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7 marzo 2010
Si è tenuto
a Padova, alla fiera ExpoGadget, un convegno sulla radio digitale
in Italia, durante il quale si sono visti numerosi esemplari
dei nuovi ricevitori Pure Technology, inclusa la famosa radio
multistandard e "Web enabled" Pure Sensia.
Alla sessione ha partecipato (in qualità di relatore)
l'amico Andrea Lawendel, giornalista tecnologico, curatore
dell'ormai istituzionalizzato Radio Passioni, insieme a Eugenio
La Teana (infrastrutture di RTL 102.5, cioè il player
privato più impegnato nella radio numerica), Giuseppe
Braccini (responsabile pianificazione RaiWay che guida il
progetto per la radio digitale nell'operatore di rete del
broadcaster pubblico) e Giorgio Guana, ex responsabile della
società di distribuzione Distrel e oggi consulente
che coordina l'arrivo in Italia del marchio commerciale britannico
Pure Technology. A Lawendel ci siamo affidati per una puntuale
sintesi del tema discusso.
L'argomento, ovviamente, è stato lo sviluppo della
radio digitale in Italia, dopo circa quindici anni di sperimentazione
avvenuta in condizioni di sostanziale invisibilità.
"Per molti versi il 2010 può essere considerato
l'anno zero del DAB in versione AAC+, una codifica audio radicalmente
diversa da quella introdotta in origine dalla norma Eureka
147 - spiega il giornalista - Nel novembre scorso Agcom ha
rilasciato sul DAB+ una regolamentazione dettagliata che in
pratica traccia il quadro di quella potrebbe essere l'offerta
di blocchi ricevibili. Il regolatore ha definito l'assegnamento
di un blocco isofrequenza al servizio pubblico e altri due
blocchi da assegnare agli attuali network commerciali nazionali.
Accanto a questi ci saranno undici ulteriori blocchi su scala
locale.
Ogni "blocco" è costituito da 864 "unità
di capacità" e a ogni titolare di servizio (diciamo
di rete nazionale o locale che sia, o di emittente) analogico
avrà accesso a 72 unità di capacità.
Trentasei di queste capacità equivalgono a uno stream
di 64 kilobit, sufficiente per trasmettere audio compresso
in buona qualità. Il resto può essere utilizzato
per l'invio di informazioni (testi, video, immagini) o audio
a qualità più elevata. E se un operatore volesse
trasmettere due diversi flussi da 64 kilobit? Tecnicamente
si potrebbe fare ma non dimentichiamo che le 72 unità
capacitive sono assegnate ai titolari di un singolo servizio,
non due. Ci sono comunque, come ha sottolineato Eugenio, buoni
margini di crescita sul piano dell'offerta di nuovi contenuti
grazie alla regola per cui chi trasmette su DAB è tenuto
a rispettare una percentuale del 50% di "simulcast"
con l'analogico. Metà delle ore di programmazione dovranno
ricalcare quelle disponibili su FM, il resto può riguardare
contenuti nuovi". Se le cose andranno come ha configurato
il regolatore, alla fine avremo tre blocchi di 12-18 programmi
estesi a livello nazionale. Nei bacini locali si potranno
ascoltare poi altri 11 blocchi, per un totale di diverse decine
di emittenti ascoltabili ovunque con una qualità digitale
apprezzabile. A riguardo, a sottolineare il forte legame sostanziale
e formale tra le attuali emissioni analogiche e le future
digitali, va ricordato che il regolamento Agcom di cui alla
Delibera 664/09/Cons prevede che le attuali emittenti autorizzate
che avranno conseguito il titolo per fornire i contenuti in
tecnica digitale (il termine per le domande per le autorizzazioni
con percorso preferenziale scadrà il 24/04/2010) potranno
essere presenti solo nei bacini dove hanno già copertura
FM (analogica), tanto che, all'indomani dell'entrata in vigore
del provvedimento, è ripresa (pur in presenza delle
grandi difficoltà economiche di mercato) la corsa alla
implementazione della copertura in modulazione di frequenza.
E ciò anche se tra gli operatori minori prevale ancora
un forte scetticismo a riguardo della radio numerica ed una
certa paura per gli investimenti economici a cui saranno chiamati.
Ma chi realizzerà le nuove infrastrutture e come verranno
gestiti gli accessi agli impianti di trasmissione? "In
buona sostanza Rai dovrebbe continuare a sviluppare la propria
rete, mentre dei tre consorzi commerciali che hanno finora
sperimentato il DAB - EuroDab, ClubDab e C.R. Dab - ne dovranno
restare due", chiarisce Lawendel, ricordando come "Per
i blocchi locali sono aperte le danze: le emittenti potranno
consorziarsi su scala locale per realizzare le proprie infrastrutture,
ma potrebbero anche scegliere di agganciarsi a un provider
terzo che gestirebbe le operazioni. RaiWay si è espressamente
candidata come potenziale provider aperto alle emittenti locali,
che quindi potranno emettere in DAB senza realizzare infrastrutture
proprie, ma versando un canone (Infrastructure as a service).
