RADIO LIBERE, ANNI ‘70: UNA STORIA ITALIANA


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8 giugno 2009

Si intitola Libere! ed è un bel saggio che racconta la storia delle radio italiane che hanno trasmesso per prime oltre i canali Rai. Il libro lo firma Stefano Dark ed è appena uscito per l’editore Stampa alternativa – Nuovi equilibri al prezzo di 15 €.
Perché le emittenti si chiamavano libere e che cosa hanno rappresentato per la comunicazione e i media italiani lo si capisce proprio leggendo le circa 200 pagine di quest’ampia analisi.
E rispetto alle radio italiane di ogni colore e località si assimilano anche concetti come “controinformazione”, “partecipazione” e il “Settantasette”.
Una storia composita e corale, nutrita da così tante storie e tanti nomi da far quasi impressione. Un’esperienza complessa che culmina nella seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso e può essere letta sotto molti punti di vista. Primo tra tutti il valore della nuova “libertà” di trasmettere.
Questo saggio è come un viaggio a tappe: si parte dalla nascita della radio in Italia e dalle sue caratteristiche stataliste e di monopolio, tipiche del broadcasting europeo. Si attraversano velocemente fascismo, guerra e ricostruzione per arrivare ai primi successi che segnano una stagione di svecchiamento per la Rai (Per Voi Giovani, Bandiera Gialla, Supersonic, Hit Parade e Alto Gradimento).
Già, il modello dell’ente radiotelevisivo di Stato - mamma Rai - e i suoi limiti sempre più evidenti a tutti, specie ai più giovani, di lì a poco protagonisti sulle scene. Limiti sia sui contenuti sia sulle forme, ad esempio con la terribile censura e con il veto sulle dediche in onda.
Inoltre leggendo “Libere!” si scopre come le remote emittenti private americane e le meno lontane antenne commerciali europee, comprese le mitiche radio pirata, abbiano caratterizzato uno stile leggero e peculiare di fondere musica e parole. Emerge finemente come abbiano influenzato le diverse correnti di pensiero che proponevano di superare il monopolio di Radio Rai degli anni Settanta.
E tutto, come in un romanzo, scorre inserito in un clima contestatario con numerose riflessioni sul contesto politico, sociale e culturale. La spinta tecnologica, con gli apparecchi radio a transistor, i dischi a buon mercato e la nuova modulazione di frequenza stereo, nonché le leggi (e una storica sentenza della Corte Costituzionale nel ‘76) fanno da cornice al boom delle radio libere, private e locali.
Sono i cosiddetti “cento fiori”, ovvero quelle radio che dal 1975 al 1980 hanno mandato in onda di tutto rivoluzionando per sempre il panorama sonoro italiano. È stato un caso unico rispetto al resto d’Europa per i modi rocamboleschi e aggressivi in cui si è arrivati alla liberalizzazione dell’etere. Un pluralismo e un sistema concorrenziale misto si sono imposti di fatto.
La politica non li ha saputi neppure governare. Ha ascoltato alla rivoluzione dei linguaggi di una radio che si avvicinava alla gente e ai suoi bisogni. Una politica meravigliata e un po’ passiva, come molti ascoltatori delle nuove radio libere. Ma non sempre, per fortuna, da sinistra a destra.
Questa storia densa di documentazione e testimonianze che parte da isolati esperimenti clandestini, declina i primi pionieri al microfono ed elenca una serie di antenne e di voci che si intrecciano in tutto il testo. Ci sono radio impegnate e di evasione, stazioni religiose e antenne di servizio che tentano di sollevare le sorti delle comunità locali dello stivale italico, nelle metropoli di Milano e Roma così come nelle realtà di provincia.
I lettori incontrano l’uso della diretta, l’abuso del telefono, la spettacolarizzazione del calcio, i dialetti, la contestazione e l’eros. E ancora: il far west dell’etere, i programmi autogestiti e mal finanziati e persino il ruolo della radio nelle zone terremotate (tristemente attuale in questo 2009 dopo il sisma in Abruzzo).
Da considerare il gradevole paragrafo coi nomi delle radio del tempo e dei personaggi, nonché l’utile “indice delle radio” alla fine del libro che consente una rapida consultazione delle informazioni sulle centinaia di emittenti citate.
A più di trent’anni sembrano davvero poche quelle che resistono. Ma tutte hanno lasciato almeno qualche traccia.

(EUMagazine.it)

 


IDEERADIO è un progetto di Francesco Anzalone per ARTICOLO 21