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6 maggio 2008
Vi ricordate l’albertone nazionale nei panni di quel maestro elementare di Vigevano che tra una supplenza e l’altra diviene l’agente di un fenomeno di ragazzino che canta l’opera con portentosa voce tenorile?
Quel mostro di maestro aveva come unica motivazione lo sfruttamento del fenomeno solo ed esclusivamente per potersi emancipare economicamente e potersene vantare con arroganza e cupidigia. Quel film si intitolava “Bravo, bravissimo!”
Devo confessare che “X factor”, in onda ormai da tempo sulla seconda rete Rai, mi ha riportato alla mente quell’Alberto Sordi. Il programma non mi ha entusiasmato da subito e ancora meno dopo l’esclusione, nelle primissime puntate, delle “Cherries” (bravissime), a vantaggio di un gruppetto di adolescenti, lodevoli per lo sforzo, ma smaccatamente e visibilmente raccomandati.
Anche perché, se Mara Maionchi comunque qualcosa nella storia della discografia italiana rappresenta o può aver rappresentato proprio dal punto di vista dell’esperienza e della conoscenza, faccio onestamente una gran fatica a capire a che titolo Morgan, discograficamente parlando ma anche musicalmente, sta lì a spartire pani e pesci.
Non nomino neanche il terzo nome perché a forza di cercare di capire i perché e i come di questo prezzemolo televisivo onnipresente e a qualsiasi titolo, azzeccherei prima un sei al superenalotto.
Reputo “X factor”, più una rincorsa al discutibile fenomeno “Amici” di Maria de Filippi, che una vera e propria ricerca di nuovi talenti musicali.
Sulla rete uno, invece, per cinque puntate, da Sanremo e con la conduzione della simpatica e meno artefatta Antonella Clerici, è andato in onda “Ti lascio una canzone”.
La differenza, macroscopica, sta nella spontaneità e nella trasparenza dei ragazzi e ragazzini che hanno animato tutte le puntate. E stato qualcosa di estremamente umano, quasi commovente.
Posso immaginare che volendo riproporre le più belle canzoni della musica italiana, rimettendole come in gara tra loro, lo scoglio da superare sia stato quello della adesione e della partecipazione di grandi interpreti (sempre più chiusi nelle loro torri d’avorio), e che quindi alla fine, forse quasi incosciamente, si sia pensato al coinvolgimento di un gruppo di ragazzini. Sì, sono convinto che la scelta sia stata quasi casuale.
C’è da ammettere che alcuni di questi, fanno venire la pelle d’oca tanto da non far rimpiangere assolutamente le voci di chi, quelle canzoni, ha portato al successo. Ma tutti sono stati molto bravi.
Mi pare che gli indici d’ascolto abbiano premiato questo bel programma, che di nuovo, di sabato sera ha il merito di aver rimesso la musica al centro dell’attenzione.
Senza rincorrere nessuno, “Ti lascio una canzone” ha inoltre il merito di averci fatto ripensare che (forse), l’attuale stessa formula di Sanremo è da rivedere, e che, a mio avviso, varrebbe veramente la pena di ritornare al meccanismo iniziale e cioè a quello di nuove canzoni interpretate da diverse belle e/o interessanti voci per poterne apprezzare tutte le possibili sfaccettature.
“X factor”, come del resto “Amici”, invece, va alla ricerca di una sfida personale e personalistica dove l’io dei partecipanti è costantemente messo sotto osservazione e sotto pressione. Nulla è fatto per l’evidenza della musica e dei suoi possibili contenuti e quindi, nulla è fatto per l’arte, la cultura ed il talento. Anche perché, in fin dei conti, e comunque con merito e demerito, tutte queste trasmissioni ci dicono una cosa: i talenti ci sono e ci saranno sempre.
Il problema vero è che non esistono più i talenti che scrivono per i talenti che sanno cantare.
Ecco perché comunque sempre a qualcosa, anche se bello, ma di già fatto e di già ben conosciuto ci si deve rivolgere quando basterebbe ispirarcisi… se non altro per la continuità culturale!
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