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16 dicembre 2008
Ne abbiamo già scritto
in passato, però mai come ora abbiamo sentito il disagio
del doppio ruolo che rivestiamo, politico e di cronisti, nel
riportare il clima e il sentimento rivoltoso che agita gli
animi dei lavoratori dello spettacolo. Non è come le
altre volte, non è la solita protesta di un settore,
trascurato da 60 anni, espressa nelle forme del confronto
civile con la politica e il sindacato. Né sembrano
avere più presa grida di battaglia quali <<la
cultura non è una spesa, ma un investimento>>
usati dal Centrosinistra ancora dopo la prova di governo breve,
in cui ci siamo pure dovuti confrontare con le difficoltà
di bilancio. Ma noi avevamo restituito al Fus i tagli del
precedente governo Berlusconi, riportandolo a 500 milioni.
In questa assemblea nazionale unitaria, organizzata dei sindacati
confederali (Slc-Cgil, Fistal-Cisl, Uilcom-Uil, Fials-Cisal)
al teatro Valle di Roma, una delle numerose tappe di questi
giorni di mobilitazione in giro per l’Italia, l’impressione
è che i lavoratori siano ormai “oltre la politica”
e “oltre il sindacato”. I toni e il linguaggio
sono infatti scomposti, accusatori e ce n’è per
tutti: il governo Berlusconi e il centrosinistra, i politici
e i sovrintendenti emanazione di questo o quel potere partitico
locale. Si fanno nomi e cognomi di direttori d’orchestra
inetti come musicisti e come amministratori, e di capi di
gabinetto uomini per tutte le stagioni (non li ripeteremo).
Notiamo che, rispetto ad altre assemblee nazionali, di un
anno o due fa, gli effetti di libri quali “La Casta”
si fanno sentire ed anche l’ascesa popolare (e populista)
di Beppe Grillo col suo pensiero anti-sistema. Stiamo però
anticipando. Sul palcoscenico del Valle prima c’era
stata la tavola rotonda tra i parlamentari. Il giorno avanti,
alla riunione dell’Anac, gli autori cinematografici
storici, il presidente Citto Maselli si era chiesto <<come
si fa a organizzare una tavola rotonda col Centrodestra ?>>.
Si sarebbe potuto replicare che, con questo governo, che è
il male maggiore, si deve tuttavia dialogare, perché
“loro” hanno i numeri per far passare le riforme
come mannaie, i decreti d’urgenza e le fiducie. E lo
abbiamo infatti detto nel nostro intervento, a proposito delle
proposte di legge per il cinema e lo spettacolo dal vivo presentate
alla Camera da Idv. Ma tranquillizziamo Maselli : il confronto
con la Destra al teatro Valle non c’è stato,
perché non è venuto nessuno di loro. C’è
un antefatto in verità, che può forse spiegare
la defezione : la bocciatura a sorpresa in aula alla Camera
dell’emendamento del Centrosinistra che chiedeva il
ripristino di una parte del Fus, tagliato di ben 175 milioni.
Pare che il ministro Bondi si fosse impegnato, solo poche
ore prima, a reintegrare i tagli. Così è stato
sconfessato dalla sua stessa maggioranza. Torniamo alla tavola
rotonda, tenutasi perciò nell’ambito dell’opposizione.
