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9 settembre 2010
E' pronto il regolamento
per il riordino dei contributi all'editoria. Dopo i pareri
delle Commissioni parlamentari e del Consiglio di Stato, il
Dipartimento editoria della Presidenza del Consiglio ha provveduto
alla sua riformulazione e in una delle prossime riunioni del
Cdm sara' all'ordine del giorno per l'approvazione definitiva.
Il testo del nuovo regolamento, che l'agenzia Asca ha anticipato
nei giorni scorsi, e' ovviamente basato sulla legislazione
esistente ma introduce maggiore rigore nella concessione dei
contributi, vincolati alle effettive vendite di giornali e
periodici, introducendo tuttavia elementi di incertezza nella
gestione delle imprese editoriali, sin qui in grado di conoscere
in via presuntiva la dimensione del sostegno di cui potevano
godere da parte pubblica.
I quotidiani ad esempio potranno richiedere i contributi a
condizione che la testata sia venduta per almeno il 25% delle
copie distribuite (per i giornali nazionali) e 40% per i quotidiani
locali. Attualmente la norma e' piu' blanda, basata come e'
sul criterio della diffusione del 25% della tiratura complessiva
per i nazionali e 40% per i locali. Il nuovo regolamento invece
precisa che per copie distribuite ''si intendono quelle poste
in vendita in edicola o presso punti vendita non esclusivi,
entrambi tramite contratti con societa' di distribuzione esterne''
e quelle distribuite in abbonamento a pagamento.
Non potranno essere inserite nel calcolo le copie vendute
in blocco a un prezzo inferiore a quello indicato sulla testata.
Cambiamenti anche nell'entita' e nel metodo di calcolo del
contributo.
Per i quotidiani e' previsto un importo fisso annuo pari al
50% dei costi ammissibili (costi direttamente connessi all'esercizio
dell'attivita' editoriale per la produzione della testata)
e comunque non superiore a 2 milioni di euro. Oggi invece
la norme prevede il 50% dei costi complessivi dell'impresa.
Per i giornali di partito resta invariato il contribuito fisso
pari al 40%, ma relativo ai costi ammissibili e non piu' a
quelli complessivi e confermati anche i criteri per i contributi
variabili. Confermato anche che l'insieme dei contributi non
potra' superare il 70% dei costi ammissibili. L'art. 3 del
regolamento inoltre stabilisce che ''in caso di insufficienza
delle risorse stanziate'' sul capitolo del bilancio autonomo
della Presidenza del Consiglio, agli aventi diritto spettano
contributi ridotti mediante riparto proporzionale. Questo
favorirebbe la cura ''dimagrante'' sui capitoli editoria della
Presidenza del Consiglio pretesa dal Ministero dell'Economia:
essendo le somme disponibili scese dai 180 milioni di euro
del 2009 ai circa 110 del 2010, ai giornali tocchera' ben
meno del sostegno teorico di euro 0,009 a copia, introducendo
un elemento di assoluta incertezza nei conti economici delle
aziende.
Il regolamento poi introduce disposizioni per favorire l'occupazione.
E' previsto infatti che il contributo ai quotidiani venga
ridotto del 20% quando, risultando superiore a 2 milioni di
euro, l'impresa non abbia utilizzato almeno 5 giornalisti
o poligrafici regolarmente assunti con contratto a tempo indeterminato.
I contributi tra 1 e 2 milioni di euro sono ridotti del 20%
se l'impresa non abbia impiegato almeno 3 giornalisti o poligrafici.
E' questo della fungibilita' dal punto di vista occupazionale
tra le figure dei giornalisti e dei poligrafici uno dei punti
ancora controversi: essendo orientato il sostegno pubblico
alla garanzia del pluralismo corrispondeva alla presenza di
un congruo numero di giornalisti nelle testate.
La possibilita' che il contributo venga basato, invece, su
altre figure professionali, non risulterebbe coerente con
lo scopo. Novita' anche per agenzie di informazione radiofoniche
e televisive. Viene introdotto il criterio che tali agenzie
devono avere una struttura redazionale di almeno 15 giornalisti
a tempo pieno regolarmente iscritti all'Inpgi. Inoltre devono
essere collegate in almeno 13 regioni (oggi la norma prevede
12) con almeno 40 emittenti radiofoniche (oggi non meno di
30) e diffondere oltre 2 mila notiziari l'anno rispetto ai
mille previsti oggi.
Anche le radio nazionali per accedere ai contributi devono
avere come dipendenti almeno 5 giornalisti con contratto di
lavoro a tempo pieno e iscritti all'Inpgi. Queste radio possono
avere un rimborso fino al 60% delle spese sostenute per abbonamento
ai servizi delle agenzie di stampa fino a un massimo di 100
mila euro ma per ogni ulteriore giornalista dipendente il
limite viene innalzato a 20 mila euro fino a un massimo di
200 mila euro.
Per le radio locali invece e' richiesto almeno un giornalista
per accedere ai contributi (25 mila euro il tetto massimo
ma aumentabile di 10 mila euro per ogni ulteriore giornalista).
Alle radio di partito e' richiesta una struttura redazionale
composta da almeno 4 giornalisti a tempo pieno.
(ASCA)
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