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05 ottobre 2008
Radio Labs, il blog tecnologico della BBC ha
mantenuto la promessa e ha cominciato a pubblicare i contributi
degli studiosi universitari che hanno in questi mesi analizzato
gli spazi di relazione su Internet e altri mezzi tra l'ente
pubblico britannico e i suoi ascoltatori. Finora sono apparsi
quelli dedicati ai forum di discussione e a una comunità
di "fan" di un celebre programma musicale mattutino
Wake up to Wogan (la trasmissione culto celebrata dal sito
www.togs.org).
Gli esiti hanno risvolti quasi sorprendenti. Lo studio sui
forum rivela, a parere della ricercatrice Bethany Klein, una
comunità che vede la discussione online come una forma
di comunicazione sociale e interazione tra ascoltatori, e
si dice apertamente scettica sulla possibilità di influire
davvero sui programmi. Questo è un punto su cui i responsabili
della programmazione della BBC dovrebbero intervenire.
L'altro studio, di Matt Hills, scopre che i presunti "fan"
di un programma radiofonico che intorno a questo programma
costruiscono un intero social network autonomo, indipendente
dalla BBC, non si ritengono "veramente" dei fan.
Anche loro sono lì per discutere tra loro, spesso di
tutt'altri argomenti.
Volendo citare un singolo estratto di due post molto lunghi,
che vi invito a consultare direttamente, ho scelto questo
passaggio che mi sembra estremamente significativo. Notate
che Hills non utilizza un termine anglosassone ricorrente
quando si parla di ascolto, di "valore" dell'audience.
Invece di parlare di mindscape, paesaggio mentale, Hills dice
"heartlands", i territori del cuore (e, se posso
permettermi un piccolo salto ermeneutico, in qualche modo
anche i territori della memoria, perché in inglese
imparare a memoria si dice "by heart").
Sono ascoltatori nuovi, quelli che si servono di Internet
per aggregarsi intorno al brand di un programma radiofonico,
ci dice Matt Hills. Che non "discutono" di un programma,
lo "vivono". Non sono una audience troppo legata,
"dipendente" dal programma, ma si identificano nelle
qualità di quel programma e le ri-creano a modo loro.
Non sono ascoltatori ma coautori. Un modo per proiettare "oltre"
la programmazione della radio. Come in un rimbalzo propagativo
ionosferico, le voci, le qualità della radio, rimbalzano
sul terreno del cuore degli ascoltatori e finiscono per raggiungere
altri cuori, altri sentimenti.
Che bello quando la discussione sul nostro beneamato medium
arriva a questi livelli di intelligenza, partecipazione e
delicatezza.
[...] And why weren't TOGs "fans"? Well, because
they didn't talk about STW and WUTW at togs.org. In fact,
ultra-rare mentions of "Terry" were greeted with
knowing responses of "Who?" 'Fans' are supposedly
dependent audiences; TOGs happily display their autonomy from
any one "brand."
But then the BBC's not a commercial broadcaster. It wants
to serve different audiences. Distinctively. The TOGs, we
suggest, are the BBC's 'heartlands audience 2.0.' An older,
middle-class audience who trust and value the Beeb, and talk
about a lot of its output, even if not WUTW, but who are also
socially-networked just like those trendy young things. By
not fully keeping pace with the online migration of this audience,
the BBC is missing out on opportunities to support much more
than just brand extension online.
Because although the TOGs don't talk about WUTW, they live
it. The radio show banters and refuses to take life too seriously
- that's the TOGs. The radio show involves invented names,
wordplay and jazz-master-level improvisation of the chattering
class - the TOGs do all that too. But they're not a dependent
audience; they're co-creating, building their online identities
through qualities in the show they (mostly) love.
(radiopassioni.it)
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