La statua della musica italiana di Pietro Paluello

ricordi
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28 maggio 2008

Con Giovanni Ricordi (1785-1853), la figura dell’editore di musica diviene moderna e anticipatoria, basti solo pensare che, nell’800, si deve a lui la rivoluzione del rapporto tra musicisti e stampatori, quindi editori, di musica, con l’attivazione di quello che oggi tutti conosciamo come il “diritto d’autore”.
Prima di allora, il lavoro del musicista, ma anche quello del “promotore-editore”, era stilizzato in una sorta di arbitrario mecenatico “acquisto” della musica che però non dava la possibilità di allargare e di allargarsi verso una sempre maggiore diffusione ma, soprattutto, non consentiva di vivere più che dignitosamente fino alla fine dei loro giorni, a compositori affermati e meno affermati.
Oggi non esisterebbe in Italia la SIAE, negli Stati Uniti la ASCAP, la BIEM in Francia e via dicendo in quasi tutti gli altri paesi del mondo, senza quella geniale intuizione e il costante lavoro di una vita di Giovanni Ricordi.
Quella sua piccola stamperia di musica nacque dalla sua richiesta, geniale, di poter recuperare negli scantinati del Teatro alla Scala di Milano, le innumerevoli partiture che per anni furono ammucchiate senza una logica conservatoria… diciamo buttate lì, quasi a marcire. Se oggi possiamo godere della musica di tanti musicisti europei vissuti ancora prima dell’800 e di grandissimo talento è anche grazie a questa sua iniziativa.
Nessuno aveva capito che sul pentagramma musicale, anche quello “dimenticato”, c’era un valore economico non indifferente. Pensate solo alle partiture di Gaetano Donizetti o dell’allora già grandissimo Beethoven.
Da questo cominciò e poi aprì le porte a gente come Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Gioacchino Rossini, ad Amilcare Ponchielli, al giovane Lorenzo Perosi e a tanti altri.
Al di la di tutto, se oggi il mondo della musica è, internazionalmente parlando, nel bene e nel male, quello che è… è comunque migliore di ciò che sarebbe potuta essere se non ci fosse stato lui: Giovanni Ricordi.
E’ a quella sua prima stamperia di musica e alla sua prolifica famiglia che, fino a non molti anni fa ha posseduto la titolarità della Dischi Ricordi (divenuta una S.P.A) e delle Edizioni Musicali Ricordi, il suo progetto e divenuto una delle potenze economiche del settore con uffici in tutto il mondo.
Negli anni ’80 (del secolo 900), la ricordi acquisisce anche i cataloghi (ma anche la proprietà) di altre industrie musicali e discografiche italiane quali la Ariston, la RI-FI, la Durium ecc..
Il 4 agosto 1994, la BMG, dopo aver già acquistato la RCA Italiana, acquista tutto il gruppo Ricordi, realizzando poi una “fusione” imprenditoriale che ha fatto leccare i baffi a fior di consulenti ed economisti di caratura internazionale.
Qualche giorno dopo, in piena notte, un certo numero di particolari camion, di quelli blindati e con il controllo della temperatura e dell’umidità interna, tutti rigorosamente con targa tedesca, marciano verso la sede della Ricordi di Via Salomone a Milano. Vanno a prelevare tutto il contenuto dei caveau della Ricordi contenente tutte le storiche partiture originali e, quasi tutte autografe, delle grandi opere musicali scritte dai più grandi nomi della musica non solo italiana per portare tutto in Germania alla sede centrale della BMG.
Ma… una telefonata, quello che in gergo si definisce “una soffiata”, avverte di quello che sta per avvenire la Guardia di Finanza che, con un “blitz” blocca appena in tempo il trasbordo dei plichi, sequestra il tutto e lo fa depositare nei magazzini del Teatro alla Scala, dove, per fortuna, ancora si trova.
Gli spartiti di alcune delle opere che tanto amorevolmente Giovanni Ricordi aveva prima raccattato e poi dato alle stampe, tornavano da dove erano venute, ma soprattutto, quella grande parte di storia della cultura italiana, è così rimasta in Italia e comunque degli Italiani.
Però, se ci pensate bene, che strana questa globalizzazione!
Se non fosse stata per quella tempestiva “soffiata” i tedeschi di oggi sarebbero riusciti a fare quello che neanche i tedeschi di Hitler furono capaci di fare… e chissà perché non ci vedo grande differenza tra quegli uomini in divisa grigia che negli anni del nazismo bruciavano libri ma rubavano fior di tele e monumenti dovunque si imponevano con le armi. E questi colletti bianchi di oggi, grandi scienziati di economia che immancabilmente, pur laureatisi a pieni voti presso le più prestigiose università, non guardano in faccia a nessuno e coltivano solo pelo sullo stomaco, non sanno distinguere una nota da un bullone, sono stati capaci, in pochi anni, di  ridurre in serie difficoltà finanziarie lo stesso gruppo BMG.
Il gigante famelico ha fatto indigestione e sta per stramazzare al suolo!

