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9 giugno 2009
Raccogliamo dal sito
di radiopassioni, (che qualche volta saccheggiamo volentieri)
l’indicazione di un nuovo esperimento legato alla radio.
Sarà per la suggestione del personaggio, sarà
per la curiosità del tentativo, ma è certo che
cercheremo di capirne di più per poi farne un resoconto
dettagliato e puntuale.
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Nicolettwitter (il critico della radio diventa
una radio)
Stamane, nel corso di uno svogliato risveglio domenicale tra
(s)voglie di voto e reiterati guai ortopedici con il geriatrico
parentado (tra un po' sono geriatrico anch'io, ma se non altro
rifiuto di considerarmi mio parente), mi arriva uno strano
messaggio di Gianluca Nicoletti (questo il suo profilo pubblico
su FB), l'autore di Melog su Radio 24 e prima ancora di Golem
e di tante altre trasmissioni seminali. Difficile che un messaggio
di Gianluca sia del tutto "normale", ma questo rischia
di superare il record. Nel laconico avviso vengo invitato
a consultare il nuovo blog intitolato GolemxN, che dopo un
po' capisco va pronunciato Golem per Enne. E' un blog aperto
da poche ore, appositamente per il lancio del nuovo progetto
nicolettiano. La Protesi Vocale Perenne o PVP.
GolemxN, scrive Nicoletti, «è un test che ho
iniziato assieme ad alcuni amici e in cui spero di coinvolgerne
altri. Immagino che lo sviluppo del socialnetworking possa
avvenire attraverso un canale diverso rispetto alla forma
testuale. La maniera più semplice e immediata alla
portata di chiunque è la voce e quindi perchè
non spostare tutto a un accesso vocale al web? Io per ora
mi limiterò come qui sotto vedete a creare una radio
senza radio, vale a dire un programma simile a quello che
faccio da 25 anni, ma personalizzabile e fruibile ovunque
senza necessità di avere un apparato concreto che lo
produca e diffonda. Tutta la radio è nel mio apparato
fonatorio e nel server che ne raccoglie e ridistribuisce all'
istante messaggi vocali.»
Le fotografie a corredo del primo post vedono Gianluca come
una sorta di incrocio tra un allievo cosmonauta sovietico
sottoposto ad almeno 5g di accelerazione e un Dustin Hoffman
maratoneta sotto i ferri del nazidentista. Da quel poco che
capisco Gianluca (che è capace di essersi davvero impiantato
un mp3 recorder nella laringe...) si sta morphizzando in un
twitter vocale permanente, in una radio digitale che avrà
per programmazione lui stesso, 24 ore su 24, senza possibilità
di cambiare frequenza. L'idea però è di estendere
l'accesso alla Protesi anche all'universo mondo, attraverso
il telefono con l'obiettivo di realizzare un metapodcasting
collettivo, una automappa vocale della rete sociale costituita
da fan, amici e detrattori del profeta golemiano. Una "audiovisione"
che sarebbe piaciuta al nonvedente Borges teorizzatore delle
mappe geografiche in scala 1:1, una carta di estensione pari
a quella del territorio rappresentato.
La PVP si baserebbe su software opensource, ma devo ancora
trovare il modo di accedervi. Se non ho capito una fava Gianluca
mi perdonerà. Intanto, leggetevi questo estratto da
un suo saggio sulla radio. Lo trovo inquietante e superbo,
come molte cose sue.
[...]La radio, semplicissimo apparato
domestico, può spesso andare molto oltre chi viaggia
grazie a sempre nuove e più potenti trasformazioni
ed elaborazioni di un' idea che diventa voce. In totale contraddizione
con una pluridichiarata vocazione all'evanescenza inizio qui
a sperimentare uno strumento di automitizzazione del proprio
quotidiano. Potrà essere utile o solo futile, ma chi
se ne importa! Chi vorrà presto potrà bearsi
di saper affidata alla storia (una delle tante) ogni propria
alienazione. Quelli che hanno solo assaporato e sbirciato
dal proprio apparecchio radiofonico ciò che si decideva
far loro ascoltare ''dall'altra parte" potranno finalmente
avere soddisfazione delle loro più inconfessabili curiositàenti.
Con un telefono chiunque può entrare nella macchina
delle meraviglie, ci entra a pieno diritto e con tutte le
caratteristiche che permettono di vivere in quell’universo,
condensarsi in una voce che si muove in un tempo di ascolto.
La radio potrebbe avere la forza fulminante dell’apologo
Zen che squarcia il torpore e disvela l’assoluto, rispetto
al pomposo rituale di una liturgia televisiva celebrata per
antichi dei ormai ritirati dalla vista degli uomini.
Per questo forse la radio è fortemente elitaria, privilegia
l’individualismo sfrenato, premia la presunzione, il
narcisismo, il disprezzo per gli usi comuni e i linguaggi
unificanti. La tv ha la logica dell’immersione, chi
la segue deve essere teletrasportato all’interno del
teatro dell’evento. L’ansia del trapasso tiene
incollati. Vista la spiccata ambizione da parte dell'umanità
di mantenersi in memoria, di restare in vita passando in televisione
la propria faccia, le proprie aspirazioni, la propria vicenda,
possiamo affermare che il sistema della comunicazione, organismo
integrato di vari componenti, altro non è che una macchina
emotiva finalizzata alla sopravvivenza ed esistenza, uno strumento
fittizio un concretizzatore di velleità.
La radio, orpello tra i più insignificanti del meccanismo,
ma non per questo indifferente, rappresenta l’antica
amante a lungo praticata, ma attualmente solo spettro di passioni
remote. La si vagheggia in nome del passato anche se nel presente
nessuno vuol frequentarla. La radio uccide e annulla in partenza
l’effetto “surrogato di memoria” che la
televisione usa come suo elemento fondante. In questo particolare
momento, sotto forma di nostalgia, alimenta la necrofilia
verso le icone svampite dei suoi decenni di storia. Si costruisce
un passato per sopravvivere e continuare a promettere sopravvivenza,
flebo di formaldeide ad ogni passaggio. La radio deve invece
proporre la sfida del vuoto a perdere, dell’ atto gratuito,
del passaggio senza ritorno. La radio non regala, semmai toglie,
mina, mette in pericolo e questa è la sua caratteristica
risolutiva.
La radio può essere proposta proprio come esperienza
completamente diversa, alla radio si va per nascondersi al
mondo, la radio separa il nostro pensiero dalla mimica facciale,
la radio chiude il circuito, rimbomba nelle orecchie di chi
parla, resta dentro. La parola si confronta continuamente
con l’animo che l’ha generata, ma allo stesso
tempo fugge immemore a seppellirsi nell’etere. [...]
(radiopassioni.it)
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