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28 ottobre 2008
C'è
una radio-grancassa, spregiudicata e arrogante. Asservita,
funzionale ai poteri che la sfruttano sapientemente, disinvoltamente
per coprire le proprie malefatte e cercare di esaltare i loro
pochi, discutibili meriti.
E c'è una radio scomoda, tanto più temibile
quanto più flebile, che del potere cerca invece di
smascherare le malefatte e denunciare gli abissali difetti.
A questa radio scomoda, alla radio dei poveri cristi, come
la definiva Danilo Dolci, in Sicilia, nel 1970, il Festival
della Creatività di Firenze ha dedicato in questi giorni
una mostra scarna ed essenziale - "Freequencies"
- e il convegno "Revolution will not be televised",
organizzato da Tiziano Bonini, che ho avuto la grande fortuna
di seguire ieri pomeriggio alla Fortezza di Basso.
Tre interventi dedicati ad altrettante stazioni scomode, nonviolente
ma rivoluzionarie, messe a tacere con il bavaglio della legge,
le irruzioni dei "guardiani dell'ordine pubblico",
perfino con la polvere da sparo delle cave di pietrisco, come
ha spiegato (sarcastico e disincantato come solo un siciliano
di Cinisi sa essere) Salvo Vitale, il compagno di strada di
Peppino Impastato a Radio Aut. Peppino, fatto saltare in aria
trenta anni fa ai piedi del tempio di Segesta, per le sue
coraggiose trasmissioni di satira antimafiosa.
Altri bombardamenti, quelli decisi dalla NATO contro il regime
di Milosevic, hanno rischiato di toglierci Radio B92 di Belgrado,
che già aveva dovuto subire, ripetutamente, la museruola
del dittatore serbo.
Fantastico racconto quello di Veran Matic, fondatore e direttore
di Radio B92, oggi lanciatissima nell'ufficialità della
giovane emittenza commerciale serba, ma ancora impegnata a
preservare lo spirito ribelle dei suoi linguaggi in una strategia
multimediale (tra radio e tv, Internet giornali e libri) che
dovremmo studiare a fondo qui nel ricco occidente.
E infine la scomoda Radio GAP, la stazione del movimento antagonista,
protagonista, a Genova nel 2001, di uno dei tanti momenti
bui della nostra democrazia. Lorenzo Galeazzi ha ripercorso
i momenti vissuti all'interno degli studi improvvisati del
Global Audio Project (la sigla non c'entrava assolutamente
con i Gruppi Armati Proletari di quasi trent'anni prima).
La frequenza pirata degli 88 e 3, gli stream Internet ripresi
da un gruppetto di radio libere italiane e alla fine i colpi
della polizia sulla porta bloccata alla bell'e meglio, sfondata
come un'altra porta famosa e movimentista, quella della bolognese
Radio Alice.
I tre relatori hanno offerto allo sparuto pubblico del convegno,
pochi rappresentanti della folla che gremiva uno sterminato
padiglione Spadolini, una appassionata lezione di storia e
linguaggio della radio. Roberto Del Bianco, co-fondatore di
PeaceLink e lettore di RP, ha videoregistrato tutto l'evento
per diffonderlo, nei prossimi giorni, attraverso il suo sito
multimediale.
Con Tiziano Bonini, che doveva rientrare a Milano subito dopo
il convegno e ha avuto la cortesia di darmi uno strappo, abbiamo
passato altre tre ore a parlare di radio.
Ricordo che Tiziano, oltre a insegnare allo IULM, in questo
momento è impegnato con la regia di Amnèsia
su Radio Due. La storia di Matteo Caccia e della sua personale
lotta con una memoria tutta da riconquistare dopo la traumatica
"amnesia retrograda globale" che lo ha colpito,
sta andando benissimo e lo spazio quotidiano delle 12.15 verrà
prolungato fino all'estate, per la gioia di un pubblico che
secondo Tiziano sta seguendo con incredibile partecipazione
il diario radiofonico-internettiano di Matteo.
E' stato molto interessate ascoltare la descrizione del lavoro
("artigianale" lo definisce il regista) che ogni
giorno la piccola squadra di Amnèsia deve realizza
per mettere in onda - in diretta! - un programma che promette
di diventare un caso anche nel 2009.
Andatevi a leggere la già nutrita rassegna stampa accumulata
in queste prime settimane. Complimenti, scomodi artigiani
della radio.
(radiopassioni.it)
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