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14 marzo 2009
Radio Zamaneh, che
ha base ad Amsterdam ed è coordinata dalla Ong olandese
Press Now, è un emittente radiofonica indipendente
che parla la lingua ‘farsi’ dell’antica
tradizione persiana, in cui la parola Zamaneh significa ‘tempo’.
Lanciata in rete da ormai due anni si ama proclamarsi la radio
dei blogger, dal momento che molti giornali sono oggetto di
continue vessazioni e costretti a chiudere. La gran parte
dei collaboratori di Radio Zamaneh sono stati dei blogger,
e lo sono tutt’ora. L’emittente può godere
del supporto finanziario di diversi soggetti sia privati che
pubblici, incluso il governo olandese.
L’idea rivoluzionaria di Radio Zamaneh è che
tutti gli ascoltatori possono avere la possibilità
di inviare i loro lavori radiofonici registrati e comunicare
con le proprie parole e la propria voce la notizia. In questo
senso è stata la prima radio in Iran che ha promosso
iniziative di Citizen Journalism.
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Si
è aperto a Vienna il 51esimo summit internazionale
dell’Onu sulla droga. L’attenzione dei 53 stati
membri della Commissione stupefacenti delle Nazioni Unite
è stata subito richiamata dalla provocazione del vulcanico
Evo Morales che masticando una foglia di coca si è
rivolto all’assemblea dicendo: “Se questa è
considerata droga allora dovreste mettermi in galera”.
Con questo gesto di protesta il presidente boliviano ha chiesto
ai delegati di cancellare dalla lista delle sostanze proibite
la foglia di coca – di per sé non nociva per
la salute e da millenni simbolo della cultura andina -per
inserirvi la pasta di coca, il prodotto derivante dal trattamento
chimico della foglia.
La Conferenza Internazionale di Vienna si pone l’obiettivo
di far luce sulle politiche adottate dall’Onu negli
ultimi dieci anni per la lotta alla droga. Le premesse però
sono tutt’altro che incoraggianti: da un protocollo
presentato dalla Commissione europea sul mercato illecito
della droga dal 1998 al 2007 quello che emerge è il
quadro di un fallimento su tutti i fronti. "Non c'è
niente che mostri una diminuzione globale del problema della
droga per il periodo dal 1998 al 2007", afferma lo studio
condotto da un team indipendente di esperti internazionali.
Insomma, 10 anni di lotta alla droga non hanno portato a nulla.
Il risultato del contrasto al traffico di droga attuato in
questo periodo ha determinato più danni degli stessi
stupefacenti, sottolinea il dossier.
“Il sogno dell’Onu di un Mondo finalmente libero
dalla droga è svanito” commenta il ‘The
Economist’, lanciando a chiare lettere una forte provocazione
nelle headlines: se la politica del proibizionismo è
fallita allora forse il male minore passa per la via della
legalizzazione. “La guerra alla droga è stata
un vero disastro – si legge – ha determinato il
fallimento dei Paesi in via di sviluppo e ha causato l’aumento
dei tossicodipendenti nei Paesi ricchi”.
Dall’Afghanistan il traffico di oppio si concentra nel
corridoio che unisce l’Iran alle repubbliche ex sovietiche
dell’Asia centrale e da queste alla Turchia e all’Europa.
Solo in Iran il traffico di droga proveniente dall’Afghanistan
è aumentato negli ultimi 6 anni da 200 tonnellate annue
a 8 mila, ha dichiarato in una intervista a ‘Repubblica’
l’ambasciatore iraniano a Roma Mostafa Doulatyar.
Lo scorso 10 marzo – come riportato dall’Ansa
– il comandante della polizia di Teheran ha rincarato
la dose annunciando che negli ultimi 12 mesi si è assistito
ad un aumento del 90% del traffico di droga. 78 mila sono
stati i trafficanti arrestati.
Nel giugno dello scorso anno i 5 membri permanenti dell’Onu
- Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia - avevano minacciato
di interrompere il flusso di aiuti per tamponare il dilagare
della tossicodipendenza in Iran. “Se questo dovesse
accadere – fa presente l’UN Office on Drug and
Crime – saremmo di fronte ad un fenomeno paragonabile
ad uno Tsunami della droga per i danni che causerà”.
