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26 febbraio 2009
La
storia dello “Sri Lanka Broadcasting Corporation”
risale all’anno 1925, quando a metà del mese
di dicembre venne inaugurata l’attività di Radio
Colombo, una piccola emittente operativa su onde medie grazie
ad un trasmettitore alimentato allora da solo 1 kilowatt di
potenza situato presso Welikada. Nata 3 anni dopo il lancio
ufficiale della Bbc, Radio Colombo fu la prima stazione radio
mai avuta sino ad allora in Asia. Nel 1949 l’emittente
fu rinominata “Radio Ceylon”, mentre nel 1972,
con il passaggio alla “Repubblica dello Sri Lanka”
acquisì il suo nome attuale, “Sri Lanka Broadcasting
Corporation”.
Non passa giorno che l’emittente non segnali notizie
sulla guerriglia per l’indipendenza regionale rivendicata
dai ribelli Tamil.
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Colombo
(Sri Lanka) – A tre giorni dal tentato attacco suicida
compiuto con due aerei militari, che ha causato nella capitale
sri-lankese la morte di 2 persone e il ferimento di altre
50, le Tigri Tamil hanno reso noto attraverso un comunicato
di essere pronti ad accogliere la richiesta internazionale
per il cessate il fuoco con il governo di Colombo.
Nella nota si legge che "le tigri liberatrici del Tamil
Eelam" (LTTE) non intendono per questo deporre le armi
o definire una tregua, promettendo di impugnare il fucile
ogni qual volta si renderà necessario l’uso della
forza per la sopravvivenza della minoranza etnica Tamil.
Nel comunicato datato lunedì 23 febbraio i ribelli
Tamil - da quasi 30 anni in guerra contro il governo centrale
sri-lankese per ottenere il riconoscimento internazionale
di indipendenza del Tamil Eelam (la parte nord-est dell’isola)
– lanciano un monito a tutti i governanti delle Nazioni
Unite, e in particolare a Stati Uniti, Unione Europea, Giappone
e Norvegia affinché facciano pressione sul governo
di Colombo perché venga trovata una soluzione al conflitto
che non sia solo militare ma anche e soprattutto politica.
“Sono già stati uccisi più di 2 mila civili
e 5 mila sono quelli feriti garavemente” si legge nel
comunicato delle Tigri Tamil diffuso in rete da Reuters. “E’
davvero penoso vedere il mondo intero mantenere assoluto silenzio
sopra questa immensa sofferenza umana, come se fosse divertito
da quello che verrà dopo”. “In questa situazione
– prosegue la nota - le tigri liberatrici del Tamil
Eelam sono pronte ad accettare il cessate il fuoco riconosciuto
e accettato da tutta la comunità internazionale, con
l’intento di porre fine alla sofferenza dei civili”.
Il ministro della Difesa sri-lankese Keheliya Rambukwella
ha ammesso che non ha nessuna intenzione di scendere a patti
con la struttura paramilitare dei ribelli, bollata in 30 Paesi
come organizzazione di stampo terroristico. Accusa le “Tigri”
di perpetrare il genocidio della popolazione Tamil privando
i civili dei propri diritti. Nel frattempo l’emergenza
profughi si fa di giorno in giorno sempre più drammatica:
il Programma Alimentare Mondiale (Wfp) lancia l’allarme
umanitario per le oltre 250 mila persone a cui mancano casa
e cibo.
Il doppio attentato suicida di venerdì scorso rivolto
contro due obiettivi strategici di Colombo, lo Sri Lankan
Air Force e la base aerea di Katunayake, ha dimostrato che,
per quanto le forze armate sri-lankesi abbiano in questi mesi
circoscritto la regione operativa dei ribelli Tamil ad un’area
di meno di 100 kmq, le azioni militari delle “Tigri”
sono ancora efficaci e garantite dall’utilizzo di armi
e mezzi bellici vetusti ma ancora funzionanti, come aerei
e navi da guerra.
