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22 novembre 2008
In principio fu Orson Welles,
e l'annuncio di un'imminente «Guerra dei mondi».
Era il 1938 e la radio era (quasi) più autorevole della
Bibbia. Oggi, dopo giusto settanta anni, lo scherzo radiofonico
funziona ancora. E anche troppo bene, forse, come ha sperimentato
Joe Violanti, diffidato da Michele Santoro per le sue «invasive»
imitazioni. Il comico di Rds non è però l'unico
radioimitatore che beffa il prossimo via etere. Anzi, la moda
dilaga su tutte le principali emittenti.
«Il segreto è non esagerare. Se no il pubblico
di stufa», premette Marco Baldini. E lui è uno
che con Fiorello a «VivaRadio2» ha rilanciato
in grande stile l'invenzione di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni
delle imitazioni radiofoniche. Fiorello ha così —
più che replicato — «reinventato»
Berlusconi, Mike Bongiorno, Antonio Cassano, Ignazio La Russa
e cento altri. Facendo uno stuolo di vittime, perché
poi con quelle voci si prendeva gustosamente gioco di altri
personaggi dello spettacolo o della politica, che per lo più
abboccavano. «Una volta — aggiunge l'inseparabile
spalla dello showman — convinse Baudo che Nanni Moretti
lo voleva ingaggiare per presentare il premio Sacher la Mensola
d'oro...». Pippo Baudo lo mandò a quel paese,
ma poi si mise a ridere. Naturalmente, però, non tutti
la prendono così sportivamente.
«Il detto dice che il gioco è bello quando dura
poco: ed è proprio così», spiega sempre
Baldini, ribadendo che «VivaRadio2» non ripartirà:
«Dopo sei anni di trasmissione anche noi abbiamo pensato
che forse cominciavamo a rompere le tasche. E ci siamo fermati.
Ma lo stesso discorso vale per gli innumerevoli programmi
comici e di imitazione che affollano i palinsesti radiofonici.
Ce ne sono così tanti, soprattutto la mattina, che
la gente ormai cerca disperatamente qualcosa di diverso. E
si rifugia sull'unica radio che fa musica e notizie, cioè
Rtl 102.5, che infatti negli ultimi mesi ha aumentato gli
ascolti». Il fenomeno del radio-burlone è in
effetti diffusissimo. Quasi ogni radio regionale ha il suo
guastatore telefonico. E anche sui network nazionali la moda
di prendere in giro gli ascoltatori non è mai tramontata.
«Il fatto è che il telefono si presta benissimo
a giochi radiofonici di questo tipo — risponde Pasquale
Di Molfetta, per tutti Linus, leader carismatico di Radiodeejay
— e fin quando divertono, che c'è di male?».
Infatti, l'importante è far ridere. Il problema sorge
quando il beffato reagisce a suon di carta bollata.
Il caso più citato è ovviamente quello di Violanti,
l'imitatore in forza a Radio Dimensione Suono che, tra gli
altri, doppia Santoro. Che all'ennesima telefonata fatta a
suo nome (e con il suo tono di voce) è andato su tutte
le furie e lo ha formalmente diffidato dal proseguire. «La
sfera personale deve essere inviolabile». Ha commentato
in apertura dell'ultima puntata di «Annozero»,
specificando di non essere contrario all'imitazione, ma all'uso
che l'attore ne faceva chiamando al telefono politici e ministeri.
«Capita talvolta che le vittime degli scherzi radiofonici
s'arrabbino», conferma Sergio Sironi, che imperversa
su Radio 101 con La carica dei 101. Due settimane fa è
finito anche lui sui giornali per uno scherzo, a quanto pare
ben riuscito, ai danni del sindaco di Venezia Massimo Cacciari,
interpellato da un finto ministro delle Attività Culturali
Sandro Bondi che perorava la (fasulla) candidatura di Carlo
Rossella al vertice della Biennale: «E il bello è
stato che Cacciari non ha detto no, ma calmo calmo ha specificato:
"Adesso dovrò arrabbiarmi", come se stesse
partecipando a un gioco di ruolo».
In precedenza Sironi-Bondi aveva preso in giro Lapo Elkann
coinvolgendolo in un inesistente programma ministeriale rivolto
ai giovani: «E per lo spregiudicato Lapo — chiosa
Sironi — la cosa sembrava normalissima. Forse la gente
si prende troppo sul serio». In un caso si è
addirittura finiti davanti al giudice. È toccato a
Claudio Lauretta che su Radiomontecarlo partecipa a Caffellattenews.
«All'epoca, nel 2006, lavoravo a Marchette con Chiambretti.
Fingendomi Adriano Celentano chiamai il direttore di Chi Alfonso
Signorini per lamentarmi di un servizio. E il giornalista
ci cascò in pieno. Naturalmente poi non se la prese,
ma il molleggiato sì: mi ha querelato per diffamazione.
Una vicenda assurda da cui per fortuna sono uscito, solo qualche
giorno fa, con una piena assoluzione. Per fortuna i giudici
riconoscono ancora il diritto di satira». Bisogna saper
stare allo scherzo: «Anche nel caso di Joe Violanti
che conosco e stimo», chiosa Marco Baldini, «non
capisco proprio perché Santoro abbia reagito così.
Del resto basta dire: è uno scherzo, e tutto finisce
lì».
Antonio
Castaldo (dal Corriere della Sera)
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