi da sciogliere in un programma di spegnimento
dell'analogico che pare un diktat più che la logica
conclusione di un processo tecno-sociale.
Le spine che rischiano di far sanguinare l'antico mezzo di
informazione nella fase del traghettamento tecnologico sembrano
veramente troppe: dall'elevatissimo numero di apparati tradizionali
ancora in commercio (nonostante oltremanica la vendita di
radio con ricevitore DAB-T incorporato non abbia certo registrato
i numeri irrisori degli altri paesi), all'evidente disinteresse
della popolazione per il medium numerico via etere; dalla
scarsa qualità d'ascolto indoor del DAB-T (lontana
dalla FM evoluta) che, utilizzando la banda III VHF impone
nei casi di maggior distanza dai trasmettitori l'utilizzo
di un'antenna esterna (come per la tv) - con conseguente cablatura
della casa (tanto varrebbe allora utilizzare le Internet radio...)
- alla chiusura di promettenti formati digitali alternativi
(addirittura nel testo normativo non si fa riferimento alla
radio via web, cioè lo standard che sta riscuotendo
il maggior successo al mondo!).
Rimane poi il dubbio amletico: l'utilizzo dell'FM abbandonata,
posto che del maiale radioelettrico non si butta via niente.
Che farne se non destinarla all'HD Radio, al DRM o comunque
alla radio digitale in modulazione di frequenza?
E allora torniamo al punto di partenza: non sarebbe stato
meglio ipotizzare un simulcasting analogico/digitale in modulazione
di frequenza quando fattori tecnologici e politici lo avessero
consentito?.
Si chiedono in molti: perché così tanta fretta
nel voler abbandonare l'FM? Per capire, nel merito, come possa
il Regno Unito essere arrivato ad approvare un provvedimento
che ai più appare un vero e proprio omicidio volontario
della radiofonia e che proprio per ciò, per molti altri,
sarà presto oggetto di revisione normativa, attingiamo,
come sempre, da Radio Passioni di Andrea Lawendel.
(newslinet.it)
"Dunque è arrivato il 9 aprile il Royal Assent
al controverso Digital Economy Bill. In un clima ormai pre-elettorale,
con l'aiuto dell'opposizione conservatrice, il governo di
Gordon Brown ha fatto passare una legge che oltre a far passare
severe norme contro la pirateria su Internet spiana il terreno
normativo alla decisione di spegnere la radio analogica britannica,
almeno quella dei network nazionali e regionali, addirittura
nel 2015. Lasciando a quanto sembra di capire spazio solo
alle emittenti ultra-locali, che potranno continuare a utilizzare
l'FM (e forse le onde medie). Su un iter di approvazione così
affrettato, come se su questa legge Gordon Brown si giocasse
le speranze di rielezione, si leggono in queste ore molte
critiche sulla stampa britannica. Mentre Frontier Silicon,
principale fornitore di componentistica DAB, esprime - comprensibilmente
- una grande soddisfazione. Difficile condensare qui il dibattito
attualmente in corso, mi limito a inserire due commenti di
ElectronicsWeekly, dove tra l'altro si cita il documento 'Digital
Switchover of Television and Radio in the United Kingdom'
fatto circolare alla House of Lords. Un testo pieno di sensate
obiezioni, dove si legge tra l'altro che tutto sommato sulla
radio analogica esiste, da parte degli ascoltatori, un forte
grado di soddisfazione: "From the perspective of the
general public, the case for switchover to digital radio is
much less clear than for television. Although there are problems
of reception quality in some areas, there is a high degree
of listener satisfaction with the FM and AM services currently
available. There is no polling evidence on whether consumers
wish to receive national radio services in digital only. Ofcom’s
latest research found 94 per cent satisfaction among radio
listeners with the radio content they receive56. We received
written submissions to this inquiry from over 120 members
of the public, many of whom are unable to see how a switchover
of the national radio channels to digital only would benefit
listeners. This included a number who already had bought and
listened to digital radios and think that reception, particularly
of music channels, is better on FM".
