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24 febbraio 2009
Grazie al canale
radio della Bbc un coraggioso gruppo di giornalisti africani
informa migliaia di rifugiati sul conflitto in corso
Tra tutte le drammatiche
notizie che giungono dalla regione sudanese del Darfur –
in cui è in atto secondo le stime delle principali
Ong internazionali una tra le peggiori emergenze umanitarie
al Mondo – ce n’è una buona: ogni giorno
gli operatori del World Service Trust, un ristretto team di
giornalisti dell’emittente inglese Bbc, sono impegnati
a divulgare attraverso le frequenze radio informazioni a carattere
umanitario e logistico agli sfollati del Darfur.
Ogni giorno, due volte al giorno, migliaia di persone si sintonizzano
sul canale della Bbc e dalle loro baracche di fortuna realizzate
con pezzi di plastica ascoltano le notizie sulla crisi umanitaria
che li sta inghiottendo.
Lifeline Radio Darfur si rivolge ai suoi ascoltatori con un
programma intitolato “Salam ila Darfur”, che significa
“Un saluto di pace al Darfur”, quella regione
occidentale del Sudan dal 2003 sotto il giogo di una guerra
civile che ha causato (facendo riferimento ai dati del 2008)
la morte di oltre 300 mila persone e una profonda emergenza
umanitaria per quasi 3 milioni di profughi, secondo quanto
riferito durante una riunione del Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite da John Holmes, il sottosegretario generale
per gli affari umanitari.
I numeri di questo conflitto
sono quelli da catastrofe, secondo stime dell’Unicef
nella sola regione del Darfur ogni giorno muoiono in media
75 bambini per infezioni e malattie facilmente prevenibili.
Grazie al servizio svolto dal programma umanitario della Bbc
l’Unicef ha visto raddoppiare il numero di vaccinazioni
effettuate all’indomani della campagna di prevenzione
lanciata su Lifeline Radio.
“La mia sensazione dopo aver trascorso 6 mesi in Darfur,-
racconta a IdeeRadio Andrea Ciocca, operatore di Medici senza
Frontiere - è che una volta lì sul posto è
molto facile appassionarsi alla gente del luogo, perché
trovi una comunità molto accogliente che ti aiuta a
farti sentire a tuo agio in un posto molto distante culturalmente
da casa tua”. “Il fatto che la popolazione abbia
avvertito il miglioramento delle proprie condizioni di vita
grazie al lavoro svolto da Medici senza frontiere –
continua volontario di Msf - lo si avverte perché la
comunità locale, vittima a sua volta della situazione
di conflitto, ti protegge e ti fa sentire parte integrante
di questa”.
Le ultime notizie di cronaca dal Darfur raccontano di un recente
accordo tra il governo sudanese e il gruppo di ribelli paramilitari
denominato Jem (Movimento per la giustizia e l’uguaglianza).
L’intesa è stata siglata lo scorso 17 febbraio
dalla due parti grazie al lavoro di mediazione svolto dal
governo del Qatar, presieduto dallo sceicco Hamad bin Jassem
al-Thani, il quale si è dichiarato ottimista sulla
rapida risoluzione del conflitto, secondo quanto riportato
dall'agenzia stampa France Press. Questo accordo prevede la
fine degli attacchi da parte dei ribelli ai danni dei profughi
asserragliati nei campi e nei rifugi di fortuna, in cambio
del rilascio di alcuni prigionieri governativi. Sono in molti
però a dire che anche questa potrebbe rivelarsi una
misura inefficace, dal momento che sono tanti i gruppi di
ribelli che per ora non hanno nessuna intenzione di intavolare
un dialogo con il regime di Omar al Bashir, presidente del
Sudan.
Intanto pare che qualcuno da New York abbia fatto trapelare
la notizia di un prossimo mandato d’arresto, inviato
dal Tribunale internazionale dell’Aja, proprio contro
Omar Bashir, con l’accusa di crimini di guerra e genocidio,
secondo la richiesta del suo accusatore, Moreno Ocampo, procuratore
della Corte Penale Internazionale.
“Non arresteranno mai Bashir, questo non accadrà
mai” dice a IdeeRadio Enzo Nucci, corrispondente Rai
dal Kenya. “Per almeno due motivi” ci spiega –
“Prima di tutto perché sarebbe questa la prima
volta nella storia del Tribunale internazionale in cui viene
messo sotto accusa e arrestato un capo di stato ancora in
carica”. In tutte le precedenti occasioni in cui si
è espresso il Tribunale internazionale dell’Aja
infatti i governanti sotto accusa erano già da tempo
decaduti.
“Il secondo motivo – continua Nucci - riguarda
la forza internazionale presente sul campo in grado di eseguire
questo ordine d’arresto. Chi sarebbe materialmente in
grado di farlo?” “Tutto questo dimostra la grande
fragilità di un gigante dai piedi d’argilla come
l’Onu” aggiunge.
Quello del Darfur, prima di esplodere in un escalation di
violenze e guerriglia armata nasce come un conflitto tra le
popolazioni nomadi del Sudan (etnia Baggara) dedite alla pastorizia
e le comunità stanziali (etnie Fur e Zagawa) dedite
alla coltivazione. La lotta per l’approvvigionamento
idrico sarebbe una delle cause scatenanti il conflitto tra
i due gruppi. Presto alla comunità di agricoltori si
affiancò un braccio armato, un manipolo di uomini denominato
Janjaweed, finanziato e sostenuto dal governo Bashir, che
fornisce loro armi e assistenza.
Per quanto riguarda gli aiuti di tipo finanziario mandati
dalla comunità internazionale la situazione non è
certo florida: “Si è ormai esaurita la vocazione
dei Paesi occidentali ad aiutare economicamente i poveri stati
africani” commenta il corrispondente della Rai. “Se
prima era possibile mobilitare l’opinione pubblica su
nobili obiettivi, ora diventa un modo di pensare che non fa
più presa sulla popolazione”.
Vorrei concludere questo pezzo riportando la testimonianza
di un episodio che ha visto come diretto protagonista Andrea
Ciocca di Msf: “Siamo stati fermati con la nostra auto
da un bandito che ci aveva seguiti dopo che avevamo ritirato
una importante somma di denaro. Armato di kalashnikov ha intimato
al cassiere che era con noi di consegnare il denaro. Il cassiere
allora ha provato a prendere dal suo portafogli alcune banconote
e le ha allungate al rapinatore ma questi le ha gettate a
terra dimostrando di essere interessato esclusivamente al
carico che avevamo prelevato in banca. Abbiamo passato un
momento di terrore, poi il malvivente ha afferrato la borsa
con i soldi ed è fuggito. Un bambino che passava di
là e che aveva assistito è andato a raccogliere
i soldi che il malvivente aveva buttato a terra e li ha riconsegnati
alla ragazza che era con noi dicendo: non siamo tutti così,
ecco i vostri soldi”.
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