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30 novembre 2009
Dopo l'avvento della
televisione digitale gli utenti italiani potranno presto godere
appieno dei vantaggi della radio digitale. Il Consiglio dell'Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado
Calabrò, relatori Nicola D'Angelo e Enzo Savarese,
ha approvato il regolamento che disciplina la fase di avvio
delle trasmissioni radiofoniche terrestri in tecnica digitale.
Il regolamento, che sostituisce quello adottato dall'Agcom
nel 2005, è frutto dei risultati dell'indagine conoscitiva
condotta dall'Autorità alla fine del 2007 sui nuovi
standard della radio digitale [che costituiscono l'evoluzione
del DAB (DMB, DAB +)]: dalla verifica è emersa la necessità
di un adeguamento della regolamentazione vigente nell'ottica
della "neutralità tecnologica" e del massimo
pluralismo del settore.
L'Autorità, si legge in una nota, ha inoltre tenuto
conto del confronto con gli operatori del settore nell'ambito
del tavolo tecnico istituito con lo scopo di valutare gli
esiti delle sperimentazioni avviate dalle emittenti e che
ha visto la partecipazione del Ministero dello sviluppo economico,
della RAI e delle associazioni rappresentative delle imprese
radiofoniche nazionali e locali.
La nuova regolamentazione, consentirà lo sviluppo della
radiodiffusione sonora in tecnica digitale terrestre secondo
i più moderni standard disponibili, come naturale evoluzione
del sistema radiofonico analogico.
A differenza di quanto avvenuto per la televisione, le trasmissioni
radiofoniche in tecnica digitale non sostituiranno le trasmissioni
in FM, ma si affiancheranno ad esse in banda VHF e banda L,
per consentire all'utente ed agli operatori un'ampia possibilità
di scelta.
Il regolamento assicura parità di trattamento a tutte
le emittenti radiofoniche, nazionali e locali che intenderanno
sviluppare la radio digitale. La pianificazione delle frequenze
avverrà per aree territoriali, via via che si realizzeranno
gli switch-off della televisione analogica, con la conseguente
liberazione delle risorse della banda VHF-III destinate alla
radio digitale.
Ai fini della pianificazione, l'Autorità, come stabilito
dalla legge, consulterà la Rai e le associazione rappresentative
delle emittenti private. E' previsto l'impiego di reti isofrequenziali
(SFN) ai fini di un uso efficiente e razionale delle frequenze,
come già avvenuto con successo per la televisione digitale.
I diritti d'uso sulle frequenze saranno assegnati dal Ministero
dello sviluppo economico ai consorzi delle emittenti nazionali
e ai consorzi delle emittenti locali. La RAI avrà a
disposizione un blocco di diffusione, come prevede la legge
per la programmazione di servizio pubblico. Le emittenti nazionali
avranno a loro volta a disposizione due blocchi di diffusione
mentre per le emittenti locali saranno previsti, nei singoli
bacini, fino a 11 blocchi di diffusione.
Le emittenti che non aderiranno ai consorzi avranno comunque
a disposizione la capacità trasmissiva necessaria per
irradiare il programma già diffuso in analogico, con
parità di trattamento rispetto a quelle aderenti ai
consorzi.
La nuova regolamentazione, che introduce un equilibrio tra
le risorse spettanti ai vari comparti (servizio pubblico,
emittenti nazionali private ed emittenti locali) tiene conto
delle esigenze di tutte le emittenti radiofoniche analogiche,
favorendo il concreto sviluppo della radio digitale, che sino
ad ora ha stentato a trovare un assetto stabile sia per la
mancanza delle frequenze della banda VFH-III (in gran parte
occupate dalla televisione analogica) sia per un certo grado
di conflittualità degli operatori.
Il tutto in un'ottica di pluralismo, concorrenza e innovazione
tecnologica e di rapida transizione alle tecnologie digitali
anche nel settore radiofonico.
(larepubblica.it)
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