“Sono 14-15 milioni i tossicodipendenti in Iran. Solo
a Teheran i Pasdaran consentono l’ingresso giornaliero
di 5 tonnellate di droga al giorno” spiega a IdeeRadio
Bahrbar Alì Akbar, esponente del Consiglio nazionale
della resistenza iraniana, mujaheddin del popolo iraniano.
“E questo non per niente – prosegue – perché
il regime vuole che la gente si droghi per opprimere la volontà
del popolo iraniano nella ricerca della libertà e della
democrazia. Il suo scopo è quello di isolare la popolazione”.
Alla luce di questi fatti non è del tutto chiara l’iniziativa
promossa dall’amministrazione Obama di invitare l’Iran
alla prossima Conferenza internazionale sull’Afghanistan
che si terrà il 31 marzo a l’Aja per contrastare
il commercio di oppio ed eroina.
“Io parlo a nome del Consiglio nazionale della resistenza
iraniana. – dice Bahrbar Alì Akbar – La
soluzione per noi non è quella di corteggiare un’altra
volta una politica di accondiscendenza verso l’Iran.
È stata già bocciata da Xavier Solana e da tutti
quelli che sono stati in Iran per cercare di fare in modo
che il regime diventasse più moderato. Ma le vipere
non possono far nascere delle colombe, dice un saggio proverbio
persiano”.
“Se gli americani si illudono che un accordo con l’Iran
possa servire a bloccare il traffico di stupefacenti –
osserva con IdeeRadio Emanuele Giordana, direttore responsabile
di ‘Lettera 22’ – è un po’
come dire che sarebbe possibile fermare la mafia in Italia
con un accordo politico in parlamento”.
Come a far intendere che la cultura dell’oppio in Iran
ha radici troppo profonde per essere eradicata a causa dell’aumento
in questi anni dei fenomeni di tossicodipendenza.
L’utilizzo dell’oppio in Persia vanta una antichissima
tradizione ed è stato per tanto tempo anche legale.
Quando fu messo al bando si tollerò che gli anziani
lo continuassero a fumare. “C’era una qualità
di stato di diverso tipo che poteva essere acquistata facilmente”
spiega Emanuele Giordana-“Questo significa che fa parte
di una tradizione legata alla medicina e ad un utilizzo della
sostanza non soltanto per il piacere”.
“Sono un po’ dubbioso invece sul fatto che possano
esistere forti motivazioni ideologiche dietro allo spaccio
di sostanze stupefacenti. Mi sembra più convincente
che ci sia una sorta di tolleranza del mercato clandestino
che però è più un fenomeno di corruzione
che non un desiderio ideologico. Esiste un’enorme quantità
di sostanza che circola e una serie di connivenze evidenti
in cui sicuramente possono essere implicati settori della
polizia di frontiera e i Pasdaran, che dovrebbero essere invece
i repressori del vizio”.
Quello dell’oppio è un problema che esisteva
già nell’ex Unione sovietica, quando i soldati
tornavano in patria dall’Afghanistan. Si è diffuso
velocemente nell’era post-sovietica diventando molto
comune in Pakistan e Iran, con la differenza che, dato il
massiccio insediamento nel territorio afgano dei laboratori
per la raffinazione, oggi arriva in grandi quantità
il prodotto già lavorato, l’eroina, che ha poi
una resa molto grande sui mercati dell’Occidente ma
che ha effetti micidiali per la maniera in cui viene assunta
e per l’altissimo grado di assuefazione che induce rispetto
all’oppio.
Quello dell’ampia diffusione dell’eroina è
un fenomeno di modernità, legato al commercio, al narcotraffico,
al giro di denaro legato all’esportazione delle sostanze
stupefacenti.
Ma quali sono le alternative alle pratiche di fumigazione
ed eradicazione delle piante di papavero, dato che queste
pratiche non sono riuscite a garantire una diminuzione del
traffico di droga? Pensare di bloccare il commercio è
fuori discussione e si rivelerebbe anch’esso un fallimento.
“Una soluzione effettiva sarebbe quella di bloccare
la produzione senza ricorrere all’incenerimento –
suggerisce Emanuele Giordana – con un sistema di incentivi
o con una sorta di monopolio di stato, come ha suggerito qualcuno,
oppure facendo in modo che si facciano accordi direttamente
con i proprietari della terra in Afghanistan”.
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