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27 marzo 2009
Federico Lacche,
Responsabile di redazione: “Raccontiamo, ma soprattutto
facciamo raccontare, chi di volta in volta ricostruisce fili
che sembrerebbero altrimenti sconnessi”
Libera Radio, la prima web radio di informazione sulla legalità
e contro le mafie, nasce ufficialmente il 19 settembre 2007,
quando a Roma viene presentata Libera Informazione. La Fondazione
ha l’obiettivo di “mettere in rete” l’informazione
nazionale con il vasto arcipelago delle realtà territoriali
che lottano contro le mafie. Il Presidente onorario è
don luigi Ciotti, affiancato da Roberto Morrione, che è
anche il Direttore Responsabile della radio. Nomi che non
hanno bisogno di presentazioni.
“Tutto nasce da un viaggio in
Sicilia di Piero Ingrosso (attualmente a capo del progetto
editoriale dell’emittente, ndr.), fatto insieme ad alcune
persone di Libera”, racconta Federico Lacche, Responsabile
di redazione di Libera Radio. “Erano stati invitati
a vedere le cooperative sociali che lavorano in questi terreni
confiscati alla criminalità organizzata. Piero ne visitò
alcune, e al suo ritorno ci trasferì la ‘folgorazione’
dell’attività dei giovani che lavoravano in questi
terreni, grazie ad una legge fortemente voluta da Libera sull’assegnazione
dei beni e il loro riutilizzo sociale. Il discorso delle cooperative
coinvolgeva anche il concetto di legalità applicato
all’impresa: ci infuse curiosità, energia, e
voglia di entrare nell’argomento”.
E’ a questo punto che nasce l’idea
di una web radio: da una collaborazione tra Città del
Capo – Radio Metropolitana (emittente indipendente di
Bologna, gestita dalla Not Available, cooperativa di giornalisti
e operatori della comunicazione) e la Fondazione Libera Informazione,
con il supporto nella fase di start up dell’Agenzia
Cooperare con Libera Terra. “Si è quindi formato
un piccolo gruppo che ha cominciato a lavorare sull’idea
di questa radio”, spiega Lacche. “Avevamo già
avuto, negli scorsi anni e tra i primi in Italia, esperienze
di web radio in altri settori. Abbiamo quindi deciso di utilizzare
la Rete, perché si tratta dello strumento più
efficace per coloro che vogliamo coinvolgere come pubblico:
i giovani”, spiega Federico. “Ci rivolgiamo soprattutto
– ma non solo – alla fascia che va dai 25 ai 35
anni”.
La notiziabilità di legalità
e di criminalità organizzata non è mai stata
una priorità per le testate giornalistiche. “Per
alcune, però, lo è, e per noi lo era stata in
parte a Città del Capo”, prosegue Lacche. L’idea
prende forma, quindi, proprio per “rendere notiziabili
precisi argomenti, collegati non solo alla cronaca ma anche
alla politica”.
Ma perché proprio la radio?
“Noi siamo giornalisti radiofonici, e conosciamo bene
questo strumento. In più la web radio mette in moto
molti altri linguaggi, e abbiamo raccolto la sfida multimediale”.
Interazione e risposte estremamente positive, dunque. In circa
un anno, Libera Radio ha realizzato 13mila visitatori unici,
50mila pagine visitate e più di 270mila contatti. “In
realtà ci siamo accorti, soprattutto in questi ultimi
mesi, che stanno nascendo numerose realtà radiofoniche,
siti e blog che ci chiedono di poter scaricare i nostri contenuti.
E questo è stato uno dei motivi principali per cui
li abbiamo resi immediatamente disponibili: l’intento
è quello di coinvolgere le persone non solo nell’informazione,
ma anche nella sua creazione. Abbiamo redattori che ci scrivono
dal territorio, persone che ci segnalano notizie, eventi ed
episodi di cronaca. E in molti, non avendo possibilità
di produzione propria, ci chiedono di utilizzare i nostri
contenuti. Si crea così quella rete che abbiamo cercato
di realizzare insieme ad altre radio e ad altre realtà
in giro per la Penisola”. L’idea che Libera Radio
sta portando avanti è quella di creare molteplici redazioni
dislocate in tutta Italia.