Per farsi un'idea dei costi la rete per un blocco DAB nazionale
potrebbe richiedere tra i 5 e gli 8 milioni di euro di investimenti".
"Sarà fondamentale - ha spiegato molto bene il
relatore Braccini - che le emittenti locali possano occupare
le risorse loro assegnate e diffondere i loro contenuti con
meccanismi di accesso molto semplici e questa semplificazione
sarà affidata al software". Entro l'estate, secondo
RaiWay, le città capoluogo delle regioni che hanno
già affrontato lo switch-off televisivo - Cagliari,
Torino, Roma, Napoli - avranno i primi blocchi DAB attivi
con copertura estesa e capillare, grazie alle frequenze liberate
dalla tv analogica. Proprio per questo il produttore di ricevitore
Pure intende concretizzare la propria presenza sugli scaffali
dei negozi per il mese di giugno. Quanto costerà per
esempio la famosa radio ibrida FM/digitale/Internet Sensia,
con il suo touchscreen capace di visualizzare Twitter, Facebook
e altre applicazioni? Secondo Giorgio Guana il prezzo consigliato
sarà di 349 euro iva inclusa. "Tutto pronto per
partire, allora?", si chiede il curatore di Radio Passioni?
"Probabilmente sì. Le regole ci sono - anche se
contro quelle fissate da Agcom c'è chi come C.R. DAB
ha già avanzato obiezione di fronte al Tar (sono obiezioni
di natura cautelativa e non ostativa, mi hanno spiegato a
Padova e riguardano la parte di regolamento che fissa, su
modello di quanto già avvenuto per la telefonia cellulare,
una percentuale minima di copertura territoriale da raggiungere
entro un determinato lasso di tempo). Ci sono la componentistica
e i ricevitori e gil operatori italiani hanno già pensato
di attivare un meccanismo di certificazione delle radio DAB
analogo ai bollini apposti ai decoder per il digitale televisivo.
E' vero che il segmento car radio è ancora molto poco
presidiato ma secondo i pareri espressi al convegno di Padova
cambierà anche quello, perché in Europa la Francia
ha già precisato che entro il 2013 gli apparecchi venduti
dovranno tassativamente essere in grado di ricevere il DMB
e questo spingerà i costruttori ad affrettare lo sviluppo
di radio compatibili, raggiungendo volumi che consentiranno
di estendere l'offerta anche agli altri mercati.
C'è un forte interesse da parte dell'operatore pubblico
e una incoraggiante curiosità, forse un po' più
tiepida, da parte dei network commerciali privati. L'idea
di poter sviluppare nuovi contenuti audio e nuovi servizi
di infomobilità, informazione turistica e molto altro
è sicuramente allettante e non da ultimo la radio digitale
appare fin d'ora più aperta a eventuali nuovi entranti
(apertura impossibilil sull'analogico). Sono condizioni al
contorno che non garantiscono il successo, ma rappresentano
un punto di partenza più credibile rispetto al passato.
I caveat sono ancora molto numerosi e cogenti, a partire dai
problemi della copertura indoor, della forte pressione competitiva
esercitata dal fenomeno Internet radio guidato da iPhone e
naturalmente della non facile situazione finanziaria degli
operatori radiofonici tra l'altro duramente colpiti dall'incredibile
decisione sui rimborsi spese negati".
Ma Lawendel, in qualità di attento osservatore dell'impatto
(mondiale) della radio digitale, in cuor suo, che ne pensa?
"La mia idea è che il DAB sia davvero una grossa
opportunità, una robusta tecnologia che meriterebbe
di avere successo e potrebbe darci ottimi contenuti e servizi,
quasi certamente con un impatto ambientale minore rispetto
alla radio analogica (soprattutto la nostra, con le sue potenze
artificialmente gonfiate). Ma ho anche la sensazione che potrebbe
essere in eccessivo ritardo e che l'attuale mercato sia perfettemente
in grado di compensare un suo eventualmente fallimento. Non
avrei dubbi in merito al successo del DAB se proprio non ci
fossero alternative ma nel contesto attuale - a dispetto dei
grandi meriti del modello broadcast, certamente più
efficiente in bacini molto popolosi - le alternative ci sono
e il pubblico ha già imparato a conoscerle. La radio
digitale ha un nemico temibile per qualcosa che si presenta
come una grande novità: un presente che ci appare,
a tratti, ben più innovativo".
(newslinet.it)
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