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30 luglio 2009
La convenzione tra Radio Radicale e
il Ministero dello Sviluppo Economico - Comunicazioni per
la trasmissione sulla rete nazionale di Pannella dei lavori
parlamentari.
Un'attività completamente duplicata da GR Parlamento,
la quarta rete RAI costruita in fretta e furia nel 1997 con
frequenze, spesso di scarsa qualità, acquistate (coi
soldi nostri) da privati e malamente sintonizzabile nella
più parte del territorio nazionale. Del fatto che gli
italiani pagano due volte per lo stesso servizio si è
parlato in più di un'occasione, finché Alessio
Butti, senatore del Popolo della Libertà, il 17 giugno
2008, propose la seguente interrogazione al Ministero dello
Sviluppo Economico:
"L'art. 24 della legge n. 223 del 1990 (cosiddetta “Legge
Mammì”) prevede che, ove richiesto dai Presidenti
delle Camere, possa essere concessa alla Rai un'ulteriore
rete radiofonica (in aggiunta alle tre esercitate in base
all'atto di concessione) riservata esclusivamente a trasmissioni
dedicate ai lavori parlamentari;
tale disposizione è rimasta inattuata per ben sette
anni, fino all'introduzione, nel contratto di servizio tra
il Ministero delle comunicazioni e la Rai approvato con decreto
del Presidente della Repubblica 29 ottobre 1997, di una disposizione
(articolo 14) che ha impegnato la concessionaria ad avviare
il servizio a partire dal 1° gennaio 1998;
nel frattempo, allo scopo di assicurare comunque il servizio
e sulla base di atti di indirizzo parlamentari, era intervenuto
l'art. 9 del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 558 (primo
di una serie di decreti-legge aventi per oggetto il risanamento
e il riordino della Rai), che dava incarico al Ministero delle
poste e delle telecomunicazioni di stipulare una convenzione
triennale con un soggetto già concessionario per la
radiodiffusione sonora in ambito nazionale;
la norma veniva ripresentata, con integrazioni e modifiche,
nelle successive reiterazioni del provvedimento, sino al decreto-legge
23 ottobre 1996, n. 540. Anche quest'ultimo decreto, come
i precedenti, decadde per mancata conversione in legge entro
il termine costituzionale, ma l'articolo 1, comma 3, della
legge n. 650 del 1996, di conversione del D.L. 545/1996, fece
salvi gli effetti dei provvedimenti adottati sulla base dei
decreti-legge reiterati;
stante la decadenza dei citati decreti-legge, tuttavia, alla
scadenza della convenzione (21 novembre 1997) non esistevano
fondamenti legislativi per il suo rinnovo;
Radio radicale ha comunque unilateralmente proseguito la trasmissione
delle sedute parlamentari, mentre (il 2 febbraio 1998) la
Rai dal canto suo iniziava la trasmissione delle sedute parlamentari
(in attuazione dei sopra citati articolo 24, comma 1, legge
n. 223 del 1990 ed articolo 14 del contratto di servizio),
con la trasmissione Gr parlamento;
anche a seguito della presentazione e dell'accoglimento di
ordini del giorno sottoscritti da esponenti di più
Gruppi, fu approvata la legge 11 luglio 1998, n. 224, che
ha disposto in via transitoria il rinnovo per un triennio
della convenzione, al fine di garantire la continuità
del servizio nell'attesa che una disciplina definitiva dello
strumento (convenzione da stipulare a seguito di gara pubblica)
fosse adottata nel quadro della riforma generale del sistema
delle comunicazioni. l'onere fu quantificato in 11,5 miliardi
annui;
la medesima legge ha previsto, a carico della concessionaria,
l'obbligo di applicare ai propri dipendenti i contratti collettivi
nazionali di lavoro dei giornalisti e l'obbligo di segnalare,
all'inizio e al termine della programmazione dei lavori parlamentari,
rispettivamente il termine e l'inizio dei programmi trasmessi
in quanto emittente organo di informazione di partito;