Alcuni giornalisti della cooperativa hanno deciso di dedicare
una parte del proprio tempo al progetto, ottimizzando il lavoro
all’interno della redazione. Non mancano, a volte, oggettive
difficoltà economiche. Avete mai ricevuto intimidazioni
o tentativi di influenza? “No, anzi. Certo, se c’è
un investimento pulito e la voglia di darci una mano, non
rifiutiamo”, spiega il Responsabile di redazione. “Ma
cerchiamo di mantenere, anche in questo caso, la nostra indipendenza.
Qualche volta c’è stata, piuttosto, un po’
di indifferenza. La nostra è una realtà che
si è mossa, inizialmente, all’interno e accanto
a Libera di Don Ciotti: un vero e proprio arcipelago, col
quale c’è sempre stata grande sintonia. All’inizio
il processo è stato un po’ lento, per la necessità
di farsi conoscere e apprezzare”.
L’emittente porta, nel suo “sottotitolo”
– “Voci contro le mafie” – un concetto
forte: “ci siamo spesso ‘limitati’ a dare
spazio a chi, quotidianamente, lavora per la legalità
e contro la criminalità organizzata”. Voci che
arrivano dal mondo associativo e istituzionale, dalla magistratura,
dalle forze dell’ordine, ma anche dall’arte e
dallo spettacolo. “E siamo stati ripresi, per alcune
nostre inchieste, da grandi giornali o radio”, racconta
Federico Lacche. “Per esempio, abbiamo fatto dei servizi
sulle infiltrazioni mafiose nell’hinterland milanese,
e siamo stati rilanciati da Radio 24 e da altre testate”.
Presenza delle mafie al nord: una tematica
sulla quale Libera Radio ha molto insistito, “per rompere
un muro, sottolineare che si deve parlare di ‘mafie’
e non di ‘mafia’. Parlare di mafia al nord, poi,
è percepito come paradossale. Ma per noi è fondamentale:
vuol dire parlare della storia (soprattutto più recente)
della criminalità organizzata… Il fatto che il
fenomeno abbia un’intensità maggiore in Lombardia
rispetto alla Puglia, o che in Emilia Romagna esista fin dagli
anni ’60, o, ancora, che la ‘Ndrangheta sia, sempre
in Lombardia, una vera e propria potenza economica e sociale,
non solo in affari illeciti ma anche in ambiti leciti…
”. Fenomenologie dalle quali, di volta in volta, “emerge
questo cancro. Raccontiamo, ma soprattutto facciamo raccontare,
chi di volta in volta ricostruisce fili che sembrerebbero
altrimenti sconnessi”. Nella programmazione e nell’attività
redazionale intervengono storici, magistrati, esperti e rappresentanti
delle forze dell’ordine.
Parlare di mafia e di informazione
porta alla mente il “fenomeno Gomorra”. Un fenomeno
tra luci e ombre? Cosa ha portato al settore dell’informazione
che affianca la lotta alla criminalità organizzata?
“Da un lato, l’Italia è un paese che ha
ferocemente bisogno di eroi”, commenta il giornalista.
“Dall’altro lato, Roberto Saviano, per il quale
nutro il massimo rispetto, ha avuto l’indubbio merito
di scoperchiare la fisionomia del fenomeno mafioso e delle
sue connessioni. Si pensi, ad esempio, a quelle che collegano
lavoro nero e Alta Moda. Le ha rese chiare, attraverso un
linguaggio che è originale via di mezzo tra giornalismo
e letteratura. Il fenomeno crea reazioni contrastanti. Il
vero problema è il temperamento degli italiani: nel
voler “eroicizzare” le figure, si giunge ad esagerazioni
mediatiche quasi controproducenti”.
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