AL SOLE 24 ORE SCOPPIA LA GUERRA PER LA DIREZIONE DELLA RADIO




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11 maggio 2010

In corsa due candidati: Oscar Giannino, sostenuto da Marcegaglia, e Roberto Fontolan, amico di Formigoni. Ma la wildcard e' Paolo Mastrolilli, l'asso nella manica di Riotta “La passione si sente”, dice lo slogan di Radio24. Secondo il direttore della radio del Sole 24 Ore, Gianfranco Fabi, la passione dello slogan è quella di Cristo, tant’è vero che la scorsa settimana in occasione dell’ostensione della Sindone a Torino la sua rubrica “Incontri” ha assunto il delicato tema “Passio Christi, passio hominis”. Fabi, cattolico di ferro e vicino a tutti i movimenti ecclesiali che ne potevano sostenere la lunga carriera, non si è fatto sfuggire la possibilità di intervistare il Cardinale Paletto, arcivescovo della città dei Savoia, nei giorni della visita papale. Quanto all'interesse degli ascoltatori, che hanno cambiato frequenza pensando di essere finiti per sbaglio su Radio Maria, beh quella è un'altra storia.
Ma la passione è anche quella dello stesso Fabi, che sta per giungere alla pensione. La sua poltrona dovrebbe essere liberata a ore. I pretendenti sono tre e la loro è un’altra passione. Dietro ogni pretendente c’è un gruppo di amici che lo spingono, e anche questi hanno passioni da sostenere. Ma, di passione in passione, il rischio è che a patire sia soprattutto Radio24.
Nata il 4 ottobre 1999, Radio24 nel primo semestre 2009 ha raccolto un pubblico di quasi 2 milioni di ascoltatori giornalieri. Trasmessa dagli studi di Milano, nella sede di via Monte Rosa, e da Roma in tutta Italia, copre con le sue frequenze in FM l’83,4% della popolazione. Lanciata sotto la direzione di Elia Zamboni, tra i primi collaboratori vide Giancarlo Santalmassi, a suo tempo giornalista del TG2 e direttore di RadioRai, allontanato nel 2003 per non avere arginato le critiche dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga all'allora presidente della Confindustria Antonio D'Amato durante la sua rubrica "Viva voce" del 22 marzo 2002.
Dopo l’uscita da viale dell’Astronomia di D’Amato e l’elezione alla presidenza di Montezemolo, nell'ottobre 2005 Santalmassi rientrò trionfalmente a Radio24 assumendo la direzione dei programmi e della testata giornalistica. Una nomina che fece un gran bene alla radio di Confindustria: Santalmassi, noto per la sua telecronaca della tragedia di Alfredino Rampi a Vermicino, prima che un direttore è un vero animale da conduzione, capace di far diventare accessibili e interessanti anche alla casalinga di Voghera, sulle frequenze salmonate in FM, anche gli argomenti più ostici dell’economia e della finanza.
Ma il 10 ottobre 2008, quando sul Sole 24 Ore stava per tramontare il regno di Ferruccio de Bortoli, con l’ascesa in Confindustria di Emma Marcegaglia Santalmassi diede il suo addio a Radio 24. Il suo posto fu assegnato a Gianfranco Fabi, all'epoca vice direttore vicario del Sole. Da allora cominciarono i guai della radio. Uomo che di carta stampata sa molto, di poteri ecclesiastici moltissimo e di come utilizzarli per far carriera ancora di più, Fabi della radio non capisce nemmeno dove si accenda, immaginiamoci di giornalismo radiofonico, tanto che i maligni dicono che per sostenere la raccolta pubblicitaria fosse il caso di chiedere una sua sponsorizzazione da parte della casa produttrice del Valium.
Nato nel 1948 a Cittadella (Padova), Fabi dal '72 al '79 esordì come giornalista al "Giornale del Popolo" di Lugano. Una parentesi elvetica che gli servì per capire come Dio fosse una cosa e Mammona un’altra, ma come spesso lo sterco del diavolo potesse essere utile anche a Santa Madre Chiesa (Marcinkus insegna). Nel 1979 entrò al Sole 24 Ore come redattore al settore finanza e poi ricopri vari incarichi tra cui la responsabilità dei settori "Commenti" ed "Economia italiana". Nell’87 fu nominato vicedirettore del settimanale "Mondo Economico", carica che ricoprì fino al '90, quando il settimanale chiuse (indizio da non dimenticare). Rientrato al quotidiano salmonato, Fabi è stato vicedirettore del Sole-24 Ore" dal 1991 e dal 2001 al luglio 2009 vicedirettore vicario.
Ora la successione a Fabi, che sta per andare in pensione, ha scatenato la corsa. I cavalli in gara sono tre, due ufficiali, uno “laico” e uno ”cattolico”, e uno ufficioso, quello di riserva. Scartati gli avvicendamenti interni, con gran scorno dei caporedattori Sabastiano Barisoni, Gigi Donelli e Alessandra Scaglioni, a gestire tra le altre le voci di Gigi Garanzini, Giuseppe Cruciani e Gianluca Nicoletti potrebbe essere chiamato, nelle intenzioni di Emma Marcegaglia, nientepopodimenoché Oscar Giannino.
Giannino ha il merito di essere il ghostwriter della presidentessa di Confindustria e a Radio24 da fine giugno 2009 conduce "Nove in punto, la versione di Oscar", in onda tutte le mattine. Ma la sua conduzione è forse ancor più soporifera di quella di Fabi. Forse è questa la ragione per la quale nella sigla di “Nove in punto” si sente un gatto che miagola disperatamente…
