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15 aprile 2009
La crisi economico-finanziario
non risparmia nessuno, nemmeno nel campo dell'editoria, intesa
in senso generale. Ma punisce soprattutto i vecchi editori
della carta stampata, già aggredita dalle nuove tecnologie
ben prima dell'avvento della recessione mondiale. Così
quei gruppi aventi il core-business incentrato sulla carta
stampata, ma che hanno saputo per tempo diversificare, presidiando
settori attigui come web, televisione e soprattutto radio,
ora soffrono meno.
O, quanto meno, le cifre negative a bilancio impattano in
misura inferiore, in quanto la debacle della carta viene bilanciata
dai risultati positivi degli altri comparti (sempre che i
presidi alternativi siano in grado di incidere a bilancio,
ovviamente). Un esempio in questo senso viene dal gruppo L'Espresso,
cui ha dedicato ieri un'analisi dei conti dello scorso esercizio
il quotidiano economico-finanziario Italia Oggi. Infatti,
se le testate locali de L'Espresso (che fanno capo a Finegil)
hanno fatturato nel 2008 ben 270,5 mln di euro a fronte però
di una redditività del 21,3%, le radio (Dee Jay, Capital
e m2o, di proprietà di Elemedia), con un fatturato
di 79 mln di euro, hanno garantito al gruppo una redditività
del 40%, che, pur in discesa dall'incredibile 51,2% del 2007,
rimane sempre un valore che la carta stampata si sogna. Insomma,
le radio, per l'Espresso (ma il discorso vale per tutti i
gruppi multimediali), sono il pezzo forte (anche se il grosso
del volume d'affari deriva pur sempre da Repubblica, con 492
mln di fatturato), sicché, privarsene, significherebbe
mandare al mercato (in generale) un segnale altamente negativo,
quasi un preavviso di disimpegno generale che passa dalla
vendita dei gioielli di famiglia per poi giungere ai pezzi
di meno valore.
Nessun gruppo (quotato o meno) si sognerebbe di farlo. Tale
ragionamento, da solo, la dice lunga sul fondamento di certe
voci girate nelle scorse settimane a riguardo della volontà
di alcuni operatori attivi con più media di disimpegnarsi
in tutto o in parte dal settore radiofonico.
Figurarsi. Anzi, posta la necessità di lanciare segnali
positivi al mercato, i maggiori player della multimedialità
spingono in direzione opposta, evidenziando, in ogni occasione
possibile, l'intenzione di presidiare ancor di più
i comparti con maggiori potenzialità di sviluppo e
di redditività.
Cioè la radio, ancor prima del web, che ha sì
buone speranze di crescita, ma dispone di una redditività
ancora (troppo) bassa. Diverso invece il caso della televisione,
ammazzata dai costi elevati di produzione per garantirsi un
appeal significativo.
Tuttavia, mentre per la carta stampata non appaiono evidenti
speranze di cambiamento di rotta, in tv potrebbe presto cambiare
lo scenario, con l'avvento dell'ambiente digitale.
Il contesto numerico prevede infatti la divisione, netta,
dei ruoli editoriale e distributivo.
E' probabile quindi che gran parte delle stazioni locali e
delle nazionali minori si convertano all'attività prevalente
di network provider, cioè di carrier di prodotti editoriali
altrui, favorendo l'ingresso del settore di soggetti che fino
ad oggi non hanno potuto farlo per gli elevatissimi costi
per rilevare le infrastrutture tecniche (difficilmente ammortizzabili
in un periodo finanziariamente accettabile).
Una modifica così rilevante del modo di fare televisione
non potrà non avere effetti sull'economia generale
del mezzo, cosicché è lecito attendersi che
i criteri di valutazione applicati sino ad oggi siano completamente
da rivedere.
Non sarà così, invece, e ancora a lungo, per
la radio. In primo luogo perché essa non ha l'immediata
esigenza di digitalizzarsi e, quand'anche lo facesse, avendo
costi produttivi enormemente inferiori a quelli della tv,
la divisione dei ruoli tra fornitore di contenuti e operatore
di rete avrebbe poco rilievo, cosicché gli attuali
radiofonici continuerebbero a rivestire il duplice ruolo di
produttori e veicolatori.
E' quindi probabile che l'assalto alla diligenza radiofonica,
non appena l'economia internazionale uscirà dalle sabbie
mobili, riprenderà con foga.
(newslinet.it)
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