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12 novembre 2008

Nel prendere a prestito un articolo del corriere della sera non pensavamo di turbare la suscettibilità di nessuno, né tanto meno di offendere il Professor Allievi, che ci ha scritto e di cui pubblichiamo la lettera per correttezza di cronaca e sicuri che questa decisione non possa che essere approvabile.

La redazione

Spettabile redazione,

a seguito di uno di quei giochi di link che fanno il fascino di
internet, ho trovato sul sito di ideeradio un articolo di M.A. Calabrò,
pubblicato sul Corriere, che mi concerne.
Vi allego pertanto la lettera al direttore che ho inviato al settimanale
'Tempi', da cui la notizia ha origine.

Caro Direttore,

leggo nell'articolo "Frequenze pericolose" di Rodolfo Casadei,
pubblicato sullo scorso numero di /Tempi/, un elenco di intellettuali
additati al pubblico ludibrio come "quinte colonne", niente di meno, del
regime iraniano. Tra di essi, il sottoscritto. La causa? Aver rilasciato
interviste -- nel mio caso, una -- all'edizione italiana della radio
iraniana.

Comincio da ciò che mi riguarda. Vengo messo in un elenco di persone --
alcune che stimo, altre per nulla -- alle quali si imputano opinioni
diverse e talora discutibili. A me non si imputa nulla, di contenuti, e
ne ringrazio l'autore. /Et pour cause/. In effetti non c'è nulla da
imputarmi. Grazie a Dio, nel sito della radio, cui l'articolo fa
riferimento, c'è anche l'audio dell'intervista stessa, oltre a una
trascrizione un po' zoppicante: essa, a partire dal mio ultimo libro
(/Le trappole dell'immaginario: islam e occidente/) si incentra appunto
sugli immaginari reciproci, e gli stereotipi che circolano, insistendo
più volte sulle responsabilità di entrambi i 'contendenti'. Spero che
qualche lettore abbia fatto il lodevole sforzo di andare alla fonte:
avrebbe trovato esattamente gli stessi concetti e le stesse frasi che
avrei potuto pronunciare all'interno di una parrocchia, sul medesimo tema.

Tuttavia il procedere dell'articolo è allusivo: laddove per esempio nota
che taluni, tra cui il sottoscritto, "sono talmente apprezzati che la
loro foto campeggia nell'homepage del sito internet della radio",
insinuando chissà quale grado di complicità. Sono andato a vedere, visto
che non ero mai entrato in quel sito: ce ne sono addirittura due, di
foto mie, prese da internet -- una di esse è tratta da una conferenza
che ho tenuto ad Oxford, l'altra non ricordo. Ma allora perché insinuare
che siamo, tutti, italiani che si prestano "a legittimare la propaganda
dei media di regime iraniani?"

Rilasciare una intervista significa legittimare alcunché? Nella mia vita
di studioso sono stato intervistato da media cattolici (/Avvenire,
Famiglia Cristiana, Jesus, Radio Vaticana/, le radio del circuito
Marconi, ecc.), di destra (vado a memoria: /Il Secolo, L'Opinione, Il
Giornale/), di sinistra (/L'Unità, Il Manifesto, Liberazione/), da
quotidiani nazionali con posizioni diverse (/La Repubblica//, Il
Corriere della Sera, La Stampa/, ecc.), da quotidiani regionali e locali
di mezza Italia, e, spesso, anche da media stranieri (dalla /BBC/ al
/Chicago Tribune/, dal /Christian Science Monitor /a quotidiani
scandinavi, germanici, francofoni) fino a media arabi (tra cui la
terribile /Al-Jazeera/) e, sì, anche dalla radio iraniana. Cosa c'è di
scandaloso? Significa condividere i presupposti ideologici di tutti, il
loro linguaggio, le loro polemiche? Se fosse così, già solo con i
giornali politici italiani avrei qualche problema di schizofrenia... Lo
stesso per le relazioni a convegni: ho partecipato a convegni su
entrambe le sponde di conflitti drammatici (in Egitto e in Israele, ad
esempio) o organizzati da soggetti tra loro occasionalmente in conflitto
(cristiani e musulmani, laici e cattolici, destra e sinistra...): dove
comincia la legittimazione?

Infine, ed è il problema più serio. Quando vedo un intellettuale
israeliano che rilascia un'intervista a un giornale palestinese, o
viceversa, non penso che si presti a legittimare la propaganda del
nemico (anche se è un'accusa antica quanto frequente): penso che ha
fatto bene, anzi benissimo (il discrimine semmai è su cosa dice,
naturalmente, sull'intelligenza o la fondatezza delle argomentazioni).
Penso che il fatto, in sé, non sia riprovevole: al contrario...

Se questo è vero per due persone che appartengono a paesi in guerra, a
maggior ragione dovrebbe esserlo per chi in guerra non è. E mi pare sia
il caso dell'Italia e dell'Iran: nonostante le assai riprovevoli
posizioni del presidente di quel paese, ad esempio su Israele.

E' sempre pericoloso assumere, in queste cose, una logica militaresca,
fatta di accuse di tradimento e di intelligenza con il nemico. La
militarizzazione della cultura non è nell'interesse di nessuno.

Poi, sono d'accordo con Casadei, alcune delle opinioni riportate non
sono per nulla condivisibili, e magari francamente stupide. Ma le stesse
persone le hanno pronunciate anche su media italiani: e il loro valore,
o disvalore, è lo stesso. E' il messaggio quello da criticare: non il medium

Cordialmente

Stefano Allievi


IDEERADIO è un progetto di Francesco Anzalone per ARTICOLO 21