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23 marzo 2009
Ecco, credo sia arrivato
il momento di tornare a parlare della musica leggera.
Non è solo perché dalla fine dell’anno
scorso la Coniglio Editore pubblica un bimestrale intitolato
“Musica leggera” (curato dal quel bravo Maurizio
Becker che già ha firmato il libro sulla storia della
RCA con il grande Lilli Greco), non è solo perché
Mimma Gaspari (per tanti anni già ufficio stampa della
Sugar e della stessa RCA), ha appena fatto uscire un altro
libro intitolato “Penso che un mondo così non
ritorni mai più”, ma perché credo che,
nella musica italiana, si debba riannodare un filo, mettere
tra parentesi un periodo, un determinato mondo e determinate
canzoni, facendo attenzione però a non buttare…
come si dice… con tutta l’acqua pure il bambino.
Ma anche perché sono fermamente convinto che, malgrado
il momento di assoluto fermo commerciale per i dischi, ritornare
alla “musica leggera” può offrirci delle
chances maggiori e delle nuove prospettive di mercato, anche
in senso più tradizionale.
E’ necessario però chiarire bene che cosa si
intende per “musica leggera”, e non secondo il
solito “secondo me”, ma analizzando la storia
e rimettendo i giusti puntini sulle i.
Niente, più della cosiddetta “canzone”
sta alla musica leggera. E per leggera non si intende che
non debba o che non possa dire nulla, che non debba avere
un significato, una logica costruttiva sia letterale che musicale.
Le canzoni sono sempre esistite, da quando esiste la musica.
Si sono sempre composti brani brevi, sin dalla più
remota antichità, per una o più voci o con l’accompagnamento
di un solo basso continuo, poi nel ‘700 con i cosiddetti
Lied (in genere per soli voce e pianoforte o clavicembalo).
Erano generalmente appannaggio di salotti riservati dell’alta
borghesia e della nobiltà ma con il successo del melodramma
italiano in tutta Europa (agli inizi del XVIII secolo), e
quindi con “il trasferimento” in teatro e con
la conseguente ed inevitabile “apertura” a classi
sociali meno elevate, la canzone diviene “popolare”.
(Attenzione, questa superficiale e iperbolica ricostruzione,
più veloce di un passaggio al volo, e che quindi agli
esperti potrà sembrare molto imprecisa, è volutamente
grossolana e semplicistica, non solo per ragioni ovvie di
spazio ma anche perché diversamente dovrebbe tenere
conto di tutta una serie di avvenuti passaggi più consoni
agli studiosi e agli appassionati.)
La vera differenza, oltre che in determinati aspetti prettamente
musicali, l’hanno fatta i contenuti letterali, le cose
che si cantavano e che quindi si dicevano con la musica.
Pertanto possiamo sgombrare il campo asserendo che la canzone
italiana è assolutamente figlia, più o meno
evoluta, della musica cosiddetta classica, delle vecchie cantate
o arie, ma soprattutto del melodramma. Melodramma che così
com’era, tutt’ora vive (e non sopravvive), e prospera
di autentico successo in tutto il mondo.
Le storie del melodramma sono appassionanti, coinvolgenti,
parlano di fatti, fattarelli, caratteri, espedienti, innamoramenti,
delusioni, e chi più ne ha più ne metta, che
hanno sempre aiutato a far sognare la gente. Sì, un
sogno, il sogno, quello che può catturarci, che può
farci andare ancora più dentro una palpabile realtà,
o allontanarci talmente dalla realtà stessa da regalarci
la più grande desiderata spensieratezza. Quelle storie
cantate a piena voce sul palcoscenico altro non erano e altro
non sono che fotografie, tanto che l’avvento del cinema
molto, nella storia mondiale, ha attinto e dato da e per le
canzoni.
Quindi i fatti, le storie! E che siano legati a un fatto d’amore
o a un fatto sociale, devono sempre poter avere la capacità
di coinvolgerci, ritrovarci o ritrovare qualcuno e/o qualcosa,
che sia la nostra vita vera o la vita vera di qualcun altro,
o il sogno o il desiderio dentro di noi segretamente taciuto.
E in tutto questo deve sempre essere presente, anche nella
tristezza, la forza del gioco. Ecco perchè forse, alla
fine, nel definirla “musica leggera” la si è
troppo spesso e velocemente catalogata come canzone frivola
e disinteressata. Ma tutto va valutato a seconda dell’epoca
in cui si scrive e si canta e poi, cosa da non trascurare,
è fondamentale la melodia unita all’armonia.
E le due cose non sono poi sempre così tanto discutibili.
Bisogna conoscerle bene entrambe e conoscerne le regole.
Insomma, come potete constatare, si tratta di un bel mix…
per trattarsi di sola musica leggera!
La musica leggera, denigrata e soppiantata dalla cosiddetta
musica “impegnata”, è sempre stata a suo
modo impegnata, solo che spesso ci ha detto e dato cose senza
che magari ce ne accorgessimo e in più regalandoci
un momento di umana leggerezza.
Non voglio star qui a fare citazioni, sono troppi i titoli
a cui dovrei richiamarmi e tutti rispondenti alle caratteristiche
sopra dibattute.
Voglio però citare le parole di Mimma Gaspari per la
presentazione del suo libro: «Noi non vendevamo saponette,
vendevamo sogni, emozioni, pensiero, divertimento: e certo
subivamo tensioni, ma eravamo coinvolti in una “bolla
artistica” e nell’orgoglio di portare a termine
un’impresa grande. Perché allora la canzone era
una cosa grande.»
E’ così tanto vero che la musica leggera è
cultura del momento perché espressione del momento
che viviamo e di quel che siamo, che di fronte a titoli come
“T’amo o t’ammazzo” o alle insensate
masturbazioni mentali dei “rapper” sempre in scena
con la mano sopra i genitali, credo che bisognerebbe avere
il coraggio di fare un passo indietro e provvedere a fare
grande pulizia.
Guarda un po’ il caso, è proprio come nella vita
odierna del nostro paese: la politica sì che ormai
è venduta come e peggio di certe saponette. E non sarà
che si tratta realmente di saponette?
A Sanremo quest’anno, tra i giovani, ha vinto “una”:
si chiama Arisa, ha voce e sa cantare, con un brano intitolato
semplicemente “Sincerità”; “…per
una relazione stabile che punti all’eternità…”,
non è detto che ci si riesca, ma provarci almeno, è
proprio umanamente il minimo.
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L’ARCA DI NOÈ
Un volo di gabbiani telecomandati
E una spiaggia di conchiglie morte
Nella notte una stella d’acciaio
Confonde il marinaio
Strisce bianche nel cielo azzurro
Per incantare e far sognare i bambini
La luna è piena di bandiere senza vento
Che fatica essere uomini
Partirà la nave partirà
Dove arriverà questo non si sa
Sarà come l’arca di Noè
Il cane il gatto io e te
Un toro è disteso sulla sabbia
E il suo cuore perde kerosene
A ogni curva un cavallo di latta
Distrugge il cavaliere
Terra e mare polvere bianca
Una città si è perduta nel deserto
La casa è vuota non aspetta più nessuno
Che fatica essere uomini
Partirà la nave partirà
Dove arriverà questo non si sa
Sarà come l’arca di Noè
Il cane il gatto io e te
di Sergio Endrigo
Sanremo 1970
3° classificato
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