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24 maggio 2010
"Spiace rilevare le affermazioni
di RNA. In fase di rinegoziazione dell'accordo con le radio
nazionali, SCF ha manifestato un atteggiamento che, contrariamente
a quanto si dichiara, è sempre stato estremamente disponibile
e propositivo".
Inizia così il comunicato diffuso nei giorni scorsi
dal Consorzio Fonografici SCF a seguito della decisione delle
radio nazionali di sottoporre ad embargo le novità
musicali in segno di protesta contro la decisione della rappresentanza
dei discografici di aumentare di 4 volte i compensi in tema
di diritti connessi ai diritti d'autore (aumentando dall'1
al 4% l'aliquota calcolata sull'intero fatturato annuo, quindi
determinando una variazione di milioni di euro).
"Abbiamo avanzato numerose proposte volte a ridefinire
il corrispettivo per i diritti discografici, anche attraverso
un percorso graduale di adeguamento tariffario", ha spiegato
nella nota il presidente SCF Salvatore Lupica, evidentemente
messo alle strette da una decisione, quella delle radio, non
ipotizzata inizialmente dal consorzio.
"Non vogliamo certamente entrare nel merito delle scelte
di palinsesto delle radio. Non riteniamo però corretta
l'iniziativa promossa nei giorni scorsi dalle radio, soprattutto
se queste si dichiarano sostenitrici dei prodotti musicali
e delle imprese discografiche", ha spiegato Lupica, confermando
implicitamente le voci che volevano malumori crescenti all'interno
dell'ente a seguito dell'oscuramento dei brani musicali. Non
può, infatti, non balzare all'occhio il cambio di rotta
del presidente SCF, che all'inizio dell'embargo alla domanda
se esso costituisse un grosso danno per le case discografiche,
aveva risposto: “A sentire i nostri consorziati, non
mi pare”.
Ora però i toni di SCF sono già più morbidi:
"Per quanto riguarda la trattativa con RNA, quanto richiesto
oggi da SCF non è altro che un ragionevole adeguamento
dei compensi con quanto applicato già da tempo a livello
europeo". "In Italia fino al 2006 i principali network
nazionali hanno riconosciuto per i diritti discografici un
compenso pari all'1% dei loro ricavi lordi: una somma che
non può certo essere considerata una "equa remunerazione",
a fronte di un utilizzo di musica sempre più intensivo
ed evidente, stimato in ben oltre il 50% del palinsesto radiofonico
medio", ha sottolineato Lupica.
Le radio però non hanno nessuna intenzione di cedere,
a quanto risulta. Anche perché, stavolta, hanno capito
di avere il coltello dalla parte del manico.
(newslinet.it)
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