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27 febbraio 2010
Nel pieno della campagna “spegni
la censura, accendi blackout!”, ad un mese dalla scadenza
prevista del contratto d’affitto con cui Chiamparino
cerca di mettere a tacere una storica voce libera e indipendente
della città, Radio Blackout subisce questa mattina
un nuovo attacco censorio e intimidatorio.
Con la scusa di un’operazione di polizia inconsistente,
volta a criminalizzare l’Assemblea Antirazzista Torinese,
che da mesi organizza appuntamenti pubblici di protesta contro
l’orrore dei centri di identificazione ed espulsione,
la radio viene di fatto sequestrata per più di 6 ore,
impedendoci di andare in onda con il nostro consueto palinsesto
di quotidiana contro-informazione. Per più di un’ora
è stato anche staccato il segnale radio. Messi sotto
sequestro apparecchiature informatiche fondamentali per la
quotidiana attività della radio.
La nuova “grande operazione”,
fatta di 23 perquisizioni, 3 arresti “cautelari”
in carcere e altre 3 custodie ai domiciliari è costruita,
ancora una volta, su reati di scarsissima rilevanza penale:
insulti, reati contro il patrimonio, resistenza e violenza
a pubblico ufficiale e una generica associazione a delinquere.
Tre dei colpiti da questi provvedimenti sono nostri redattori.
A ordire la trama contro i “nemici pubblici”,
il sostituto Pm Andrea Padalino, già salito agli onori
delle cronache per la proposta razzista di rendere obbligatorie
le impronte digitali per gli/le immigrati/e.
Radio Blackout non si è mai sottratta dal denunciare
pubblicamente con la propria attività informativa le
ossessioni xenofobe di questo pubblico ministero. Non ci stupisce
che con la dilatata perquisizione mattutina della nostra sede
(e con l’operazione tutta) il Pm in odore di carriera
cerchi anche una personale vendetta.
L’indagine si sgonfierà
presto, il tutto si risolverà ancora una volta in un
nulla di fatto. Ma intanto, attraverso la scusa di misure
“cautelari”, s’imprigionano e zittiscono
le voci scomode. Per parte nostra diamo tutta la nostra solidarietà
agli arresati e denunciati. Come mezzo di comunicazione libero
e indipendente denunciamo la pretestuosità di un attacco
che giudichiamo censorio e intimidatorio. Un attacco che,
guarda caso, cade in un momento particolare della vita di
Radio blackout e della stessa città di Torino. Mentre
si preparano le elezioni regionali e l’ostensione della
sindone, le contraddizioni che attraversano la città
e il territorio circostante restano tutte aperte: crisi, disoccupazione,casse
integrazione che volgono al termine, l’opposizione popolare
all’Alta Velocità, le ribellioni dentro i Cie,
il massacro della scuola pubblica. Si cerca insomma di normalizzare
una delle poche voci libere della città.
Ma Radio Blackout non si fa intimidire
e rilancia: la data di scadenza sul tappo continuiamo a non
vederla… Spegni la censura, accendi Blackout!
La redazione di Radio Blackout
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