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Il 24 ottobre 2008 sono due anni
esatti dalla scomparsa di Bruno Lauzi.
Se c’è stata una voce, veramente bella ed emozionante,
tra quella schiera dei cosiddetti cantautori genovesi, è
quella di Lauzi.
E anche nel quadro più allargato dei cantautori italiani
in genere, Lauzi sì, che sapeva cantare… non
solo per la gradevolissima ed intonatissima voce ma anche
per quel suo modulare che aveva saputo trovare e che lo ha
reso inconfondibile tanto che a volte, canzoni non sue ma
da lui cantate, per la gente è come se fossero state
sempre le sue.
Ma non bisogna assolutamente dimenticarsene, per ciò
che ha scritto e per come lo ha scritto sia in versi che in
musica, tanto che niente mai gli renderà abbastanza
giusta memoria.
Ogni tanto vado a riascoltare molte delle sue canzoni, soprattutto
di quelle un po’ meno conosciute o meno fortunate, eppure
sempre… bellissime, vere, vissute.
E’ vero, fu un gran romantico, melanconico a volte ma
mai veramente triste (come invece qualcuno lo definisce),
perché quella dei poeti, dei poeti veri come lui, non
è mai tristezza, casomai è profondità,
intensità.
Lauzi, ironico e beffardo al punto da scherzare lui per primo
su se stesso.
Ogni canzone sua è stato uno sguardo dentro al tipo
dell’essere umano.
Ed era tutto in quegli occhi suoi scuri svelti e furbi ma
anche profondi. Mi piace ricordare (e riascoltare spesso),
“Ieri”, fu anche sigla di chiusura di Domenica
In… nel 1980: “…tu ieri, domani posso amarti
come ieri… dai rimani, non voglio che ti prendano altre
mani…”; parole semplici per dire che un amore
può non avere fine, comunque sia comunque vada.
Ma anche quando non parlò d’amore fu sempre vero
e percepibile, con il cuore e l’animo liberi e sinceri,
basti pensare a “Io canterò politico” ,
“Al mio nemico Francesco” e poi “Il dubbio
e la certezza”, “L’ufficio in riva al mare”
e via via, tante altre.
Ironico, come pochi: “O’frigideiro”, “Garibaldi
blues”, “Il vecchiaccio”, “Ah, l’amore”.
Fu un poeta vero, non solo per i due originalissimi ed intensi
volumi di poesie pubblicati, ma per quello “spazio”
che seppe riempire e che nessuno mai potrà anche solo
lontanamente clonare.
Bisognerebbe tornare a riascoltarlo e a rileggerlo, per comprendere
quanto può ancora emozionarci e regalarci sensazioni
così vitali al punto che veramente, ogni canzone, si
scopre come infilata dentro una piega nuova della vita…
oltre uno sguardo o un sorriso.
In meno di un anno è divenuto
irraggiungibile anche il suo sito www.brunolauzi.com; c’erano
non solo le Sue ultime parole, ma quasi tutti i testi delle
sue canzoni-poesie e tutta la sua storia di musicista e paroliere…
e di poeta.
Voglio appellarmi pubblicamente
alla famiglia Lauzi perché si trovi comunque un modo
per far funzionare ancora, almeno il sito web ufficiale a
lui dedicato, perché nella memoria collettiva c’è,
per tante persone e a pieno titolo anche Bruno: il Bruno Lauzi
da continuare a vivere.
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