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14 luglio 2010
Così non si poteva più
andare avanti e, al termine della riunione del 5 luglio scorso,
il CdA ha unanimemente dato mandato al presidente Vitelli
perché finalizzi, avvalendosi della consulenza del
comitato tecnico della società e di consulenti esterni,
le soluzioni tecnicamente più affidabili che possano
consentire il miglior affinamento dei risultati della nuova
metodologia.
I Diari, quindi, andranno al vaglio di un team di tecnici
che ne individuerà le eventuali debolezze e storture
metodologiche, dopo che nelle scorse settimane molte emittenti,
socie di Audiradio, erano insorte contro una pretesa inaffidabilità
della nuova forma di rilevazione che, a partire da quest’anno,
ha preso il posto della tradizionale intervista telefonica
Cati.
In particolare, sarebbero stati individuati due punti deboli:
il primo riguarda la composizione del panel, giudicato troppo
anziano ed eccessivamente proteso verso il target femminile;
il secondo, invece, riguarda la cadenza, divenuta trimestrale
(negli ultimi due anni era stata bimestrale), che impedisce
agli inserzionisti di programmare nel breve periodo gli investimenti.
Già nel CdA dello scorso 21 giugno erano emersi molti
giudizi negativi riguardo al metodo Diari e, secondo la ricostruzione
di ItaliaOggi (che alla questione ha dedicato particolare
attenzione), un folto gruppo di emittenti, formato da quelle
radio ritenutesi penalizzate dagli ultimi rilevamenti, aveva
esplicitamente richiesto al presidente Vitelli il ritorno
al vecchio metodo.
Sin dalle sue origini, infatti, Audiradio aveva basato le
proprie indagini sulle interviste telefoniche, in cui veniva
chiesto al campione di rispondere riguardo alcune basilari
domande circa i programmi e le emittenti ascoltate nei giorni
precedenti. I Diari, invece, affidano alla buona volontà
dei componenti del panel la redazione di moduli riportanti
le stesse informazioni. Al di là, però, del
cambiamento metodologico, ciò che viene imputato ai
Diari è una serie di difetti nella costruzione del
nuovo strumento, costato ben 3,5 milioni di euro ai soci Audiradio
che vi hanno aderito, molti dei quali, a parità di
palinsesti e senza cambiamenti significativi, si trovano oggi
in una posizione penalizzante. Dall’altra parte della
barricata, vi sono - ovviamente - le emittenti che hanno registrato
una crescita negli ascolti e che quindi sarebbero favorevoli
al mantenimento della formula, fermo restando, però,
un perfezionamento del meccanismo.
Ora toccherà agli speciliasti analizzare e scoprire
le eventuali falle del sistema. Intanto c’è chi,
come Elsa Di Fonzo, ex capo marketing di Rtl 102.5, Rds e
Finelco, non risparmia critiche, della serie, “io l’avevo
detto”. La Di Fonzo, che aveva rappresentato Finelco
nel comitato tecnico di Audiradio, ricorda su ItaliaOggi che
fin da subito aveva avuto l’impressione che “i
Diari presentavano molti aspetti critici, principalmente per
l’incertezza sulla loro compilazione affidata alla buona
volontà dei componenti del panel”. “Inoltre
i dati fornivano dati sull’ascolto nel lungo periodo
– spiega, ancora, al quotidiano economico-finanziario
– il che rappresenta un assurdo editoriale, perché
la radio dovrebbe dimostrare la sua capacità di garantire
all’inserzionista la copertura del target pubblicitario
in tempi brevi”. Secondo la Di Fonzo, il metodo più
adatto per sostituire il Cati sarebbe stato quello del meter,
come nelle rilevazioni Auditel: quest’idea, però,
fu subito abbandonata in favore dei controversi Diari. Il
meter, spiega Di Fonzo, “avrebbe garantito un dato d’ascolto
oggettivo e puntuale, ogni cinque minuti, ben più preciso
dell’attuale quarto d’ora medio, e non affidato
a labili ricordi del campione. Si disse che sul mercato non
c’erano disponibili meter sufficienti.
Ora, tuttavia, con grande dispiacere, vedo compromessa la
credibilità della radio: si sono buttati via 3,5 milioni
di euro con i Diari, cifra con la quale potevamo fabbricarci
da soli tutti i meter che volevamo”.
(newslinet.it)
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