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8 gennaio 2009
Finalmente!!!
Qualcuno, in questo caso il Maestro Uto Ughi, ha avuto il
coraggio di dire le cose per quello che sono.
Ho letto e riletto attentamente, soppesando ogni parola, sia
la dichiarazione di Ughi che la lettera di risposta di Allevi
(vedi articoli di Sandro Cappelletto su “La Stampa”)
e devo sinceramente ammettere che trovo la prima puntuale,
precisa, giustamente motivata e tale da far emergere un problema
molto più grande, nella cultura e della cultura italiana,
quanto scevra da ogni logica motivazione tecnica e quindi
realmente non professionale, la seconda.
Miglior figura avrebbe fatto Allevi a non rispondere piuttosto
che rispondere come ha fatto.
Ma è bene fare chiarezza.
Uto Ughi si oppone ad Allevi non tanto per il fatto che lui
suoni e che componga (al di la del bene o male), ma per le
motivazioni e le dichiarazioni che questi, con sempre minore
umiltà, sistematicamente sottolinea ad ogni intervista
e ad ogni scritto.
Fossi in lui ci andrei molto cauto nel dire che sta rinnovando
Mozart e che se i giovani si iscrivono alle scuole di musica
è grazie a lui. Nessuno, tanto meno io, gli vuole togliere
il bellissimo successo del quale e gratificato ma, da qui
a considerarlo un innovatore, no… questo no. Anche perché
ed è di questo “equivoco” di cui parla
Ughi, a testimoniare i suoi limiti c’è proprio
la sua musica che, se per la maggior parte delle persone non
è tecnicamente verificabile, per quelli che la musica
la sanno e la conoscono sul serio lo è ed anche in
maniera lampante.
Sono contento che Allevi sia laureato in filosofia e che sappia
pertanto citare idee e concetti così utili ed illuminanti
per la vita dell’uomo ma, da qui a fare leva su questi
stessi concetti per giustificare il livello delle sue composizioni…
smentibilissime al semplice confronto con le partiture di
Mahler, di Rachmaninov o di Scriabin e cito questi tre non
a caso perché sono tra quelli che con il pensiero filosofico
romatico mitteleuropeo hanno voluto volontariamente stringere
un connubio comunicativo ed emozionale, oltre che culturalmente
dialettico, percepibile e leggibile di fatto battuta dopo
battuta, nota dopo nota.
Direi che proprio sui concetti di etica e bellezza e al di
la delle sue personali interpretazioni di Hegel, il piccolo
castello di Allevi crolla proprio a leggere le note che scrive
sul pentagramma.
E’ quello che ci si vuol far credere che anche a me
infastidisce, somiglia molto a quell’indottrinamento
di tipo assolutista e indiscutibile che sta alla base dei
credo religiosi quando divengono più oltranzisti ed
ortodossi. Certo che può dire ciò che vuole
ma se ne deve assumere anche la responsabilità e le
debite conseguenze.
La musica scritta ed eseguita da Giovanni Allevi sarà
anche gradevole (?) o semplice al punto da piacere e da arrivare
più velocemente alla gente… e badate, non c’è
assolutamente nulla di male in tutto questo, anzi, personalmente
mi fa piacere, nel contesto generale della musica comunque
avvicina le masse e questo è sempre un bene, ma è
probabilmente recepita dai più perché non si
accorgono che è un insieme di tanti piccoli pezzettini
rubacchiati da questo e da quello e che è musica che
sta da tanto tempo nell’aria e quindi, senza accorgerci,
già nei nostri orecchi.
E a proposito di musica “crossover” e del ritmo
nella musica classica, senza per questo dover andare tanto
indietro nel tempo ma solamente per citare un compositore
tutt’ora vivente, consiglierei ad Allevi di ascoltare,
solo per citarne uno, un certo Claude Bolling… che fa
della musica, a volte semplice ma con una buona tecnica compositiva
e che sta a cavallo tra la classica ed il jazz.