Il presidente dell’Anci, Leonardo Dominici, ha riferito
in merito all’incontro deludente avuto in mattinata
col ministro. La deputata Pd De Biasi ha affermato la necessità
di razionalizzare il finanziamento pubblico a favore delle
fondazioni lirico-sinfoniche, che partecipa per il 70%, a
fronte di un residuale apporto di privati, i quali prendono
i frutti e lasciano le perdite allo Stato. L’assessore
alla cultura del Lazio, Rodano, ha posto in luce come con
un miliardo di tagli ai Beni Culturali il Fus scenda a 300
e rotti milioni nei prossimi tre anni; e lo stato di incertezza
in cui la riforma federalista lascia tuttora la cultura in
quanto attività concorrente. Il sindaco di Bari Michele
Miliano <<la lirica italiana non è il museo delle
cere dell’identità nazionale, ma una realtà
vitale>>. Vincenzo Vita, senatore Pd, già assessore
alla cultura della provincia di Roma, riparla di risorse aggiuntive
al Fus, una tassa di scopo a carico delle imprese delle telecomunicazioni,
per finanziare la cultura, a cominciare dal cinema: il progetto
lanciato unitariamente dal centrosinistra nella passata legislatura
e tuttora in piedi. Fabio Giambrone, senatore Idv, <<in
commissione cultura, nell’audire il ministro Bondi abbiamo
avuto la sensazione che non sia lui a decidere, ma che debba
chiedere ad altri, come il ministro Gelmini in merito alla
Scuola : ci guardano e non sanno cosa dirci>>. E promette
una opposizione durissima se non verrà reintegrato
il Fus. Questo il tenore degli interventi istituzionali dal
palco. Prendono poi la parola gli operatori dalla platea,
ed è la parte più interessante, riteniamo, perché
i lavoratori, coi loro accenti pressanti e crudi fino al vernacolare,
sollevano il velo che l’oratoria dei politici aveva
inevitabilmente steso sulla drammaticità della situazione.
Lo sollevano impietosamente, denunciando una realtà
e un clima che ha costituito il leit motiv di ciascun intervento
: l’ insofferenza diffusa tra gli artisti e tecnici
malpagati, precari e disoccupati nei confronti di una classe
dirigente identificata coi cda misti pubblico/privato, da
Cinecittà alle fondazioni liriche, coi sovrintendenti
e lo star system musicale, classe dirigente accusata di assorbire
la gran fetta del finanziamento pubblico in pingui cachèt
e di gestire da sempre un’amministrazione culturale
fatta di incompetenza, clientele, sprechi con buchi di bilancio,
che lungi dal condurre al loro licenziamento, li rende inamovibili
dalle loro poltrone, col consenso dei sindacati e l’inerzia
o la compromissione della politica. Tutto sulla pelle dei
lavoratori, senza i quali non si potrebbero realizzare gli
allestimenti. Se un vantaggio ci fosse nell’avere un
governo di centrodestra, sarebbe quello di poter sentire parlar
chiaro, cosa che non avevamo constatato sotto il governo di
centrosinistra, che pure le sue pecche le aveva dimostrate,
almeno nelle intenzioni, col ddl volto a regionalizzare il
Fus-spettacolo dal vivo, avverso l’intero comparto.
Centrosinistra che comunque aveva avuto il merito di reintegrare
il Fus, lo ribadiamo. Un altro segnale della gravità
del momento è la divisione, non si sa fino a che punto
sostanziale, tra le associazioni di categoria. Se l’Anac
lamenta di essere stato “lasciato solo” (da Api
e da i Centoautori) i sindacati rilevano l’assenza in
questa assemblea di Agis e di Anica. Dunque sembra proprio
una guerra tra poveri quella che il governo Berlusconi ha
innescato, tagliando qui e là senza guardare, come
un chirurgo espressionista, nel tentativo di “razionalizzare”
la spesa pubblica. Ma di fatto, come ha sottolineato nelle
conclusioni uno dei 4 segretari confederali dello Spettacolo,
usando l’arma della discriminazione arbitraria tra i
soggetti pubblici e privati, tra gli stessi enti partecipati
e tra i diversi settori dello Spettacolo, a fini clientelari,
per mettere gli uni contro gli altri e così indebolire
la forza unitaria delle loro rivendicazioni. Un appello all’unità
è stato pertanto quello lanciato alla fine dai 4 segretari
a non dare addosso a un sindacato che vive una fase difficile
proprio a causa delle manovre del centrodestra tese a minarne
la coesione già in altri fronti, l’Alitalia e
la Scuola. Sindacato che si impegna, in mancanza di un accordo
col ministro, a difendere il Fus dalla mannaia del governo
con la decisione e la durezza necessarie : occupazione dei
teatri pubblici in tutta Italia, etc., con gli applausi di
un folto e rinfiduciato uditorio.
Adriana Zanese
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