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7 luglio 2010
Le modalità utilizzate per l’ultima
rilevazione degli ascolti radiofonici da parte di Audiradio
non sono piaciute a numerosi soci, che secondo un articolo
di ItaliaOggi di giovedì potrebbero chiedere a breve
la sospensione del nuovo sistema utilizzato. Oggetto del contendere
è la nuova modalità di rilevazione degli ascolti
che, oltre alle tradizionali indagini telefoniche, prevede
la compilazione di un “diario” da parte degli
ascoltatori del campione statistico per misurare le loro preferenze
di ascolto nel corso di tre settimane consecutive. I dati
raccolti con questa nuova soluzione presentano sensibili scompensi
rispetto alle precedenti rilevazioni e non convincono buona
parte dei soci di Audiradio.
L’ente che si occupa delle indagini
sull’ascolto radiofonico in Italia viene del resto criticato
spesso per le metodologie utilizzate per le rilevazioni, che
secondo i detrattori non forniscono un quadro veritiero sull’ascolto
delle emittenti radiofoniche nel nostro paese. La prima indagine
Audiradio risale al 1988, quando l’ente fu messo insieme
dalle Aziende Utenti di Pubblicità (UPA). I pubblicitari
volevano uno strumento per rilevare gli ascolti delle emittenti
private nazionali, della Rai e delle radio locali per orientare
meglio i loro investimenti con inserzioni mirate. A otto anni
dalla nascita, Audiradio divenne una società vera e
propria che oggi comprende tra i tanti soci UPA, Rai, Finelco
(105, Rmc e Virgin) Radio Dimensione Suono, RCS Mediagroup,
RTL 102.5 e Monradio.
A differenza dai dati Auditel –
la cui attendibilità è stata a sua volta discussa
ma legata alle rilevazioni di una tecnologia – i dati
Audiradio vengono compilati sulla base delle dichiarazioni
degli ascoltatori: si tratta di una sorta di exit poll dei
programmi radio. Finora i compilatori telefonavano a un campione
di persone (il campione era stato di recente diversificato
con l’introduzione di una quota di contatti verso i
telefoni cellulari) e chiedevano quali programmi avessero
ascoltato nei giorni precedenti e in quali orari. Adesso siamo
passati alle dichiarazioni autoprodotte dal campione, i diari.
Ci sono quindi diverse variabili che possono diminuirne l’affidabilità,
e che secondo alcuni spiegano le notevoli variazioni che a
volte riguardano i dati (c’è un vecchio dibattito
tra gli addetti ai lavori, che va dalla diffidenza alla dietrologia).
Ma i nuovi criteri – che hanno anche cambiato nuovamente
la frequenza dei risultati, ora trimestrali dopo essere stati
bimestraili negli ultimi due anni – potrebbero avere
complicato ulteriormente le cose.
Secondo ItaliaOggi, sarebbero gli stessi UPA, Assocomunicazione,
Rtl 102.5, RDS, Radio e Reti e Finelco a contestare l’ultima
rilevazione effettuata con i diari e a voler chiedere la sospensione
dello stesso sistema. La richiesta potrebbe essere formulata
il prossimo 5 luglio quando si riunirà il consiglio
di amministrazione di Audiradio:
In sostanza non convincono i dati di ascolto della radio nel
giorno medio, attribuiti nell’ultima rilevazione (9
gennaio – 2 aprile) alle singole emittenti con metodo
Diari (prima si usavano solo le interviste telefoniche): giudicate
eccessive le crescite dei canali Rai, di DeeJay, di R101 e
altrettanto eccessivi i cali, per esempio, di Rds. Il tutto,
tra l’altro, senza che fosse accaduto nulla di eclatante
sui palinsesti.
La scorretta composizione del campione
statistico per l’indagine con i diari avrebbe falsato
i risultati dell’indagine. Il problema è stato
ammesso dallo stesso direttore generale di Audiradio, Pietro
Varvello, che nel corso dell’ultimo consiglio di amministrazione
del 21 giugno ha ammesso uno strano «spostamento dell’età
media, un invecchiamento dell’ascoltatore, un aumento
del volume di target femminile, rispetto al panel Cati»,
ovvero l’indagine tradizionale condotta al telefono.
Utilizzando i soli risultati del panel condotto con i diari,
i pubblicitari si ritrovano dunque con un universo di ascoltatori
difforme dalla realtà, perché più vecchio
ed eccessivamente sbilanciato verso il pubblico femminile
(favorendo così Radiorai, per esempio, che non è
tra i critici del nuovo metodo). E con dati poco affidabili,
per gli inserzionisti diventa difficile calibrare i messaggi
pubblicitari sulle varie emittenti e nei diversi momenti della
giornata, con conseguenze disastrose per i loro investimenti.
I dati di ascolto errati possono inoltre condizionare le sorti
degli stessi programmi radiofonici, inducendo i responsabili
delle emittenti a ritoccare i palinsesti per contrastare le
perdite di ascoltatori. Da qui la volontà di vederci
chiaro e la richiesta di interrompere l’esperienza con
i diari in attesa di una revisione del sistema, per ora affiancato
all’abituale rilevazione telefonica.
Vincenzo Vitelli, il presidente di Audiradio, sembrerebbe
orientato ad accogliere la richiesta dei soci per sospendere
la rilevazione trisettimanale con i diari. Il sistema sarà
probabilmente messo in pausa, in attesa della costituzione
di un nuovo campione statistico maggiormente rappresentativo.
Nel frattempo, il 2010 potrebbe proseguire
con rilevazioni solo tramite interviste telefoniche, ovvero
il metodo Cati: metodo che, nei suoi risultati 2010, ha sostanzialmente
confermato, a differenza dei diari, le posizioni di classifica
2009 per tutte le emittenti.
Il nuovo sistema per l’indagine statistica è
costato ai network radiofonici nazionali il raddoppio delle
spese rispetto al 2009: 3,5 milioni di euro.
(ilpost.it)
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