Ma torniamo un attimo in Via Salomone, la dove i frutti della grande impresa di Giovanni Ricordi hanno consentito di edificare la fabbrica della musica di casa Ricordi nella Milano del ‘900 e dove la Milano di oggi sta per cancellare completamente quel “vecchio” complesso edilizio per fare posto alla costruzione di più moderni manufatti, alcuni dei quali ultimamente così tanti criticati, anche giustamente, da Adriano Celentano e non solo.
Proprio lì, all’angolo tra Via Oreste Salomone con Via Cassio Dione, c’è, tra sterpaglie e rifiuti di ogni genere , il monumento che raffigura Giovanni Ricordi.
Probabilmente in attesa che qualche ruspa lo cancelli definitivamente anche alla vista della sola memoria.

Illustrissimo Signor Sindaco (perché anche se donna è comunque sempre… Signor Sindaco), di Milano Letizia Moratti, Lei che è stata anche Ministro della Pubblica Istruzione (quella pubblica istruzione che ormai non fa più quasi un’ora di musica nelle scuole italiane), perché pur rispettando le esigenze urbanistiche di nuovi insediamenti non salva quella statua, non salva la memoria imprenditoriale di un pezzo della sua città , dell’Italia, ma anche del mondo?
Se non ha più senso che stia lì, perché non spostarla. Non è che farlo costi poi molto! Suggerirei di metterla in un bel giardino. E se non è ormai ritenuta di grande prestigio per Milano da non volerla posizionare proprio in centro città, mi permetto segnalare che a poca distanza da Piazzale Loreto, tra Via porpora e Viale Abruzzi, c’è il giardino di Piazza Aspromonte e proprio lì inizia (o finisce), una Via intitolata a Giovanni Ricordi, editore e musicista.

Prendo spunto da tutto ciò per rivolgere, con un grido, dalla rete, a tutti coloro che mi leggono, di farsi portatori di questo appello affinché questa statua di Giovanni Ricordi sia salvata dal degrado e sia spostata, a futura memoria di tutti, prima che venga distrutta per fare posto a nuove lottizzazioni.
E’ un appello che lancio innanzi tutto ai milanesi, ai musicisti conosciuti e sconosciuti e poi all’AFI (Associazione dei Fonografici Italiani), alla FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), alla SIAE (Società Italiana Autori ed Editori), al Ministero per i Beni Culturali e a tutte quelle altre istituzioni, associazioni o enti, pubblici e privati che comunque hanno un po’ a cuore la memoria della storia e della cultura italiana, non fosse altro per il lavoro che sulla scia di quello svolto da Giovanni Ricordi, pur tra le mille difficoltà di oggi, continuano e continuiamo a fare.

IDEERADIO è un progetto di Francesco Anzalone per ARTICOLO 21