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1 novembre 2008
Una volta c'era Radio Praga. Adesso
c'è Radio Teheran. Cioè una radio che trasmette
tutti i giorni in lingua italiana da una capitale estera così
come negli anni Settanta e Ottanta c'erano le trasmissioni
nella nostra lingua dalla capitale cecoslovacca. Sezione ufficiale
de La Voce della Repubblica islamica, cioè la radio
di Stato iraniana, probabilmente, è l'unica al mondo
a continuare a farlo, se si eccettua la Radio Vaticana.
In realtà, è stata creata già nel 1995,
ma ha acquisito sempre maggiore peso negli ultimi tempi con
il rinnovato protagonismo internazionale del leader Ahmadinejad.
Le trasmissioni sono tutte impostate, seguendo i leitmotiv
della strategia informativa del regime: negazionismo sull'Olocausto,
propaganda anti-Israele e anti-Usa. Ebbene, il settimanale
Tempi ha scoperto che tra i beniamini della emittente, quelli
ai quali ci si rivolge spesso per un parere, che si tratti
di Palestina o di Iraq, dell' islamofobia o della politica
italiana, c'è il professor Franco Cardini. Sì
proprio lo storico fiorentino, medievalista, esperto di Islam,
che si è autodefinito «uomo d' ordine e di destra»,
spesso interpellato anche dal Secolo d' Italia, ma portato
a esempio persino dal leader del Pd Walter Veltroni per i
suoi attacchi ai tagli del governo a scuola e università.
Tra gli altri personaggi in onda spiccano Maurizio Torrealta
di RaiNews24, Giulietto Chiesa, corrispondente dell'Unità
da Mosca già dai tempi dell' ex Urss e parlamentare
europeo, il prete no global Alex Zanotelli, la scrittrice
Angela Lano, l' islamista della Sapienza, Biancamaria Scarcia
Amoretti, Claudio Moffa (università di Teramo), Maurizio
Musolino della direzione del Pdci, il sociologo Stefano Allievi.
Allievi, ad esempio, è stato interpellato («Niente
di strano, con l'Iran non siamo in guerra») soprattutto
«sulla questione della chiusura delle moschee in Italia
a Treviso, Padova, ma anche in Lombardia, in zone dove è
forte la Lega» sostiene. Cardini spiega: «Sì,
mi chiamano da Teheran per delle interviste, ma non ho alcun
altro rapporto con loro, né formale né informale.
Dell'Iran si parla come se fosse già un Paese nucleare,
ma non lo è, non ha neppure quello civile, mentre di
altre potenze nucleari non si parla affatto».
E sostiene che alla radio parla anche di storia dell'arte:
«Lo sapeva che senza le tecniche apprese dalla Persia
non sarebbe stata possibile l'ogiva della cupola del Brunelleschi?».
Con Zanotelli, afferma lui stesso, «il contatto è
nato da quando ero ancora in Africa». A che cosa sono
interessati? «Al mondo religioso non violento, a quello
che condanna le guerre in Iraq e in Afghanistan, a quello
che dialoga con l'Islam».
In effetti Zanotelli mette in guardia gli iraniani: «Oggi,
caduto il comunismo, ci si sta preparando a far vedere l'Islam
come un nuovo nemico». «Sono circa sei mesi che
non si fanno più vivi» conclude Chiesa, ascoltato
in particolare sulle sanzioni, «mai sull'11 settembre»,
su cui pure ha scritto un libro «Zero» in cui
nega «la verità ufficiale».
M. Antonietta Calabrò
(dal Corriere della Sera del 30/10/2008)
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