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26 febbraio 2010
l’Assemblea della
Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame del
disegno di legge AC
3210 di conversione del decreto legge n. 194/2009 (cosiddetto
decreto legge “Milleproroghe”) ha approvato
un emendamento in base al quale, tra l’altro, le imprese
radiofoniche e televisive locali, a decorrere dall’anno
2009, non potranno più usufruire delle provvidenze
editoria.
Il provvedimento è passato ora all’esame del
Senato dove, considerati i tempi tecnici per la conversione
del decreto legge, è presumibile che avvenga l’approvazione
definitiva, senza ulteriori modifiche.
Le citate provvidenze consistevano: nella riduzione tariffaria
del 50% dei costi delle utenze telefoniche; nel rimborso del
40% dei costi delle utenze elettriche e dei costi dei collegamenti
satellitari; nel rimborso del 60% dei costi dei canoni di
abbonamento delle agenzie di informazione radiotelevisiva.
Al riguardo, l’avv. Marco Rossignoli, coordinatore AERANTI-CORALLO,
nell’esprimere la protesta delle imprese radiotelevisive
locali rappresentate, evidenzia che “le provvidenze
editoria hanno contribuito negli anni alla realizzazione di
redazioni nelle emittenti locali capaci di fornire informazione
sul territorio”. “In questo contesto – ha
proseguito Rossignoli – AERANTI-CORALLO ha sottoscritto
nell’anno 2000 con la Fnsi – Federazione Nazionale
della Stampa Italiana, il sindacato dei giornalisti, il Contratto
collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) per i giornalisti delle
radio e tv locali.” “Tale Ccnl – ha aggiunto
Rossignoli – è stato rinnovato da ultimo il 27
gennaio e viene applicato a oltre 1600 giornalisti sull’intero
territorio nazionale.”
La soppressione delle provvidenze editoria mette a rischio
le attività di informazione delle radio e tv locali,
già in difficoltà per la crisi economica, con
la conseguente perdita di molti posti di lavoro dei giornalisti.
Tale perdita di posti di lavoro si estenderà inevitabilmente
anche alle agenzie di informazione radiotelevisiva. “Auspichiamo
– ha concluso Rossignoli – che il provvedimento
adottato senza un adeguato confronto con le imprese del settore,
possa essere ripensato, al fine di recuperare una forma di
sostegno che non rappresenta, peraltro, un onere rilevante
per lo Stato, mentre per le imprese radiotelevisive locali
costituisce una misura di garanzia del pluralismo informativo
e dell’occupazione nel comparto.”
(newslinet.it)
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