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15 dicembre 2009
Da una parte una legge,
quella sui diritti d'autore, datata 1941 e che lascia margini
di manovra alle case discografiche. Dall'altra proprio le
etichette che, in tempo di crisi, si alleano per fare cassa.
E in mezzo loro, i commercianti, sommersi da centinaia di
lettere e disorientati dalle contemporanee richieste di pagamento
della Siae e della neonata Scf.Negozianti, baristi e ristoratori
rischiano (e talvolta accettano) il raddoppio della gabella.
Non c'è truffa: è il caos dei diritti d'autore
per i negozi che tengono radio e tv accese.
Nelle ultime settimane centinaia di commercianti di città
e provincia hanno ricevuto un bollettino firmato dalla Società
consortile dei fonografici (Scf), che batte cassa per il riconoscimento
dei diritti d'autore.
Ma non c'è già la Siae? Sì, ma a quella
si pagano i diritti degli artisti.
La legge 633 del 1941 chiede che anche le case discografiche
ricevano un corrispettivo. Così una parte (cospicua)
di esse ha costituito il consorzio e sta chiedendo soldi ai
commercianti. Ecco perché non c'è truffa. Ma
ciò non basta a considerare risolta la questione.
Perché la legge dice che alle etichette va riconosciuto
un «giusto», e non meglio specificato, indennizzo.
Sui bollettini inviati da Scf sono stampate tariffe di tutto
rispetto: dai 72 euro in su in base alla metratura dell'esercizio
commerciale, fino a sfiorare i 400 euro per le attività
superiori ai 500 metri quadrati. Ma chi ha stabilito che sia
questo il giusto corrispettivo?
Scf, unilateralmente. Ecco perché la maggior parte
dei commercianti, e tutta Confesercenti, si rifiuta di pagare
(Confcommercio, cui è affiliata l'Uncom, ha invece
stretto una convenzione ottenendo sconti ma legittimando il
consorzio). Anche perché Scf non ha alcun riconoscimento
dello Stato, a differenza della Siae.
L'impressione è che il consorzio stia provando a forzare
la mano, per poi passare dal governo. E c'è un'altra
questione aperta. In Scf non ci sono tutte le case discografiche:
cosa accadrebbe se si formassero altri consorzi? I bollettini
si moltiplicherebbero. E già così, se passasse
la linea della compresenza di Siae e Scf, per i commercianti
si tratterebbe di fatto di una doppia tariffa.
Ad oggi sono decine i commercianti mantovani che, vistosi
recapitare il bollettino, lo hanno pagato senza colpo ferire.
Qualcuno per sbadataggine (scambiandolo per quello della Siae),
qualcun altro per paura (la lettera d'accompagnamento indica
in una settimana la scadenza tassativa e l'ipotesi di controlli
nei negozi). E le associazioni di categoria e gli uffici della
Siae sono stati tempestati di telefonate per avere chiarimenti.
Dalla sede cittadina della Siae arriva una posizione di neutralità:
il mandatario Massimo Beschi (che parla di centinaia di telefonate)
si richiama alla posizione di neutralità assunta dall'ente
a livello nazionale e chiede al governo di dirimere la questione.
Ma mette i commercianti in guardia: «Noi non c'entriamo
nulla con quelle bollette. E quando Scf dice che manderà
ispettori mente: non ne ha e, in ogni caso, in assenza di
un riconoscimento pubblico non può arrogarsi il diritto
di fare controlli e dare multe».
(Espresso)
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