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13 settembre 2010
Negli USA è
in corso un dibattito serrato – che abbraccia, oltre
al Congresso, l'associazione dei broadcaster americani (NAB),
il sindacato dell'industria musicale (RIIA), e i produttori
di elettronica di consumo – circa l'introduzione per
legge di un chip per la ricezione FM in ogni apparecchio telefonico
e d'elettronica in generale.
La questione riguarderebbe, in principio, i diritti connessi
pagati da parte delle emittenti radio, che la RIIA vorrebbe
fossero ampliati agli interpreti musicali e relative etichette
(negli States, ad oggi, li percepiscono solo gli autori).
Da par loro, i broadcaster chiederebbero, a questo punto,
una contropartita: un aumento di visibilità e introiti
pubblicitari derivati dall'obbligo per legge (attraverso il
Performance Rights Act) di installazione di un chip per la
ricezione radiofonica in tutti gli apparecchi elettronici,
telefonini e smartphone in testa.
La proposta verrà discussa al Congresso nei prossimi
mesi, ma nel frattempo il dibattito è entrato nel vivo
e, come ci si aspettava, inizia a ampliarsi ad altri attori.
I primi a storcere il naso sono stati i rappresentanti dei
consumatori di prodotti d'elettronica (Consumer Electronic
Association) che, per bocca del loro rappresentante nazionale,
hanno fatto sapere di non voler ritrovarsi chiusi nella morsa
dei due giganti dell'industria.
Ora, secondo quanto ipotizza un editoriale del Boston Globe,
ripreso dal blog Radio Passioni del giornalista esperto di
cose radiofoniche Andrea Lawendel, potrebbero entrare nella
partita anche i fautori della radio digitale HD (Iboc), che
avrebbero l'interesse, al pari delle emittenti tradizionali,
di commercializzare per legge ricevitori per i propri segnali.
Stesso discorso varrebbe per gli operatori della telefonia
mobile che, specie con i nuovi modelli smartphone, puntano
moltissimo – anche in termini economici – sulla
possibilità di veicolare contenuti extra, a pagamento,
e che, con l'introduzione per legge dei chip per la ricezione
FM, perderebbero uno dei propri introiti.
È la radio, infatti, negli USA come in Europa, ad aver
bisogno dei telefoni cellulari e degli smartphone (sempre
più importanti nella dieta mediatica della gente) per
sopravvivere e, magari, espandersi, piuttosto che il contrario.
Ed è per questo motivo che la NAB, che tanto profitto
trarrebbe da questo “colpo grosso”, si trova con
il coltello dalla parte...della lama.
(newlinet.it)
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