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30 gennaio 2010
Continua ad essere
tortuoso il percorso di approvazione del cd. "Decreto
Romani", che recepisce in Italia la Direttiva europea
in materia di tv e internet.
Dopo le polemiche di natura politica, lo schema di decreto
legislativo sui servizi di media audiovisivi, approvato dal
Consiglio dei Ministri lo scorso 17 dicembre e giunto ieri
in Parlamento per ricevere un parere (non vincolante) dalle
competenti commissioni, ha infatti ricevuto le critiche dell’Agcom
e di Sky, mentre l’Ue prepara una procedura di infrazione
per la mancata notifica del recepimento nei termini. Quanto
alle posizioni dell’Agcom, il suo Presidente, Corrado
Calabrò, al termine dell’audizione davanti alla
Commissione Lavori pubblici del Senato, ha infatti parlato
in merito di un testo contenente “aspetti che vanno
riconsiderati perchè non sono perfettamente coerenti
con gli aspetti della direttiva europea” e ha rivendicato
il “ruolo” e la “funzione regolatrice”
dell’Agcom, la quale dallo schema di decreto vedrebbe
“sottratte delle competenze”.
Calabrò, oltre a definire la delega attribuita al Governo
“molto, molto ampia, con molto pochi criteri direttivi
e molto poco dettagliati”, si è espresso duramente
nei confronti di quelle disposizioni del provvedimento che
stabiliscono l’obbligo di un’autorizzazione preventiva
per la diffusione di contenuti audiovisivi on line. “In
Europa non è consentito un intervento preventivo perchè
l’autorizzazione preventiva rischia di diventare filtro
burocratico” ha dichiarato il Presidente dell’Agcom,
secondo il quale, se non si modifica il testo, il nostro Paese
rischia di diventare “un caso unico nel mondo occidentale
a causa dell'articolo 17 che introduce un’apposita autorizzazione
per la diffusione continua in diretta e su internet”.
L’Italia, dunque, a suo giudizio, dovrebbe rifarsi alla
disciplina europea che prevede interventi repressivi “purché
proporzionali e sempre ex post”. Il Presidente dell’Authority,
intervenuto anche in merito alle disposizioni sugli investimenti
nelle produzioni indipendenti, ha sottolineato che tali produzioni
“vanno salvaguardate”, e che pertanto non trovano
“giustificazione né la riduzione della quota
di investimenti né la sostanziale penalizzazione del
cinema italiano, per il quale non è più prevista
una sottoquota di garanzia”.
Sulle norme del decreto che prevedono la progressiva riduzione
del tetto di affollamento pubblicitario orario per tutti i
canali a pagamento (che passerà al 16% dal 2010, al
14% dal 2011 ed infine al 12% dal 2012) si è invece
scagliata Sky, convocata anch’essa in Commissione Lavori
pubblici del Senato con la Siae, l’Asstel (l'Associazione
che, nell'ambito di Confindustria, rappresenta le imprese
che erogano servizi di telecomunicazioni) e l’Associazione
diritti dei minori. Per Andrea Scrosati, vice presidente Corporate
e Market Communication di Sky, “non si comprende la
necessità di intervenire su un processo di domanda
e offerta che andrebbe lasciato al mercato”.
“L'effetto sugli introiti c'è – ha commentato
- è sottrattivo, e mette un limite alla crescita e
non solo di Sky Italia ma di tutti gli altri editori presenti
sulla piattaforma, da De Agostini a Rcs a Elemedia gruppo
Espresso a Walt Disney e Fox, che hanno scommesso sull'Italia
e puntano sui ricavi pubblicitari per crescere e magari investire
nella produzione locale”.
Non dovrebbe invece intervenire sui contenuti del Decreto
Romani l’Unione Europea, che prevede di aprire a breve
una procedura d’infrazione contro il nostro Paese per
la mancata notifica del recepimento della direttiva entro
il termine del 19 dicembre 2009.
Il Commissario europeo alle Telecomunicazioni Viviane Reding
ha infatti smentito le voci che riferivano di un controllo
dell’Ue sul testo dello schema di decreto. L’imminente
messa in mora dell’Ue è stata comunque minimizzata
dal Ministero dello Sviluppo Economico, precisando che si
tratterebbe di «atto rituale automatico che riguarda
23 stati su 27, esclusivamente per il mancato recepimento
entro il termine (e non per i contenuti del decreto), che
dovrebbe portare all’immediata chiusura della procedura
aperta nel momento in cui il decreto legislativo verrà
trasmesso alla Commissione».
(newslinet.it)
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