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26 Febbraio 2008
Il Maestro Pollini, dai telegiornali degli scorsi giorni, ha nuovamente lanciato un appello in favore della musica in Italia.
Purtroppo, bisogna sottolineare le parole “in Italia”, poiché diversa sorte vive la musica in generale negli altri paesi del mondo, anche in quelli che al paragone nostro dovrebbero definirsi meno evoluti o sviluppati.
Credo che senza una serie di iniziative molto eclatanti, non si riuscirà ad ottenere che, per esempio, la musica torni ad avere un ruolo maggiore nelle scuole di tutti gli ordini a cominciare dagli asili, che una nuova politica di rivitalizzazione degli istituti musicali, dei conservatori e delle orchestre più o meno pubbliche, venga messa in atto.
Credo anche che sarebbe fin troppo facile dire che la colpa di tutto ciò è della politica e/o dei politici.
La musica in Italia segue l’andamento del quotidiano vivere e, siccome è evidente lo scadimento del comune senso civico unito ad uno scadimento anche culturale, ecco che recuperare anche solo a cominciare dal fronte stesso della musica potrebbe essere impresa utopica.
Parliamoci chiaro, è un po’ come nella ricerca tecnologica e scientifica… ma un po’ come in tutti i vari settori, il nostro paese ha alcune grandissime eccellenze a fronte, il più delle volte, di una “plebaglia poltigliosa, pressappochista e fraudolenta” che corrode e si allarga sempre di più e contribuendo, ovviamente, a non fornire ricambi all’altezza delle situazioni.
Nel corso di un programma televisivo quale “Buona Domenica” su Canale 5 Mario Monicelli ha dichiarato che l’italiano (quale essere umano), non conosce e non ha in se il senso civico dell’interesse comune ma vive per fare solo il proprio interesse personale.
Gli esempi potrebbero essere veramente così tanti che il solo pensarci mi disarma anche solo dal continuare a scrivere.
E’ come nel caso di Benigni… forse pochi avranno notato che, molto intelligentemente, partendo dalla battuta che senza personaggi come Berlusconi gli è calato il lavoro al punto da doversi buttare su altre cose… lui ha pensato bene di buttarsi su Dante… e, aggiungo io, mica sulle veline di turno o su qualcos’altro.
E’ facile, con la giustificazione che tutti teniamo famiglia e dobbiamo campare, abbassarsi ad un livello costantemente più basso allontanandosi così, sempre di più, da quella qualità che, appunto, viaggia in alto e come tale, comporta qualche sacrificio.
Non ci si illuda, e questo lo sanno bene Benigni, come Monicelli o Pollini, le folle di ascoltatori che simili personaggi riescono a mettere insieme, spesso e per lo più, non sanno minimamente di cosa si stia parlando o cosa si stia facendo.
E purtroppo non basta dire che a Roma, come a Milano o a Napoli… si spende in cultura, o meglio, in manifestazioni culturali e quindi, pertanto, c’è cultura…
Piccolo o grande, anche tutto questo è, ormai, business o costruzione di interessi personali o di parte e, badate bene… non si guarda in faccia a nessuno. Il merito? Ma quello è da un pezzo che è finito!!!
La musica è forse la forma più naturalmente consona all’uomo per fargli comprendere che la conoscenza è un valore, la percezione, l’approfondimento, l’ascolto, la comprensione ed altre… sono elementi di “un modo di stare con se e con gli altri”. La musica è linguaggio che, siamo d’accordo, non può portare tutti ai massimi livelli, ma aiutare tutti a “sentire”, questo sì!
La forma di lettura e di scrittura definita in note musicali nasce, non a caso, a posteriori dai suoni stessi. Prima, per forza della natura, arrivano i suoni e poi, nella convenzione evoluta dell’uomo, le note e il suo sistema di scrittura e lettura che, neanche a farlo apposta, è l’unica lingua che si scrive e si legge allo stesso modo in tutto il mondo.
Se non recuperiamo il rispetto per la musica e per la sua maggiore conoscenza possibile, non potremmo mai recuperare il rispetto per la nostra vita di tutti i giorni. Badate poi, che c’è connessione e anche più stretta di quel che si può immaginare, tra quello che possiamo essere in mezzo al traffico o in uno stadio, come a casa o a scuola e l’esempio che possiamo rappresentare.
E facciamo anche il rock, l’hard-rock ma non dimentichiamoci di sapere e di conoscere quali sono le regole di base di questa lingua comune a tutti gli uomini del nostro pianeta.
Una lingua che, guarda il caso, in tutto il mondo si definisce, “per regola” e da sempre, in una sola lingua: l’italiano.
Ci sarà un motivo!
Così, mentre tutto un sistema si esprime sempre di più in lingua inglese, la musica, per chi la scrive e la legge, si definisce, con un “andante” o con un “presto” o ancora con un “cantabile”.
La musica è regola, grammatica, matematica, strategia, fisica, filosofia, anima, italiano, creatività, comunicazione, silenzio e frastuono, rispetto e molto altro.
C’è in Italia, da quasi due anni, un nuovo disegno di legge sulla musica.
Non voglio dirvi se è giusto o sbagliato, risolutivo o meno… vi dico solo che dal nostro parlamento, malgrado sia stato già esaminato nelle commissioni, non è stato ancora calendarizzato per essere discusso in aula.
Nello stesso disegno di legge ci sono, è ovvio, con i riferimenti alle annualità precedenti, iniziative di sostegno a tutto il mondo della musica… che probabilmente, se e quando saranno prese in esame ed approvate e quindi divenute legge, saranno assolutamente inutili o magari superate, rispetto alla cronicità “del malato”.
E come volevasi dimostrare… tutto è come in un giro vizioso e alla fine… si raccoglie sempre quello che si semina. |