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30 novembre 2010
La cosa ha del clamoroso.
Apple avrebbe deciso di non accettare più programmini
per la ricezione di singole stazioni radio sul suo application
store. Niente più singoli canali radiofonici su iPhone!
Una emittente locale americana non affiliata a un grande gruppo,
per esempio, non sarebbe più in grado di offrire ai
suoi ascoltatori una app personalizzata per la fruizione dei
suoi programmi.
Sono venuto a conoscenza di questo incredibile fatto da una
fonte molto bene informata sui retroscena del mondo Apple,
l'amico Fabio Zambelli editore e autore di SetteB.it, uno
dei migliori magazine online Mac-oriented sulla piazza. Con
grande piacere l'ho rivisto alla conferenza stampa di Diego
Piacentini per il lancio di Amazon.it e abbiamo anche parlato
di radio perché con Fabio e altri colleghi osservavo
che il ruolo di Amazon potrebbe essere molto importante per
la promozione degli apparecchi radio DAB in Italia (in effetti
ci sono già diversi modelli sulla filiale italiana
dello store anche se temo si tratti di versioni britanniche
non ancora aggiornate al DAB+).
Qualche ora fa Fabio mi scrive per dirmi che di lì
a poco avrebbe pubblicato una notizia sull'incredibile decisione
dell'App Store. Il suo post è molto bene informato
e cita una fonte tedesca, iFun, che a sua volta ha ripreso
la notizia comunicata Radiomag Online, una rivista telematica
che cito spesso (Fabio mi ha dato un buco solenne!).
All'origine di questa vicenda c'è l'intervento su Radiomag
da parte di James Barcus di DigitalJukebox, una piccola softwarehouse
che sviluppa applicazioni radiofoniche. Da sei mesi a questa
parte Barcus ha sviluppato decine di app per altrettante stazioni.
Il 10 novembre Barcus, mentre era in attesa dell'approvazione
delle ultime app caricate, James riceve una risposta dai responsabili
dell'App Store: le applicazioni sono state respinte poiché
secondo lo Store "non verranno più accettate applicazioni
che consentono di ricevere lo stream di una sola stazione,
d'ora in poi le app dovranno essere in grado di ricevere centinaia
di flussi, altrimenti verranno considerate spam.» L'email
contiene anche un paragone francamente offensivo: le app a
canale singolo sono equiparate a quelle goliardiche "FART
app", applicazioni-scherzo che generano il suono di un
peto. La radio è solo robaccia.
Barcus non può credere ai suoi occhi e si rivolge a
Steve Jobs in persona, che come avvenuto anche nel recente
passato risponde direttamente: ci spiace, abbiamo deciso così.
iFun ha successivamente aggiunto una precisazione di un'altra
testata tedesca, Radioszene, dove viene citata la dichiarazione
con cui Mikko Linnamäki il capo finlandese della società
tedesca Liquid Air Lab, creatrice del player radiofonico Spodtronic
per telefonini Nokia e nota sviluppatrice di radio app, rilancia
la notizia e propone un modo di aggirare l'ostacolo: confezionare
app in HTML5 ed evitare così il meccanismo di approvazione
dello Store, visto che HTML5 può essere distribuito
liberamente ed eseguito direttamente nello schermo di iPhone.
Liquid Air Lab ha messo a punto un sistema, Myappstudio per
creare app istantanee a partire da una pagina Facebook.
Linnamäki ha preparato un efficace grafico che visualizza
le principali app nelle hit parade dell'App Store inglese:
senza le app delle singole stazioni radio ci sarebbero decine
di buchi.
Ricordo che c'è un nuovo sviluppatore italiano, Radio
Touch, che sta scommettendo molto su una tecnologia che passa
proprio attraverso le app per smartphone come veicolo di contenuti
addizionali per tutte le stazioni radio. Essere esclusi dallo
Store sarebbe il colmo per questa startup.
La perplessità di SetteB.it è forte ma io resto
basito. Le applicazioni per iPhone sono al centro delle strategie
crossmediali di moltissime stazioni americane, che attraverso
iPhone cercano di affrontare il calo di interesse da parte
di ascoltatori, soprattutto i più giovani, e degli
inserzionisti pubblicitari. Le statistiche confermano che
gli smartphone grazie ai singoli stream stanno diventando
un temibile concorrente di radio e autoradio. Togliere a una
emittente questa opportunità può tradursi in
un grave danno di immagine. E che dire delle decine di stazioni
radio pubbliche che hanno una offerta limitata? Anche la app
della nostra RAI mette in stream meno di dieci stazioni. Verranno
rimosse anche loro?
Il sistema operativo Android sta già superando le vendite
di iOs negli Stati Uniti e in Asia. La stupidità della
politica di controllo che Apple sta esercitando sul suo ecosistema
lascia completamente senza parole. Una cosa è contestare
una tecnologia come Flash per le sue potenziali instabilità
tecniche. Tutt'altro è stare a sindacare su quante
stazioni radio si possono ascoltare con una applicazione.
Ma come, Apple protegge tutto quello che nasce nelle sue fucine
e una povera stazione radio deve rassegnarsi ad annegare i
suoi contenuti in aggregatori per nulla fidelizzanti?
(radiopassioni.it)
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