l'articolo 145, comma 20, della legge finanziaria per il 2001
ha autorizzato la spesa di 15 miliardi di lire (circa 7,75
milioni di euro) per ciascuno degli anni 2001, 2002 e 2003
per la proroga della convenzione, scaduta il 21 novembre 2000;
una disposizione di contenuto analogo è stata prevista
per il triennio 2004-2006 dall'articolo 4, comma 7, della
legge finanziaria per il 2004;
l'art. 1, comma 1242, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria
per il 2007) autorizza la spesa di 10 milioni di euro, per
ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, per la proroga della
convenzione tra il Ministero delle comunicazioni e il Centro
di produzione Spa, titolare dell'emittente Radio radicale,
stipulata ai sensi dell'articolo 1, comma 1 della legge 11
luglio 1998, n. 224, per la trasmissione radiofonica delle
sedute parlamentari,
si chiede di sapere:
se non si ritenga opportuno revocare al più presto
la convenzione tra il Ministero delle comunicazioni e il Centro
di produzione Spa, titolare dell'emittente Radio radicale,
palesemente in contrasto con quanto disposto dalla citata
legge n. 223 del 1990;
se non si ritenga sufficiente la presenza, come previsto dalla
legge, del quarto canale radiofonico della RAI per la trasmissione
delle sedute parlamentari ed i relativi approfondimenti".
All'interpellanza così aveva risposto il 18 dicembre
scorso l'attuale viceministro al MSE-Com Paolo Romani:
"L’articolo 24 della legge n. 223 del 1990 prevedeva
che alla Rai venisse concessa un’ulteriore rete, in
aggiunta alle altre tre, destinata esclusivamente a trasmettere
i lavori parlamentari. Tale disposizione ha trovato concreta
attuazione solo con il contratto di servizio approvato con
decreto del Presidente della Repubblica del 29 ottobre 1997,
laddove, all’articolo 14, si prevedeva l’impegno
da parte della Rai a dare inizio a tali trasmissioni con decorrenza
1° gennaio 1998. Nel frattempo, onde assicurare comunque
il servizio, era intervenuto l’articolo 9 del decreto-legge
30 dicembre 1993, n. 558, cui seguirono altre disposizioni
legislative in tema di risanamento e riordino della Rai, in
virtù del quale al Ministero delle poste e delle telecomunicazioni
veniva affidato l’incarico di stipulare una convenzione
triennale con un soggetto già concessionario che si
impegnasse a svolgere tale servizio, convenzione che venne
stipulata con decreto ministeriale del 21 novembre 1994 con
il Centro di Produzione Spa, titolare dell’emittente
Radio Radicale che già da alcuni anni svolgeva per
suo conto un servizio di informazione parlamentare. Alla sopra
citata emittente è stato riconosciuto il ruolo di impresa
radiofonica che svolge attività di informazione di
interesse generale e l’indirizzo politico seguito nel
corso degli anni successivi è stato quello di rinnovare
tale Convenzione, benché la Rai abbia avviato già
dal febbraio 1998 le trasmissioni di informazione parlamentare;
la stessa legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il
2007) prevede infatti all’articolo 1, comma 1242, che
venga autorizzata la spesa 10 milioni di euro per ciascuno
degli anni 2007, 2008 e 2009 per la proroga della convenzione
in argomento. Fino a tale data, pertanto, il Centro di Produzione
Spa continuerà a svolgere il servizio previsto, mentre
allo scadere della convenzione verranno certamente considerate
la ormai piena operatività della rete Rai dedicata
alla trasmissione radiofonica dei lavori parlamentari, nonché,
in coerenza con il recente complessivo riordino in materia
di contributi pubblici al settore dell’editoria, le
esigenze di riduzione della spesa pubblica".
Una risposta niente affatto rassicurante per i Radicali, che
infatti si stanno preparando alle proteste di rito.
(newslinet.it)
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