Le perplessità riguardano da un lato il problema delle
radio analogiche - 50 milioni di apparecchi stimati - che
in molte zone del Paese dovranno essere rottamate. Dall'altro
quello della qualità di ascolto garantita dal DAB,
che i critici definiscono troppo bassa. I fautori della legge
citano le statistiche sulle kitchen radio che in questi ultimi
anni sono state vendute con incorporato il DAB, milioni di
apparecchi già utilizzati da una discreta percentuale
di popolazione. Permettetemi di dire che sono statistiche
del pollo, danno per scontato che accendere una radio con
il DAB e l'FM equivalga ad ascoltare il DAB. Questo sarebbe
(più probabilmente) vero se il DAB non desse tutti
i problemi di ricezione indoor registrati da chiunque abbia
*veramente* (non statisticamente) acceso un apparecchio. Non
ho nulla contro il DAB, la trovo anzi una tecnologia interessante,
a patto di usare codec musicali di ultima generazione, non
quella schifezza di Musicam. Ma l'uso di frequenze in banda
FM III trasforma di fatto la radio in un mezzo di diffusione
che richiede, tassativamente, una antenna esterna, come per
la televisione hertziana. Non si scappa da questo requisito,
un ostacolo facilmente aggirabile ma pur sempre un ostacolo.
E' chiara l'intenzione del legislatore: spegnere l'analogico
per favorire la transizione verso il digitale esattamente
come è stato fatto per la televisione. Ma i vantaggi
di una radio tutta digitale non sono quelli di una tv tutta
digitale, neppure in termini di frequenze "ereditate".
Quei 20 MHz tra 88 e 108 non sono un patrimonio così
prezioso a meno di non pensare che lo switch off favorisca
in questa banda l'adozione di tecnologie come DRM+ o HD Radio
(non è una ipotesi inverosimile, anzi). C'è
comunque un grosso rischio. Che a partire dal 2015 - se fosse
davvero rispettata una data che sembra francamente troppo
anticipata - per una parte significativa del pubblico britannico
ascoltare la radio terrestre diventi più complicato,
forse addirittura impossibile. I critici del DAB trovano molto
strano che nel contesto di questa legge non si parli mai di
Internet Radio, di Wi-Fi- radio. Tutto si concentra sul DAB,
una tecnologia che per come è stata definita può
essere implementata in uno scenario di convivenza che salvaguardi
sia la radio analogica sia la radio digitale su IP, già
molto concreta e apprezzata e oltretutto destinata a un brillante
futuro con l'evoluzione della larga banda mobile. Approvare
una legge così rischiosa, protezionista e poco lungimirante,
solo per imprimere una accelerazione a una tecnologia, il
DAB, che in un arco di quasi vent'anni non è riuscita
a raccogliere chiari consensi di mercato è un atto
a dir poco sorprendente. Soprattutto considerando che ad approvarla
è una democrazia attentissima agli spazi autonomi di
discussione. E' probabile che ora questa discussione porti
a un atteggiamento più prudente rispetto alle date
e alla modalità dello switch off. Ma resta il fatto
che il Digital Economy Bill è una legge approvata da
una delle prime nazioni dell'UE che favorisce uno standard
profondamente europeo come Eureka 147. E' inevitabile domandarsi
se il DAB farà giurisprudenza in Europa. Se porterà
al delinearsi di una strategia di switch-off della radio analogica
comune a tutti gli stati UE. Ci vorrà tempo ma è
una conseguenza del tutto verosimile. La radio FM analogica
(perché di questo ormai si tratta, le onde medie in
Europa sono un retaggio che in ogni caso non resisterà
così com'è per molti anni ancora e personalmente
dubito che possano comunque evolvere al digitale) non esisterà
più, anche se obiettivamente sembra ancora funzionare
molto bene, considerando l'enorme semplicità di infrastrutture
e dispositivi-utente e la grande, democratica facilità
di accesso a questa risorsa. E considerando soprattutto la
grande efficacia dell'attuale sinergia tra radio FM e Internet
Radio, sinergia e semplicità che è molto più
"digitali" delle astruse modulazioni numeriche favorite
dalla inquietante norma approvata dalla Corona.
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