IL BUIO DELL’ETERE di Silvia D'Onghia


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13 ottobre 2008

“I soldi non ci sono, siamo obbligati a tagliare le spese”. Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, affermazione odierna, io sono una spesa. Sono una giornalista di Radio Città Futura, una delle testate che rischiano di scomparire perché il governo ha deciso di risanare anche in questo modo le casse dello Stato.
Non importa se tagliare i fondi ed azzerare il cosiddetto diritto soggettivo dell’editoria cooperativa, di movimento politico e no profit porterà ad un risparmio probabilmente inferiore di quello che si avrebbe intervenendo sui contributi diretti ai giornali. Il provvedimento, che fino a poche settimane fa stava addirittura passando sotto il silenzio dell’opposizione, costituisce un’iniziativa ad alto impatto mediatico.
I cittadini italiani non leggono i giornali e ritengono che i giornalisti siano tutti bugiardi: perché, dunque, pagare con soldi pubblici lo stipendio a migliaia di persone impegnate ogni giorno a raccontare una realtà fasulla o edulcorata?
E’ vero: in troppi tra noi frequentano i salotti della politica piuttosto che girare per strada alla ricerca di storie (come ha ben sottolineato il direttore del Sole 24 Ore Ferruccio De Bortoli), troppi sono i notisti che riportano a memoria le dichiarazioni di questo o quell’altro deputato senza dare loro un minimo di senso, troppi sono coloro che si dimenticano di fare la famosa seconda domanda.
Ma abbattere sull’editoria una scure come quella voluta dal ministro Tremonti significa far morire definitivamente il pluralismo dell’informazione in questo nostro paese.
Se i tagli sono necessari, come giustamente ha ribadito oggi il presidente Napolitano,così come lo è una riforma profonda dell’editoria, è inconcepibile pensare di eliminare dal panorama italiano quelle voci indipendenti che, in poche, ancora si levano.
Radio Città Futura, che è stata una delle prime radio libere, è oggi una radio di movimento politico.
Questo ha consentito alla direzione di portare avanti un percorso e di creare nuovi posti di lavoro. Lo sforzo quotidiano che io e tutti i miei colleghi facciamo è quello di garantire un’informazione critica, indipendente e il più possibile corrispondente alla realtà. Se la linea editoriale è definita e unidirezionale, come deve essere nel caso di un’emittente di tal genere, il lavoro giornalistico è comunque orientato all’indipendenza e all’imparzialità.
Un lavoro garantito a fronte di stipendi che spesso sono più bassi di quelli previsti dal contratto dei metalmeccanici; anche per questo, un impegno mosso dalla passione e dal rispetto nei confronti di chi ci ascolta.
Se il governo non cambia idea, oltre a Il Manifesto, a Liberazione e a tutte le altre testate che in questi giorni stanno facendo sentire il proprio disappunto, supportate anche dalla Federazione nazionale della Stampa, rischia di morire anche Radio Città Futura.
Quel giorno, l’etere del nostro paese sarà un pò più buio.

IDEERADIO è un progetto di Francesco Anzalone per ARTICOLO 21