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6 gennaio 2009
Dopo la denuncia di
questo periodico, primo ad aver tolto il velo sulla decisione
di Audiradio di alzare la soglia di rappresentatività
a 30 casi nelle rilevazioni d'ascolto radiofonico, di fatto
escludendo dalle rilevazioni le emittenti con livelli di audience
più bassi od operanti in territori a bassa incidenza
demografica, la difesa delle più piccole emittenti
l'ha presa la REA Radiotelevisioni Europee Associate, dando
seguito alle precedenti espressioni di volontà.
Il presidente, Antonio Diomede, si sa, è uomo che non
ama il colore grigio: per lui le cose sono bianche o nere.
Così, mentre i sedicenti maggiori sindacati di categoria
(già reduci dalla deleteria gestione della vicenda
DVB-T, di cui abbiamo dato conto nelle scorse settimane) rimanevano
silenti o indifferenti alla questione, ha preso carta e penna
ed ha scritto a Catricalà, denunciando la vicenda.
L'Autorita' ha risposto alla segnalazione arrivatale il 5
dicembre dalla Rea con un protocollo del 23 dicembre: "Con
riferimento alla segnalazione in oggetto si rende noto che
la pratica e' stata attribuita per competenza alla Direzione
Comunicazioni della Direzione Generale per la Concorrenza
di questa Autorita'.
La Direzione verifichera' la rilevanza dei fatti ai fini dell'applicabilita'
delle disposizioni di cui alla legge 10 ottobre 1990, n.287,
e avra' cura di comunicare il seguito che l'Autorita' intendera'
dare alla segnalazione"." Comunicato così
commentato da Diomede: "La critica al sistema Audiradio
sollevata dalla REA è stata talmente oggettiva da indurre
l'Antitrust ad aprire il fascicolo n. DC6378", continuando:
"Per questo il nostro plauso va all'Antitrust di Catricalà
per l'avvio dell'indagine, tanto più che con la sua
azione mette in evidenza l'incredibile silenzio dell'Agcom
presieduta da Corrado Calabrò, che continua a tacere
su un tema così importante per il destino di centinaia
di emittenti locali, molte delle quali sono a rischio di chiusura".
Già, perché il fatto che una legge dello Stato
(la numero 249/1997) preveda che le indagini siano condotte
sotto la sorveglianza puntuale dell'Autorità per le
garanzie nelle comunicazioni (che può arrivare a surrogarsi
ai privati nelle rilevazioni), che davanti ad una questione
così rilevante è rimasta del tutto inerte, è
circostanza veramente inquietante. Statuisce infatti l'art.
1, comma 6, lettera b), numero 11) della L. 249/1997 (istitutiva
proprio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni)"(Le
competenze dell'Autorità sono così individuate):
cura le rilevazioni degli indici di ascolto e di diffusione
dei diversi mezzi di comunicazione; vigila sulla correttezza
delle indagini sugli indici di ascolto e di diffusione dei
diversi mezzi di comunicazione rilevati da altri soggetti,
effettuando verifiche sulla congruita' delle metodologie utilizzate
e riscontri sulla veridicita' dei dati pubblicati, nonche'
sui monitoraggi delle trasmissioni televisive e sull'operato
delle imprese che svolgono le indagini; la manipolazione dei
dati tramite metodologie consapevolmente errate ovvero tramite
la consapevole utilizzazione di dati falsi e' punita ai sensi
dell'articolo 476, primo comma, del codice penale; laddove
la rilevazione degli indici di ascolto non risponda a criteri
universalistici del campionamento rispetto alla popolazione
o ai mezzi interessati, l'Autorita' puo' provvedere ad effettuare
le rilevazioni necessarie".
Diomede ha poi aggiunto: "Ci auguriamo che anche l'Agcom
trovi il necessario coraggio per rompere gli indugi e avviare
una indagine sulla legittimità del mantenimento in
vita di un sistema di rilevamenti squilibrato come quello
effettuato da Audiradio, adottando nel contempo le dovute
misure a garanzia di un comparto, quello dell'emittenza radiofonica
locale, messo in gravi difficoltà da un sistema scellerato
che non tiene conto, o non vuole tenere conto, di quelle peculiarita'
del sistema radiofonico locale che rappresentano un patrimonio
culturale e informativo irrinunciabile per il territorio stesso".
(newslinet.it)
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