Giannino, 49 anni, torinese, dalla sua parte ha la vicinanza non solo con la presidentessa di Confindustria ma anche con i poteri forti di quella che un tempo fu chiamata “finanza laica”. Dopo aver fatto la gavetta al quotidiano del Partito Repubblicano Italiano, La Voce Repubblicana, di cui divenne caporedattore nel 1988, nel 1995, scomparso il PRI con Tangentopoli, passò al mensile Liberal, di cui tre anni più tardi era vicedirettore. Nel 1999 lo chiamò a sé Giuliano Ferrara che gli diede l’incarico di responsabile della pagina sull'economia del Foglio.
Ma l’amore tra Giannino, famoso per le mises inenarrabili, e Giuliano l’Apostata ebbe veloce fine, come tutte le passioni travolgenti. In polemica con Ferrara lo "scazonte" Giannino, come ama definirsi in radio, lasciò il Foglio per passare al Riformista come vice del direttore Antonio Polito. Dal 2005 divenne vicedirettore di Finanza&Mercati e condusse programma di approfondimento Batti e ribatti su RaiUno. Finito l’amore anche per Polito, Oscar "scazonte" restò nell’orbita degli Angelucci, editori del Riformista, iniziando a collaborare con il quotidiano Libero, diretto da Vittorio Feltri. Il 3 maggio 2007 divenne vice direttore di LiberoMercato, allegato economico-finanziario di Libero. L’amore è una cosa meravigliosa ma dura finché dura e anche gli Angelucci non bastavano al passionale Giannino che, a febbraio 2009, lasciava LiberoMercato a causa di “divergenze con l’editore”.
Nell'aprile 2009 Giannino apriva Chicago-blog.it in collaborazione con l'Istituto Bruno Leoni, un think tank dell’ultraliberismo con sede a Torino e Milano collegato con l'Heritage Foundation, una delle macchine da guerra degli amici di George W. Bush. D’altronde Giannino non nasconde il suo essere “ameriKano”: è membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA. È tornato pure in politica con il centrodestra, riprendendo la tessera del PRI nel 2007 e venendo eletto nel Consiglio nazionale.
A contendere a Giannino la poltrona di Fabi, con la benedizione dello stesso direttore uscente (che come lui insegna al Master di giornalismo dell’Università Cattolica di Milano), per il “partito cattolico” è in gara un pezzo da novanta di Comunione e Liberazione, Roberto Fontolan. Nato nel 1956, dopo le esperienze nelle radio libere e poi nei giornalini ciellini della Cattolica, impregnato fin nel midollo dalla visione escatologica di don Giussani Fontolan, dopo la laurea Fontolan passa (ovviamente) al giornale di Cl, «Il Sabato». Da qui, transitando per il giornale dei vescovi “L’Avvenire”, Fontolan nel 1991 spicca il balzo nella Rai, dove la sua carriera – sostenuta da Cl e dalla Compagnia delle Opere - lo porta sino alla vicedirezione del TG1 ai tempi di Gad Lerner. Attualmente dirige l'agenzia di stampa «Il Velino», il giornale internazionale (???) «Oasis», promosso dal Patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Scola tanto vicino a CL, e il bimestrale «Sviluppo», sponsorizzato dall’Unioncamere.
A remare contro Fontolan c’è però un incidente di percorso non da poco: il giornalista ciellino è stato infatti direttore di 24ore.Tv, lo sfortunato canale satellitare del Sole 24 Ore lanciato ad aprile 2001 e chiuso definitivamente il primo gennaio 2007 dopo una lunghissima agonia costata un gran dispendio di denaro confindustriale. La memoria di Confindustria è lunga, specialmente quando qualcuno le fa perdere dei soldi, e 24ore.Tv non è un buon biglietto da visita. Ma a soffiare nelle vele della candidatura di Fontolan c’è la sua amicizia con il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, interessato a piazzare un suo uomo nella radio che più di tutte seguirà l’Expo del 2015. E con il presidente della Lombardia molti imprenditori devono pur fare affari nella sanità o ottenere lucrosi appalti.
Tra i due duellanti il terzo incomodo che potrebbe uscire vincente è Paolo Mastrolilli, caporedattore esteri della Stampa. Il giornalista-scrittore è l’arma segreta nella mani di Gianni Riotta, il direttore del quotidiano di Confindustria, che non ama Giannino (eufemismo) e non è disposto a cedere posizioni di potere nel gruppo del giornale confindustriale a nessuno, dunque nemmeno agli amici di Formigoni. Mastrolilli, nato a Roma nel 1965, di radio non sa niente ma è uomo di Riotta sin da quando lo conobbe tra i suoi docenti al Master in Giornalismo della Columbia University di New York che, proprio come Riotta, potè frequentare grazie a una borsa di studio della Commissione Fulbright.
Vissuto tra New York, dove ha lavorato come corrispondente per "la Stampa", Mastrolilli iniziò la gavetta al “Tempo”, poi passò a New York e da lì divenne corrispondente dagli Stati Uniti della “Stampa”. Riotta se lo portò a Roma come capo della Redazione Esteri del TG1, dove la sua assunzione scatenò qualche maldipancia all’interno della redazione. Uscito Raiotta dal Tg1, tornò alla Stampa e ora attende una chiamata a Milano. Anche lui ha buoni rapporti Oltretevere, visto che da New York è stato corrispondente di Radio Vaticana.
Mentre i candidati si sfidano a colpi di sostegno di questo o quel potente, Radio24 aspetta di conoscere la sua sorte. Tra tutti e tre i papabili direttori la guerra è in corso. Chissà chi la spunterà. Quand'è troppa, anche la passione per le poltrone si sente (ma non fa bene a nessuno).


(Barbiere della sera)


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