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13 novembre 2009
Si chiama "Numero Zero",
è un concorso nazionale che è parte integrante
del programma di Radio Libera Festival, la rassegna che si
tiene a Santa Croce sull'Arno.
Il concorso ha come obiettivo l'ideazione di un format radiofonico
originale.
Alberto Masoni di terzo Studio, l'associazione che organizza
il festival, lo considera un fiore all'occhiello della rassegna:
«È perché dentro questo concorso c'è
lo spirito vero delle radio libere degli anni Settanta, che
poi era la voglia di innovare e rinnovare, di sostituire il
vecchio, il già sentito, con formule nuove».
Il primo premio se lo sono aggiudicato i Mercanti di Storie
e la Piccola Orchestra Fonomeccanica, due gruppi milanesi
che hanno unito le forze nella creazione de "L'adunata
dei refrattari", un'ipotesi di programma che incarna
atti di disobbedienza all'etere del tutto simili a quelli
che animavano le radio pirata di quasi quarant'anni fa.
«L'idea è questa: un manipolo di "radiofili"
si inventa una sua trasmissione e la manda in onda occupando
abusivamente le frequenze altrui; si tratta di brevi assalti
dalla durata risicata, ogni volta scatta un conto alla rovescia:
il racconto reiterato di ciò che il manipolo riesce
a far ascoltare al pubblico prima di venire intercettato e
isolato».
Il secondo premio è andato alla scrittrice-attrice
Elena Vesnaver, autrice triestina in passato premiata anche
dalla giuria del concorso pontederese "Orme gialle"
e che a "Numero Zero" ha proposto "Palpiti
di letteratura noir", un'immersione poco accademica nelle
trame "nere" attraverso letture di brani e interviste
agli autori.
E il bello è che entrambe le idee andranno davvero
in onda. Grazie alla collaborazione con Rea (Radiotelevisioni
europee associate), progetto di Paolo Lunghi (www.paololunghi.org),
toscano, già tra i protagonisti della stagione calda
delle radio libere, autore di un fortunato libro ("Via
etere", edito da Ibiskos-Ulivieri) che ripercorre le
gesta rampanti di quelle improvvisate emittenti quasi casalinghe.
«Quindici radio associate alla Rea trasmetteranno a
breve le due trasmissioni.
Dopo i premi, non resta che aspettare il verdetto più
importante: quello del pubblico», dice Masoni.
Ma oggi cosa resta dello spirito pirata di quelle emittenti
clandestine? È sempre vivo, palpitante? «Come
no, certo che è sempre vivo», spiega Masoni con
un guizzo d'entusiasmo, «solo che dalle soffitte e dalle
cantine si è trasferito sul web, grazie al digitale.
È sulla Rete che avvengono gli esperimenti radiofonici
più interessanti. Uno spazio democratico" nel
vero senso della parola: aperto a tutti, raggiungibile da
tutti, e soprattutto economico. Mica come negli anni Settanta,
quando si dovevano piazzare antenne e passare cavi. Un tempo
per fare i pirati dell'etere bisognava arrampicarsi sui tetti,
oggi basta connettersi a Internet».
(Espressonline)
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