“Buona parte delle armi che possiedono – spiega
a IdeeRadio Riccardo Ferretti, direttore responsabile di Equilibri.net,
responsabile del desk Asia - sono state sottratte all’esercito
regolare durante il periodo d’oro di Colombo”.
“Non sono soltanto bravi a ristrutturarle ma vantano
veri e propri centri per la produzione di arsenali”.
“Nell’ultimo attentato su Colombo della settimana
scorsa – prosegue Ferretti - le Tigri hanno escogitato
il sistema di lancio delle bombe e hanno prodotto le bombe
stesse”.
Sì, perché l’ala militare del LTTE, controllata
dal Central Governing Committee – a sua volta presieduto
dal generale/presidente Vellupiali Prabhakaran - può
far affidamento sulla forza di almeno 10 mila combattenti,
ripartiti in diversi reggimenti, secondo quanto riportato
dall’agenzia araba di informazione Al Jazeera: la struttura
verticalista militare delle Tigri Tamil è suddivisa
in 9 gruppi, ognuno dei quali si occupa di una particolare
disciplina dell’ “ars bellica”. Un ristretto
gruppo di combattenti Tamil conosciuto con il nome di “Charles
Anthony Regiment” rappresenta una speciale unità
di guerriglieri. Le cosìddete “Black Tigers”
sono invece le unità a cui sono affidate le missioni
suicide, mentre le più note “Sea Tigers”
compiono le offensive militari via mare e fungono da cargo
per il trasporto di merci e dei velivoli militari di fabbricazione
straniera da assemblare a terra. Un vero e proprio mini corpo
d’aviazione, costituito da vecchi aerei militari e piccoli
elicotteri, che consente ai ribelli di muoversi con facilità
sopra la giungla e di sferrare attacchi kamikaze simili a
quello di venerdì scorso su Colombo. “Tutto questo
apparato fa di loro probabilmente il più forte e organizzato
gruppo ribelle della storia” commenta Ferretti.
Secondo un’analisi condotta dall’esperto di terrorismo
internazionale del Corriere della Sera, Guido Olimpio, le
Tigri Tamil riceverebbero larghi benefici economici dalla
gestione dei traffici marittimi intercontinentali, arrivando
a guadagnare nel loro periodo più florido anche 25
miliardi di dollari all’anno.
I ribelli Tamil possono contare su una rete di contatti di
fiducia, localizzati in Paesi chiave come gli Stati Uniti,
la Cambogia, il nord Europa e il Canada, “uomini ponte”,
che permettono all’organizzazione di rifornirsi con
armi e apparecchiature elettroniche per le comunicazioni.
Ma da qualche tempo sembrerebbe che il governo sia riuscito
a mettere il gruppo alle strette
Nascosto nel fitto della giungla e accerchiato in un’area
circoscritta, Prabhakaran, il leader maximo del movimento
per la liberazione del Tamil Eelam sente il fiato sul collo.
Il governo si dice impegnato a voler chiudere la faccenda
Tamil entro la fine del 2009. Se all’inizio l’India
chiudeva un occhio sull’attività dei ribelli,
perché interessata a mettere le mani sull’isola,
dopo l’attentato che causò la morte dell’allora
ex primo ministro Rajiv Gandhi, nel 1991, cambiò rotta,
chiudendo via via definitivamente il commercio tra Tamil Nadu
( la regione sita nel sud est dell’India) e Sri Lanka,
impedendo in questo modo qualsiasi rifornimento via continente
all’organizzazione ribelle. “Senza dubbio quel
fatto segnò l’inizio della loro disfatta”
commenta Ferretti. “L’India ha sempre tenuto un
atteggiamento ambiguo sulla faccenda dei ribelli – sottolinea
- perché nel governo di Delhi vi è una folta
rappresentanza della regionalità Tamil Nadu che ha
sempre fatto pressione per sostenere la causa dell’indipendenza
regionale della minoranza Tamil”.
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