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17 novembre 2009
Si terrà a Ginevra,
nella sede della European Broadcasting Union, il prossimo
26 novembre, la giornata dedicata a Digital Radio Mondiale,
lo standard di radio digitale pensato per sostituire le modulazioni
analogiche in media-alta frequenza e, più recentemente,
nella banda I-II delle VHF. DRM non è una sigla nuova
e da anni viene sperimentato sulle onde corte e, in Europa,
sulle onde medie e lunghe.
Come al solito sulla natura di questi infiniti test, fatti
consumando soldi e corrente elettrica di broadcaster finanziati
dalle tasse dei contribuenti, nutro personalmente diversi
dubbi. Ma seri dubbi deve nutrirli anche il mercato, visto
che allo stato attuale, a distanza di parecchi anni, esistono
pochissime marche di ricevitori commerciali e l'ascolto delle
trasmissioni DRM avviene nella vasta maggioranza dei casi
grazie ai programmi di decodifica per pc.
Quest'anno era stata annunciata l'uscita di un ricevitore,
della francese Uniwave, che sembrava molto promettente proprio
in vista di una eventuale massificazione delle possibilità
di ascolto.
Doveva uscire nei negozi prima dell'estate, poi nel mese di
luglio. Poi a metà settembre. Finora il D100, questa
la sigla del ricevitore Uniwave, è stato protagonista
di presentazioni in occasioni di eventi internazionali come
l'IFA di Berlino, l'IBC di Amsterdam e, nel gennaio del 2010,
al CES di Las Vegas.
La testardaggine da parte dei fautori del DRM nel non saper
prendere in considerazione l'idea che forse la radio è
un mezzo che ha bisogno di ascoltatori oltre che di encoder
digitali costosi e capaci di generare spiacevoli interferenze
in bande occupate da trasmissioni analogiche, è l'aspetto
che mi fa pensare che questo sistema, nato nei laboratori
di ingegneria, abbia pochissime chance di successo.
Sentiremo che cosa avranno da dirci i relatori della giornata
ginevrina. Tra le cui fila spicca Claudio Re, CTO del network
di Radio Maria, che parlerà di impiego del DRM su scale
locali nel segmento dei 26 MHz.
(radiopassioni.it)
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