Prima poi di Allevi, a proposito del ritmo nella musica classica
non dimenticherei un certo signore che si chiama Igor Stravinsky,
(alla trasmissione “Otto e mezzo” su La7 Allevi
ha dichiarato di voler essere il primo compositore a portare
il ritmo nella musica classica), proprio come se Stravinsky
non fosse mai esistito e prima di lui molti altri. Ma sempre
per non andare troppo lontano bisogna sì, assolutamente,
andare ad Ennio Morricone, che di successo ne ha e ne ha meritatamente
e che sicuramente non ha mai rilasciato dichiarazioni che
lo volevano imporre quale innovatore tra gli innovatori, soprattutto
sui grandi maestri del passato.
Che farebbe Allevi se avesse la possibilità di leggere
una sua composizione messa vicino ad una partitura di Morricone?
E questo al di la che il primo ha la metà degli anni
dell’altro, fatevelo dire da chi conosce il Morricone
compositore da quando aveva trenta anni.
Quando Uto Ughi parla di “equivoco”, di “risibile”
ecc. non lo dice perché Allevi gli sta antipatico ma
perché come tutti quelli che la musica la sanno e la
conoscono, quando l’ascoltano, la vedono scritta e la
sanno distinguere e paragonare.
La musica ha le sue regole precise rispetto alle quali si
può e si deve innovare e non è un problema di
generi o di comprensibilità, non c’è un
tipo di musica migliore perché “vende”
o peggiore perché non piace ai più. La musica
si divide solo in musica bella o brutta, che sia rock o pop,
leggera, classica, jazz o hard rock e chi più ne ha
più ne metta. Solo bella o brutta!
Il problema non è, come lascia intendere Ughi con la
sua dichiarazione, Allevi.
Il fenomeno Allevi va letto per quello che è e cioè
uno strumento dell’industria della comunicazione utile
a fare soldi. Molto probabilmente pianificato a tavolino.
E’ la critica che non esiste più. E’la
critica che è ufficialmente morta.
Nessuno dei critici italiani (e non solo italiani), ha il
coraggio di dire le cose per quello che sono.
Le miopie, gli errori, sono sempre esistititi ma di fronte
all’evidenza del “nero su bianco” non ci
si può nascondere con il silenzio o con l’adulazione
spesso, se non ormai quasi sempre, prezzolata.
E’sempre più facile e forse anche più
conveniente non stare fuori del coro.
Lo stupore che ha colpito Uto Ughi nel constatare come anche
le massime istituzioni del nostro Stato siano vittime di equivoci
di così grossolana evidenza, dimostra come purtroppo
anche il consiglio di veri Maestri, tali da essere comunque
al di sopra delle parti, non venga minimamente sollecitato.
Come molte volte ho avuto già modo di scrivere, l’arroganza
del potere economico, come anche questa ultima grande crisi
ci dimostra, calpesta la dignità e la libertà
degli uomini, ci vuole schiavi e meglio se pure ignoranti,
per il solo guadagno e per il solo potere di pochi.
Anche Andrea Bocelli è un “equivoco”, perché
sicuramente lui non è un tenore, tanto che non sarebbe
sistematicamente fischiato a scena aperta quando tenta di
cantare la “vera opera” (è successo recentemente
al Teatro dell’Opera di Roma senza che un rigo fosse
stato scritto dai giornali), ma almeno lui non si atteggia
ne dichiara di essere il nuovo Pavarotti dei tempi migliori.
Certo Bocelli non se la sentirebbe di paragonarsi all’Islam
quale futuro vincitore sul mondo occidentale.
Caro Allevi, Ti auguro sinceramente tutto il successo che
vuoi, ma suona e studia di più… e parla un po’
di meno, anche perché nel mondo islamico non avresti
accesso a quel mercato che qui in occidente ti ha già
fatto ricco, di soldi, non certo di quella ricchezza di cui
i tuoi citati filosofi hanno tanto dibattuto.
L’umiltà è sempre dei grandi.
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