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4 settembre 2009
Siamo in mezzo al guado. Tecnicamente
la crisi è finita: i segnali di ripresa da marzo sono
stati precisi e concordanti e la percezione generale è,
in tal senso, positiva. Tuttavia, il conto del disastroso
semestre settembre 2008/febbraio 2009 (con particolare riferimento
ai paurosi primi due mesi dell'anno) è stato consegnato
al settore radiofonico locale questa estate: il ritardo medio
dei pagamenti va, invero, dai tre ai sei mesi, così
creando alle imprese un impatto finanziario negativo posteriore
che difficilmente subirà un’inversione prima
di fine anno.
Poi, col 2010 comincerà, secondo gli analisti, a mostrarsi
con più luminosità la ripresa e, verosimilmente,
anche la difficoltà monetaria si lenirà progressivamente.
Questa crisi, però, è collimata con il compimento
di alcuni fenomeni in nuce da almeno un anno, che, anche se
non lasceranno necessariamente profonde cicatrici, probabilmente
cambieranno per sempre alcuni aspetti del settore. In questo
articolo cercheremo di tracciare sommariamente tali fenomeni.
Primo: i valori degli impianti FM dopo aver raggiunto (nel
2007) il massimo storico si sono ormai assestati o, in diversi
casi, corretti su livelli più razionali. Ciò
è stato determinato, prima di tutto, dal fatto che
la cerchia dei potenziali acquirenti si è ridotta,
poiché già una significativa parte dei maggiori
player ha raggiunto la dimensione diffusiva congeniale e quindi
ha rallentato la corsa alla implementazione impiantistica.
Eppoi gli editori hanno compreso (o stanno realizzando) che
il fatto che la loro impresa sia valutata tanto quanto gli
impianti asserviti, conduce a considerare pari a zero l’avviamento
editoriale; condizione che si traduce in una mortificazione
personale, prima che in una bizzarria economica. Tra l’altro,
assegnare alla consistenza impiantistica dell’emittente
tutto il valore economico dell’azienda genera la tendenza
psicologica degli editori locali (e forse non solo loro) a
contrastare qualsiasi sviluppo tecnologico per la distribuzione
del segnale alternativo all’FM, nel timore che essa
possa da ciò subire una svalutazione. Terzo: l’improvvisa
difficoltà economico-finanziaria prodotta dalla crisi
mondiale ha indotto, in genere, a due differenti comportamenti.
C’è stato l'imprenditore radiofonico che si è
atterrito e ha preso convulsamente a fendere i costi, senza
una strategia precisa, creando spesso un tracollo qualitativo
del prodotto e producendo un circolo vizioso dal quale sarà
molto gravoso uscire. Dall'altra parte, invece, vi è
chi ha agito contro lo tsunami economico con risoluzione e,
per rendere più competitivo il proprio prodotto, ha
riscoperto quella creatività radiofonica italiana (non
ineluttabilmente costosa) che era stata messa nel cassetto
per troppo tempo.
Tra i due estremi, si è posata una terza reazione:
la ricerca di contenuti di qualità in outsourcing per
limitare, da una parte, i costi di produzione e, dall’altra,
per offrire alla propria utenza trasmissioni di maggiore qualità.
In questa prospettiva è stata registrata una richiesta
di opportunità di syndication, formula che era sembrata
negli ultimi anni perdere di smalto.
Ciò spiega, per certi versi, l'interesse di molti editori
locali per un progetto quale quello di RLM, che solo un paio
d'anni fa sarebbe probabilmente passata inosservata. Quarto:
molti editori locali hanno capito che per fare una buona radio
locale non basta una lucida intuizione, ma ad essa devono
soccorrere speciali competenze per la traduzione in pratica.
In tal senso, il contributo di consulenti editoriali/artistici
e di marketing qualificati (si contano sulle dita di una mano
in Italia) ha provato, in ormai molte occasioni, la propria
importanza per il rilancio di emittenti appannate. Quinto:
dal punto di vista commerciale, la crisi ha pungolato, nelle
reazioni più virtuose, un’inventiva per l’accrescimento
delle potenzialità del mezzo radiofonico locale, che
ancora troppo spesso è abusato per la veicolazione
di spot fiacchi e mediocri con campagne pubblicitarie destinate
già dall'esordio al fallimento.
Deleteria è poi la tendenza degli ultimi anni a vendere
le radio locali "a pacchetto" sul relativo mercato,
facendo perdere nel mucchio eventuali peculiarità singole
che meriterebbero sessioni pubblicitarie studiate ad hoc.
Anche in questo caso, opportuno per una efficace ristrutturazione
del comparto commerciale risulta un esame prudenziale di tipo
scientifico del bacino illuminato per poter esaltare una missione
imprenditoriale di successo. Sesto: sul piano tecnico si stanno
comprendendo le potenzialità del connubio tecnologico.
Fare webcasting, non significa, infatti, solo riproporre sulla
rete quanto irradiato in FM, ma sfruttare le enormi possibilità
di Internet per integrare e migliorare il prodotto/servizio
(podcasting, contributi audio/video di supporto; informazioni
accessorie; strumenti di interazione e controllo editoriale
e commerciale; ecc.).
Si spera ora che da questa dura e intensa esperienza la radiofonia
locale italiana trarrà giovamento, correggendo quegli
errori che ne hanno finora ostacolato la definitiva maturazione.
(newslinet.it)
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