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3 agosto 2009
Non bene, per i partigiani
della tesi della "selezione artificiale" delle radio
locali in corso da anni ad opera dei poteri forti del mondo
editoriale-pubblicitario e nella disattenzione completa della
politica. Non male per i moderati, che pur ammettendo la progressiva
"selezione naturale" di un settore che per certi
versi pare aver fatto il suo tempo e quindi necessita di un
approccio completamente diverso (la missione della radio locale
andrebbe totalmente riscritta), non vedono, dietro ai risultati
Audiradio, alcuna trama oscura.
Certo, rimane ancora al tappeto la questione delle radio operanti
in bacini demograficamente ristretti, che risentono del basso
campionamento statistico dell'indagine: problema che Agcom
ha trattato di sfuggita pochi mesi fa a seguito della durissima
protesta conseguente al "caso soglia", esploso con
l’innalzamento della soglia dei 24 casi minimi per comparire
in classifica.
Tuttavia, secondo la scuola di pensiero non dietrologica,
problemi di inferenza a parte, Audiradio niente altro starebbe
facendo che fotografare la realtà variegata dell'emittenza
locale, divisa tra soggetti agonizzanti (quelli che puntavano
al continuo rialzo per vendere le frequenze FM, ma sono state
trombati, prima dalla raggiunta sostanziale stabilità
diffusiva dei grandi player che dalla crisi economica); tra
le radio senza idee (che come tali sono castigate dal mercato);
tra emittenti che le idee le avrebbero anche ma non hanno
i mezzi per metterle in pratica o per esaltarle e tra le stazioni
che hanno saputo identificarsi, distinguendosi dalle reti
nazionali (sembra un'ovvietà, ma, invece, di effigi
locali, ovviamente scadenti, di network l'Italia è
ancora piena): è il caso di alcune superstation o maxilocali
da oltre 500.000 ascolti nel giorno medio, come Radio Bruno,
Radio Birikina o Radio Norba (che pur fluttua da indagine
ad indagine), oppure di radio di minori dimensioni che hanno
però saputo caratterizzarsi (Radio 80, Radio Juke Box,
ecc.).
Poi esistono i fenomeni inspiegabili: quelle emittenti sulle
cui performance positive potevi scommettere, ma che sono state
bastonate. Infine ci sono le stazioni che “tengono”
bene, ma che per tornare a crescere hanno evidentemente bisogno
di una spinta in più (per esempio nella diffusione):
è il caso di Lifegate, prodotto originalissimo e dalle
potenzialità enormi (soprattutto in questa fase prossima
agli effetti della green-wave di Obama), da tempo inchiodato
tra i 150.000 e i 200.000 ascoltatori nel g.m., ma anche di
Radio Ibiza (427.000 ascolti) e Kiss Kiss Italia (pur con
514.000 affezionati).
Ad essere legnate dall’indagine sono state soprattutto
le stazioni nell’intorno dei 100.000 ascolti nel g.m.,
multate geneticamente dagli effetti dell’indagine campionaria,
che restituisce una stima alla quale è iscritto un
grado di fiducia misurabile quando la costruzione del campione
replica a criteri di tipo probabilistico (nel caso di specie,
minime fluttuazioni su un valore complessivo numerico poco
rilevante producono effetti anche devastanti agli occhi del
mercato, anche se, nella realtà, l’emittente
non ha subito disaffezioni di peso).
E’ pur vero, osserva qualcuno, che lo spaccato regionale
degli ascolti delle reti nazionali mostra spostamenti di gradimento
più contenuti di quelli delle locali, a parità
di campione; comportamento, questo, che non trova immediata
spiegazione tecnica, a meno di introdurre considerazioni di
natura estremamente soggettiva.
Nondimeno, al di là di queste valutazioni, non può
non rilevarsi come la metodologia di rilevazione Audiradio
sia ormai inadatta all’era tecnologica in cui viviamo.
Per esempio, anacronistica è la divisione tra emittenti
locali e nazionali, quando già l’ascoltatore
non ha più percezione della distinzione, fruendo del
medium anche attraverso formati diffusivi per natura sconnessi
dall’ambito territoriale, come il web, il mobile streaming
e, seppur in misura minore, il sat.
Pare quindi agli osservatori più accorti irrinunciabile
la rapida adozione di strumenti di verifica più attendibili
ed oggettivi, slegati dall’effetto memoria o dalla fascinazione
da marchio sopraesposto, per esempio con un equivalente tecnologico
del meter di Auditel.
E che i tempi per una revisione siano maturi, lo dimostrerebbe
anche il fatto che, da qualche mese, uno dei più grandi
rilevatori mondiali starebbe studiando l’opportunità
di fare ingresso nel mercato delle indagini degli ascolti
radiofonici italiani con metodiche innovative.
(newslinet.it)
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