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17 febbraio 2009
Raccolta la testimonianza
di una emittente locale che ci ha chiesto l’anonimato
sulle questioni politiche. In Venezuela il controllo dello
stato sui mezzi di informazione risulta assai capillare e
severo.
Caracas - “Voi
siete i miei comandanti, io sono il soldato del popolo. Sorvegliate
affinché io porti fino alla fine il mandato che mi
avete affidato. Vi comunico il messaggio di Fidel: caro amico,
felicità per te e tutto il popolo venezuelano per una
vittoria che per la sua grandezza è impossibile misurare.
Un forte applauso per tutto il popolo dell’America latina!”.
Dal balcone del palazzo Miraflores, dinnanzi a una folla oceanica
che lo acclama quasi fosse un padre della nazione, Hugo Chavez
è un fiume in piena. Il risultato della maratona elettorale
della giornata di domenica - in cui i cittadini venezuelani
sono stati chiamati alle urne per esprimere il voto sul referendum
costituzionale che consentirà al presidente e alle
alte cariche dello stato di venire rieletti senza limiti di
mandato - dà ragione del suo entusiasmo: con un affluenza
alle urne che ha toccato punte del 70% degli aventi diritto,
il 54,36% degli elettori ha votato per il si, concedendo a
Chavez di ripresentarsi la terza volta per la poltrona di
presidente alla fine del suo secondo mandato di 6 anni, in
scadenza nel 2012.
IdeeRadio ha raccolto i commenti e le testimonianze di una
giornalista di un’emittente locale venezuelana di cui
ci è stato chiesto non fare il nome per motivi di sicurezza.
Il nostro tentativo voleva semplicemente essere quello di
testimoniare la reazione ad un avvenimento politico di rilevanza
internazionale. Prendiamo atto che esistono Paesi in cui la
libertà di stampa e di espressione, pesantemente compressa
in alcuni casi, collide fortemente con la necessità
di fornire alla popolazione un servizio di informazione veritiero,
libero e indipendente.
Dice Chavez dal balcone di palazzo Miraflores:“Oggi
si sta decidendo il mio destino politico, che è lo
stesso di quello della mia vita. Io ci tengo a dire che lo
accoglierò completamente nell’anima e nello spirito”
– sembra stregare le folle il vulcanico presidente venezuelano
nel ribadire con tanta solerzia il suo patriottico attaccamento
alla causa socialista sudamericana. “Sono tante le cose
da fare per il governo e per il popolo, ma questo soldato
che vi sta innanzi vuole giurare di nuovo in questa giornata.
Ma voglio usare una parola che usa sempre mia madre: voglio
che il popolo venezuelano sappia che a partire da questo momento
io mi consacro definitivamente al suo pieno servizio”.
Prosegue Chavez davanti alla folla di casacche rosse. Parla
con suadenti parole intrise di un paradigmatico populismo
il presidente Hugo Chavez, promettendo per un altro decennio
fedeltà alle istituzioni del Paese “salvo che
Dio o il popolo non decidano diversamente” aggiunge
in seguito.
Se dovesse rivincere le elezioni per la terza volta, Chávez
rimarrà in sella fino al 2019, portando a 20 gli anni
in carica da presidente della Repubblica.
Eletto presidente la prima volta nel 1998, Hugo Chavez ha
da subito operato in Venezuela nella direzione di riforme
statali strutturali di ispirazione socialista. Disponendo
di un ingente patrimonio di risorse naturali quali petrolio,
gas naturale e giacimenti ferrosi, il presidente venezuelano
ha da sempre goduto di un notevole tornaconto finanziario
dalle attività estrattive: 2,34 milioni di barili di
greggio al giorno estratti nel 2004, di cui gran parte viene
esportata nelle Antille Olandesi dove viene successivamente
raffinata.
Grazie alla disponibilità di risorse naturali da vendere
ai Paesi occidentali, il Venezuela può oggi disporre
di un’ingente quantità di capitale redistribuito
in parte nel sistema scolastico e in parte in quello sanitario,
due dei capisaldi del socialismo reale, protagonisti nell’ultimo
decennio di importanti cambiamenti: l’istruzione è
realmente accessibile oggi a tutti con una spesa personale
minima e tutti coloro che necessitano di cure sanitarie sono
assistiti dal servizio pubblico.
“In tutta questa vicenda non ci sono perdenti ma solo
vincitori. – commenta con IdeeRadio la giornalista venezuelana
dell’emittente locale che ha voluto rimanere anonima
- Questo nuovo emandamento favorisce un po’ tutti, infatti
in Venezuela 5 Stati sono in mano all’opposizione: anche
questi governanti potranno ripresentarsi alle elezioni e saranno
premiati o meno dalla popolazione al momento del voto”.
“Chavez ha fatto tante cose buone per la popolazione”
– continua la giornalista e prende ad esempio proprio
alcuni provvedimenti presi per l’educazione e la sanità:
“Il presidente ha voluto una campagna di alfabetizzazione
radicale”. Solitamente – ci ricorda – i
vecchi dittatori non avevano interesse a fare in modo che
la popolazione fosse colta e istruita, per poterla controllare
con più facilità e allontanare la minaccia della
rivolta. Per quanto riguarda la sanità“sarà
discutibile il fatto che abbia richiamato nel Paese a lavorare
alcuni medici cubani ma sta facendo in realtà un ottimo
lavoro, - ci dice - perché in questo modo sta garantendo
l’assistenza sanitaria ai bambini delle favelas e dei
barrios malfamati dove i medici venezuelani non vogliono andare”.
Da una voce radiofonica filo-chavista a quella di un altro
giornalista venezuelano, di certo non allineato con le misure
e i provvedimenti adottati dal governo.
“Una rielezione a data indefinita è compatibile
con il sistema democratico? La mia risposta è no”.
– osserva con IdeeRadio Antonio Mendoza, giornalista
venezuelano corrispondente dall’Italia per una rivista
di istruzione e società. Ma Chavez in fin dei conti
è stato eletto democraticamente, in che senso allora
incompatibile? “Una cosa è l’essere eletti
democraticamente, un’altra è comportarsi democraticamente”
sottolinea Mendoza, “perché molti dittatori sono
arrivati al potere democraticamente”. Questo lo insegna
la storia, ci ricorda.
Per quanto riguarda il burrascoso rapporto con l’eterno
nemico Stati Uniti, Mendoza afferma che non vi è mai
stata una frattura incolmabile tra i due Paesi, perché
la loro relazione, basata sul commercio del greggio, ha sicuramente
portato beneficio ad entrambe le parti. “Gli Stati Uniti
continuano ad essere i clienti privilegiati del petrolio venezuelano
– ammette Mendoza - a patto che Obama non decida a grande
rischio personale di sovvertire il meccanismo di approvvigionamento
energetico degli Usa”.
“E ora prepariamoci”, conclude Chavez nel suo
discorso, “Io sono pronto. Con la vittoria di oggi inizia
il terzo ciclo della rivoluzione socialista bolivariana, dal
2009 al 2019! In questa sfida mi consacro, per questa sfida
mi consumerò”.
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