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16 novembre 2007
Mai niente fu più profetico nei confronti dei mezzi di diffusione via etere. Il motivetto cantato dai “Buggles”, musicalmente, ancora tutto sommato attuale, non usava mezzi termini per definire quanto fosse da evitare già la televisione di allora… ed era il 1979.
L’elenco di programmi televisivi che vengono proposti senza remora ne morale alcuna ma solo ed esclusivamente in virtù del dio pubblicitario, è purtroppo molto lungo e non sembra conoscere ostacoli al suo imperturbabile… cammino.
E a nulla servono le critiche sempre più marcate di personaggi e testate e… anche di qualche politico (ma di questi, è bene non fidarsi fino in fondo), che autorevolmente tuonano contro certa dilagante televisione.
Alla fine, anche nei confronti della musica, la febbre dell’immagine e della dialettica da video-clip, ha contribuito e credo che purtroppo non smetterà di contribuire, ad un abbassamento non secondario della qualità di produzione della musica.
Oggi non conta più avere una buona canzone, conta avere un bel video da vedere.
Come se la musica, prima che per gli occhi, non fosse stata creata (così… proprio per esigenze naturali), per gli orecchi.
Così, tutto quello che può “scioccare” diviene l’elemento prioritario rispetto ai contenuti; che sia il sesso piuttosto che la violenza o altro, l’importante è che colpisca non per quello che si può ascoltare ma per ciò che si può vedere.
Qualche tempo fa, il gestore di un importante studio di registrazione romano, mi chiama e mi chiede se sono disponibile ad ascoltare un gruppo di giovani ragazzi. Vado, lui me li presenta e questi nel momento in cui vorrei apprestarmi ad ascoltare i loro brani… tirano fuori un computer portatile e si accingono a farmi vedere il loro video.
Li blocco subito e gli dico: “No, non voglio vedere il vostro video, voglio sentire prima il pezzo e poi, caso mai, posso anche vedere il video…”.
Ma loro insistono e cominciano a decantarmi che hanno un gran bel video… C’è un po’ di tira e molla poi riesco finalmente a zittirli. Li saluto ad uno ad uno e me ne vado senza aver visto ne il loro video ne aver ascoltato, volutamente, il loro brano!
Non mi interessa se possono essersela presa… mi dispiace per loro ma il punto di partenza ritengo sia più importante di tutto… e partire da quello che potrebbe essere un “concetto” finale, mi pare assolutamente sbagliato.
Chissà se l’avranno capito!?
La colpa però non è tutta completamente loro ma di questa televisione di oggi… così come dei computer… E’ praticamente sotto gli occhi di tutti che, sempre di più, si realizzano canzoni non per le canzoni stesse ma per i video delle canzoni. E così, anche, sempre di più i suoni sono quelli usciti da qualche strano programma per computer tanto che, per qualcuno, basta riuscire a fare una ritmica e un bel “tappeto” con il pc per sentirsi già pronti per conquistare il mercato… tanto poi magari con un bel video!!!
Certo che i video si sono sempre fatti… pensiamo alle canzoni dei film in bianco e nero… ai successivi film a colori con gli urlatori e le storie ambientate sulla spiaggia… ai primi video-clip degli anni ’60 quando, proprio in quegli stessi anni nasceva (senza ottenere però un grande successo), uno strano tipo di ju-box che faceva vedere, oltre che ascoltare, le canzoni con appositi filmati girati dagli stessi interpreti.
Allora potremmo dire… nulla di nuovo sotto il sole, se non che la diffusione degli apparecchi televisivi ha inesorabilmente mutato il rapporto con chi la produce e anche con chi produce musica.
In tutto questo anche chi fa radio, purtroppo, spesso si lascia prendere la mano o soggiogare dall’influenza dei successi (sempre più veloci e poco più che momentanei), dettati dalle scalette dei canali televisivi specializzati.
La realtà produttiva musicale così connessa alla programmazione televisiva fa si che, per lo più, una canzone esiste solo se viene vista in televisione e, soprattutto ed inevitabilmente, se viene messa in onda tante volte… ma si smarrisce del tutto la percezione del perché di un eventuale successo. Diviene tale per la canzone in se o perché ha (e non è), un gran video…
Ecco forse spiegato perché finiamo con il non distinguere più le canzoni l’una dall’altra. Spesso restano tutte in sottofondo, non ci si accorge dove finisce una e dove comincia un’altra. Oppure, è sparata a tutto volume per ubriacarti, per intontirti, per allontanarti… e basta.
E’ normale quindi che finisce con il non avere più importanza quello che si dice o si vuol dire con una canzone.
C’è in questi giorni in circolazione il video di una bellissima canzone… è quello di “Sognami” di Biagio Antonacci. Brano di una semplicità estrema: chitarre, voce e… una semplice fisarmonica. Quanti si sono veramente accorti della poesia che sta nelle parole e tra le righe del testo e perché… pur essendo musicalmente così quasi scontata, gli si va dietro a ricantarla istintivamente. Il video che l’accompagna è una necessaria scusa per metterla in onda… non c’è un fotogramma che descriva adeguatamente l’intensità di questo brano.
Forse perché non si poteva o non si voleva togliere nulla alla canzone in se.
Sono sicuro che Antonacci, quando l’ha scritta, non ha pensato al video. Al massimo ha pensato a cosa avrebbero potuto immaginare gli occhi chiusi (o aperti), attraverso la percezione… degli orecchi.
“Sognami se nevica, sognami sono nuvola. Sono il tempo che consola, sono dove vai…”
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